Il volto femminile del mito

Un viaggio tra le eroine di ieri e di oggi: il direttore artistico Marco Prosperini racconta Heroides una rassegna che restituisce al teatro il compito di interrogare il presente.
Partirà il 31 luglio la prima edizione di Heroides. Donne che svelano la fragilità degli eroi, una rassegna che mette in evidenza le eroine della storia. A parlare di questa nuova rassegna che si svolgerà al Santuario di Ercole Vincitore di Tivoli, il direttore artistico Marco Prosperini che ha illustrato il lavoro svolto per portare avanti un’iniziativa complessa, portando in scena spettacoli intensi e ottimi interpreti, oltre ad una sezione, Certamen, dedicata agli under 35. Tra gli interpreti che saliranno sul palco di questa kermesse ci sono (in ordine di serata) Silvia Siravo, Marco Benvenuto, David Paryla, Giuseppe Pambieri, Micol Pambieri, Paola Quattrini, Andrea Tidona, Marco Prosperini.
Il 31 luglio, nella splendida cornice di Tivoli, parte la prima edizione di Heroides. Donne che svelano la fragilità degli eroi. Come nasce l’idea di dedicare una rassegna alle donne, non solo antiche, le cui gesta sono molto note, ma anche a donne coraggiose che hanno vissuto al tempo dell’arcivescovo di Canterbury?
Diciamo che l’idea nasce principalmente dal fatto che sentivamo il bisogno di raccontare un passato che continua a parlare al presente. La tragedia antica va considerata come specchio del presente che, attraverso il mito, interroga l’inquietudine del nostro tempo. Chi meglio poteva farlo se non l’archetipo della figura femminile che è accostata all’eroe in tutte le sue accezioni, ma che dell’eroe svela la fragilità?
Questa è una caratteristica tipicamente femminile: quella di riuscire a capire i segreti più profondi del cuore umano, portando allo scoperto i sentimenti anche di chi è celato dietro la corazza del potere, in questo caso degli eroi che, comunque, sono molto fragili, soprattutto quando si vanno a confrontare con l’intelligenza e la sensibilità femminile. E ciò accade sia per le donne delle tragedie greche, chiamiamole appunto antiche, ma forse ancor di più per le donne più vicine a noi.
Non a caso parleremo delle donne de I De Broc, spettacolo che racconta la storia dell’assassinio dell’arcivescovo di Canterbury, con i vari risvolti che sicuramente potranno essere accattivanti per il pubblico. In entrambi i casi, comunque, sia nell’antichità sia nella nostra realtà più vicina, il denominatore comune resta sempre lo stesso: il coraggio. Un coraggio che le donne hanno e che spesso gli uomini si sognano. Per questo mi piace sempre fare una constatazione storica di duemila anni fa. In fondo, se ci pensiamo bene, accanto a Cristo crocifisso e poi risorto c’erano solamente le donne; gli uomini erano tutti scappati.
Cosa accomuna queste figure femminili nella storia e nel tempo?
Le accomuna, come dicevo prima, il coraggio, la forza, la sensibilità, l’intelligenza… In fondo, queste eroine hanno dimostrato di essere, al tempo stesso, lungimiranti e non solo coraggiose. Questo è il comune denominatore che caratterizza la loro straordinaria e profonda natura femminile.
Di alcune, penso ad Antigone e Medea, sono presenti molti spettacoli e rielaborazioni dei testi originali; di altre, invece, si conosce molto meno. Eppure la figura femminile è sempre al centro delle vicende umane, ma mai realmente valorizzata nella vita reale. Perché esiste un paradosso così grande?
Sì, è vero! Sono al centro delle vicende umane, ma non della vita reale, e lo sono non solo dal punto di vista culturale, ma anche storico.
Ed è un mistero il perché ciò avvenga, è un paradosso. Ma se poi andiamo a studiare meglio, più in profondità, ci accorgiamo che spesso è solo una forma mentis che scaturisce dai comportamenti dell’essere umano, nello specifico dell’uomo, inteso come maschio, che, dal punto di vista politico e sociale, sente di dover prevalere.
Nella realtà di tutti i giorni ci accorgiamo, molte volte, che per un uomo è molto difficile stare accanto a una donna intelligente, perché il confronto, a volte, diventa spietato. Io, invece, credo che questo rappresenti un valore aggiunto; infatti, avere accanto una grande donna, per dirla come recita il detto, aiuta gli uomini a diventare grandi.
Eroine che accompagnano la vita. Chi erano gli eroi di un tempo e chi sono gli eroi di oggi? Cosa è cambiato?
Gli eroi di un tempo, gli eroi di oggi… Come definirli tali dipende anche dall’educazione che uno ha ricevuto, dalla famiglia in cui è cresciuto e dal modo in cui è vissuto. Per ognuno l’eroe è qualcosa di molto particolare: ci si identifica con figure diverse, l’eroe che viene dallo sport, oppure quello che nasce dall’impegno sociale, o ancora l’eroe protagonista di una grande battaglia, o colui che compie cose straordinarie dal punto di vista culturale.
Quindi gli eroi sono tanti, infiniti, perché spesso la scelta culturale, sociale e filosofica porta a qualcosa che è indotto dal proprio status, in poche parole da dove si viene.
In pratica, quindi, è molto soggettivo scegliere il proprio eroe. Poi, però, ci sono gli eroi che vanno al di là della soggettività: sono eroi oggettivi, indiscutibili, che la storia ci consegna. E non solo quelli che conosciamo attraverso le tragedie greche, ma anche quelli della vita quotidiana del passato, che dall’antichità sono giunti fino a noi, oppure quelli dei tempi più recenti.
Credo che oggi, soprattutto per i giovani, il concetto di eroe sia molto diverso da quello che avevamo noi cinquant’anni fa, ma è normale che sia così. La vita, la società, il modo di pensare si evolve e nuove figure di eroi si aggiungono a quelle del passato, talvolta sostituendole o cancellandole. In questi casi, spesso, si creano anche falsi eroi, come accade con i falsi miti; per questo è molto più complesso, per le nuove generazioni, riuscire a distinguere bene le cose.
Accenno a questo anche per un’iniziativa molto interessante che accompagna la rassegna Heroides, e cioè il concorso dal tema centrale “La figura dell’eroe”, dove attori e compagnie under 35 saranno invitati a presentare pillole di eroi classici o contemporanei. Cosa si aspetta da questa sezione particolare della rassegna?
Io credo che il Certamen sia una grande occasione per una serie di motivi. Il primo è il luogo dove verrà realizzato: farlo proprio nello stesso identico luogo che, duemila anni fa, fu protagonista di un certamen, allora dei mimi, oggi degli attori. In secondo luogo, per i giovani under 35 è un’occasione per cimentarsi, per mettersi alla prova, per sperimentarsi. In fondo anche questo è un modo per insegnare il coraggio di buttarsi nella mischia, rischiando molto e mi aspetto che i giovani comprendano veramente questa opportunità. Dalle domande presentate penso che lo abbiano compreso fino in fondo.
Io spero molto nelle nuove generazioni teatrali e attoriali, nel futuro del nostro spettacolo e della nostra cultura teatrale. Come Fondazione Teatro di Roma crediamo molto nei giovani e, non a caso, il laboratorio di formazione professionale e di specializzazione funziona molto bene e continuiamo a lavorare in questa direzione.
Sicuramente una spinta in più ci sarà con la riapertura del Teatro Valle, che diventerà il luogo della drammaturgia contemporanea, così come il Teatro India, sarà il teatro della sperimentazione, dove sarà consentito ai giovani di cimentarsi e di mettersi alla prova. Mi aspetto, quindi, che il Certamen degli attori diventi, negli anni, qualcosa di stabile, concreto e duraturo.
Torniamo a parlare di Heroides e dei cinque spettacoli che saranno interpretati da grandi protagonisti del teatro. Da direttore artistico, come è avvenuta la scelta degli spettacoli portati in scena, che rappresentano tutti figure classiche, tranne l’ultimo, I De Broc?
Obiettivamente non è facile caratterizzare un luogo straordinario come il teatro antico del Santuario di Ercole Vincitore, sia per la sua importanza archeologica sia per la sua sacralità storica. Abbiamo quindi cercato di inserire la qualità artistica degli spettacoli e dei protagonisti all’interno di quest’altra grande qualità monumentale e architettonica di questo straordinario sito.
Un connubio importante ha caratterizzato le nostre scelte culturali e qualitative, sia dal punto di vista degli spettacoli sia dei protagonisti. Per questo abbiamo voluto coinvolgere la Fondazione Teatro di Roma all’interno del Certamen. Per noi rappresenta una grande garanzia di qualità e di spessore, lo stesso spessore che abbiamo voluto proporre in una rassegna che dura praticamente solo sette giorni, esclusa l’appendice del Certamen.
Credo che non bisogna mai farsi sopraffare dal mito. Bisogna averne grande rispetto, sì, ma non deve diventare un impedimento; al contrario deve essere un incentivo, una spinta in più per rendere il mito davvero fruibile, perché spesso è proprio il mito a spaventare.

L’ultimo spettacolo è interpretato da lei e diretto da Luca Simonelli. Una storia medievale, ma, come i classici, attuale. Come l’ha vissuta lei, da attore e poi da direttore artistico?
Con I De Broc abbiamo voluto raccontare lo sfaldamento di una famiglia nobile inglese ai tempi di Tommaso Becket, coinvolta nel famoso assassinio di quest’ultimo. Una storia al femminile che ha come protagoniste le donne sottomesse da ser Robert de Broc e che si ribellano a lui uccidendolo: una storia dalle tinte forti che, per trama e intreccio, si accosta molto alla tragedia greca.
Abbiamo voluto fare questa scelta anche per diversificare l’offerta, inserendo questo spettacolo molto particolare, interpretato da tredici attori, dove l’atto finale di ribellione richiama moltissimo le tragedie umane che le eroine greche vivevano, diventandone protagoniste.
Come attore è sempre bellissimo poter far parte di un cast importante e soprattutto ampio. Oggi non è consuetudine andare a teatro e vedere spettacoli con un numero così elevato di interpreti. Sicuramente è una proposta che spero il pubblico accoglierà favorevolmente e, come direttore artistico, ne sarei estremamente felice.
La bellezza della rassegna sarà anche la location: il Santuario di Ercole Vincitore, a Tivoli; il teatro che si sposta con decisione in periferia. Cosa si aspetta da questa iniziativa e da questo grande lavoro?
Sulla location abbiamo già detto quanto lo scenario sia unico e come trasporti lo spettatore in un passato che non sembra mai essere andato via. Nella mia esperienza ho sempre trovato questi luoghi, che poi diventano anche luoghi della memoria, dei contenitori e delle scatole del tempo, dove ci si ritrova immersi in una sensazione indescrivibile.
Tutti i teatri greci e romani che ci sono in Italia, ma anche quelli storici più antichi, per un attore diventano il luogo dell’anima, oltre che il luogo dell’arte teatrale. La vocazione naturale del teatro è sempre stata quella di spostarsi anche fuori dal centro, arrivando nelle periferie, e questo spostamento, quando avviene all’interno di siti straordinari come quello di Ercole Vincitore, fa sì che il gusto di esserci faccia “riacquistare” il senso profondo dell’arte drammatica.
Vorrei che il teatro antico di Ercole Vincitore diventasse un nuovo luogo di spettacolo e di cultura, con una propria peculiarità che lo distingua, come il Certamen degli attori, rendendolo unico. Sarebbe bello vedere, negli anni, una crescita esponenziale. Noi ce la metteremo tutta perché ciò avvenga e il coinvolgimento della Fondazione Teatro di Roma, quale garanzia di qualità e progettualità, va proprio in questa direzione.
Qual è la speranza che lei nutre per il teatro e per i giovani che possono viverlo da protagonisti o da semplici spettatori?
La mia speranza è che i giovani possano viverlo da protagonisti, come fruitori ma anche e soprattutto come “operatori” del teatro, nelle diverse discipline e nei diversi ambiti di competenza.
Investire sui giovani non è un dovere, ma un obbligo, se vogliamo scoprire nuovi talenti: registi, scrittori, autori e drammaturghi. Credo molto nei giovani di oggi: li trovo preparati, pronti e vogliosi, forse molto più di quanto lo fossimo noi. Dobbiamo quindi dare loro tutti i mezzi necessari per aiutarli a crescere e a formarsi in questo settore difficilissimo.
Stiamo facendo la nostra parte come Fondazione Teatro di Roma – Teatro Nazionale e continueremo a farla in collaborazione con il Ministero, con l’Istituto delle Villae di Tivoli e con chi vorrà abbracciare questo nostro progetto, ambizioso ma necessario, che accomuna tutti noi.
In tal senso, vorrei ringraziare l’Istituto delle Villae, il direttore Samonà e la dott.ssa Carbonara, la Fondazione Teatro di Roma, dal presidente Siciliano al direttore Roi e al direttore artistico De Fusco, la dott.ssa Elisabetta Scungio e tutti i collaboratori della Fondazione e dell’Ufficio Stampa che ci coadiuvano in questo evento.
Grazie e in bocca al lupo!
Grazie per l’in bocca al lupo! Viva il lupo!
Programma:
31 luglio 2026 ore 19
MEDEA Drammaturgia intorno ad una Famiglia allo sfascio
Da Euripide e Seneca Regia e Drammaturgia Nicasio Anzelmo
Con: Silvia Siravo Marco Benvenuto David Paryla
E Con Anna Lisa Amodio, Chiara Barbagallo, Davide Ingannamorte
Scene e Costumi Susanna Proietti Coreografie Barbara Cacciato Musiche Giovanni Zappalorto Organizzazione Rossella Compatangelo
Produzione CTM
1 agosto 2026 ore 19
ANTIGONE, CRONACHE DI UN TEATRO DI GUERRA nuova versione prima nazionale
Produzione CTM
Autori: Luca Simonelli, Giuseppe Pambieri
Regia Lia Tanzi
Con: Giuseppe Pambieri, Micol Pambieri e con (in ordine alfabetico) Fabrizio Apolloni, Elisabetta Arosio, Sara Carapellotti
Costumi Ilaria Buccella, Organizzazione Domenico Pantano
2 agosto 2026 ore 19
ECUBA
Produzione Generazioni Spettacolari
Autore: Euripide
Adattamento testo e regia Livio Galassi
Con: Paola Quattrini e con
(in ordine alfabetico) Sebastiano Colla, Nicolò Giacalone, Giorgia Guerra, Adele Masciello
Musiche Originali di Luciano Francisci e Stefano Conti
Scene Giovanni Nardi Costumi Rocre
Direzione di Palco Domitilla Schettini
7 agosto 2026 ore 19
IFIGENIA in AULIDE – nuova versione prima nazionale
Produzione compagnia ZERKALO
Autore: Euripide versione italiana di Fabrizio Sinisi
Regia Alessandro Machia
Con: Andrea Tidona e con (In ordina alfabetico)
Alessandra Fallucchi, Paolo Lorimer, Massimo Odierna, Carolina Vecchia.
Coro: Vanessa Guidolin, Nicole Matroianni, Lorenza Molina, Chiara Scià.
Musiche Originali Luciano Francisci e Stefano Conti Movimenti coreografici Fabrizio Federici
Scene Katia Titolo Costumi Sara Bianchi Suono Giorgio Bertinelli Luci Giuseppe Filipponio
Foto e grafica Manuela Giusto Organizzazione Sofia Chiappini
8 agosto 2026 ore 19
I DE BROC
Produzione TDO compagnia teatrale. Progetto speciale MIC anno 2025.
Autore Luca Simonelli
Regia Luca Simonelli
Con: Marco Prosperini e con (in ordine alfabetico)
Sara Carapellotti, Andrealuna Carapellotti, Ilaria Celani, Bernadette Incocciati, Francesca Orsatti, Nicole Pirazzi, Stefano Savone, Lorenzo Sileri, Alessio Talone, Giulia Talone, Anna Vari.
Scenografia Giovanni Nardi. Organizzazione Pino De Carolis.





