Intervista a due voci per l’Orchestra Ravvicinata del Terzo Tipo

Incontro con Federica Galletti e Checco Galtieri

Federica Galletti, docente corsi nazionali formazione Orff-Schulwerk, specializzata in pratiche inclusive e partecipate e Checco Galtieri, direttore Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia e curatore del libro Paesaggi Musicali dalla Palestina, ci hanno dedicato questa interessante intervista di approfondimento per quello che sarà un evento davvero imperdibile.

L’8 maggio, infatti, l’Orchestra Ravvicinata del Terzo Tipo torna all’Auditorium Parco della Musica con il concerto D(i)ritto al cuore. L’intervista contiene anche una riflessione oggi più che mai da sostenere e condividere con il progetto dedicato alla Palestina, Paesaggi Musicali della Palestina.

8 maggio 2026, D(i)ritto al cuore, Orchestra Ravvicinata del Terzo Tipo: un nuovo appuntamento con l’orchestra integrata senior più forte che ci sia! Cosa possiamo aspettarci da questo appuntamento?

Da questo concerto ci si può aspettare ancora un modo ulteriore di vivere la musica: con gioia, certo, ma anche con un senso di impegno che per noi resta fondamentale. Il tutto senza mai perdere il legame con lo spirito che ci ha fatto iniziare questo percorso molti anni fa e che continua a guidarci ancora oggi. Il titolo stesso suggerisce una presa di posizione, ma senza alcuna rigidità. La scaletta attraversa brani che hanno accompagnato stagioni di rivendicazione dei diritti, in cui la musica non si è limitata a raccontare ma ha anche preso parola, ha denunciato, a volte anche con ironia, le contraddizioni del proprio tempo.

Ne viene fuori un percorso compatto ma non monolitico, con arrangiamenti pensati perché la partecipazione sia reale e incida sulla resa. Non solo per chi ascolta, ma anche per chi è sul palco: i musicisti e le musiciste con disabilità non sono una presenza simbolica, ma suonano parti strutturali, indispensabili all’equilibrio del suono. Questo rende il lavoro più concreto, ma anche più vivo, capace di spostare continuamente il punto di vista.

Ci saranno momenti più tesi, quasi trattenuti, e altri in cui l’energia si apre e diventa più diretta, persino contagiosa. E poi ospiti d’eccezione: ritorni che danno continuità al percorso e nuove presenze che lo rimettono in movimento. Anche qui, continuità e aperture convivono senza diventare etichette.

Insomma, un concerto che non chiede solo di essere ascoltato, ma anche di essere attraversato, con un po’ di curiosità e con la voglia di lasciarsi sorprendere.

Perché avete voluto evidenziare la parola D(i)ritto?

Abbiamo scelto di mettere in evidenza “diritto” e “dritto” per tenere insieme due piani: ciò che spetta a tutte e tutti e il modo in cui decidiamo di muoverci per renderlo reale.

Molti diritti vengono percepiti come acquisiti, ma non lo sono allo stesso modo per chi ha meno visibilità o meno strumenti per farsi ascoltare. Vale su scala globale e anche qui, nel quotidiano. Alcuni diritti definiti “inalienabili” esistono perché qualcuno li ha rivendicati, difesi, costruiti nel tempo. Questa origine non è un dettaglio: ricorda che possono essere erosi se smettiamo di considerarli una responsabilità condivisa.

Tra questi c’è anche il diritto alla bellezza. Spesso viene trattato come secondario rispetto ai diritti civili, ma è una condizione che incide sull’accesso all’esperienza estetica, sulla possibilità di riconoscersi negli spazi, nelle immagini, nei linguaggi. Non è qualcosa che riguarda solo chi possiede competenze specialistiche o appartiene a un’élite culturale: riguarda chiunque.

“Dritto”, allora, indica la direzione: evitare scorciatoie, non fermarsi a risultati parziali, non delegare ad altri un processo che richiede partecipazione. Significa assumersi il compito di essere insieme parte attiva e parte consapevole di un percorso che punta a obiettivi concreti, senza accontentarsi di simboli.

La diversità non è un’eccezione da gestire, ma una condizione di partenza. Riconoscerla come tale riduce la distanza tra “noi” e ciò che viene percepito come altro. In questo senso, niente di ciò che è diverso dovrebbe risultare estraneo: è dentro il perimetro di ciò che ci riguarda.

Ph FABIO SOLDAINI

Il concetto racchiuso nella parola della quale abbiamo appena parlato mi fa pensare ad un altro preziosissimo progetto che avete dedicato alla Palestina: ce ne puoi brevemente parlare e dirci come possiamo sostenervi?

Quando il dramma di Gaza è esploso con la violenza che conosciamo, noi della comunità dei formatori dell’OSI (Orff-Schulwerk Italiano) ci siamo interrogati su come potevamo renderci utili. Occupandoci di didattica e pedagogia attiva, ci è sembrato naturale unire le forze: dieci colleghi da tutta Italia, dalla Sicilia al Piemonte, hanno collaborato per dare vita a un contributo concreto.

È nato così “Paesaggi Musicali dalla Palestina”, il primo volume della collana editoriale Fare per Capire, promossa dal “Polo di Formazione Continua” (che riunisce l’OSI, la rete internazionale Musica in Culla e la Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia).

Non si tratta di una semplice raccolta di canti e danze, ma di una serie di proposte didattiche pensate per i nidi, le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie italiane. Il nostro obiettivo è colmare un vuoto di materiali per i docenti, offrendo attività flessibili e rimodellabili. Vogliamo raccontare un’altra immagine della Palestina — fatta di bellezza, poesia e arte, di cui è ricca nonostante la sofferenza — per offrire alle nuove generazioni un’opportunità di crescita e confronto libera dai pregiudizi.

Come sostenerci: Abbiamo deciso di destinare l’intero compenso degli autori e una quota dei proventi della casa editrice (Gesualdo Edizioni) al Centro del Mosaico di Gerico, gestito da una ONLUS palestinese in collaborazione con la Custodia di Terra Santa.

Per approfondire:

Materiali e contenuti extra: Passaggi Musicali dalla Palestina

Acquisto del libro: Gesualdo Edizioni – Bookstore

Video e attività in classe: Playlist YouTube

Info sul progetto solidale: Mosaic Centre Jericho

Su cosa, oggi più che mai, è necessario dirigere l’impegno comune?

Viviamo in una fase storica che sembra premiare l’indifferenza e l’autocensura. Spesso si tende a equiparare il prendere posizione al “mettersi contro qualcuno”, dimenticando che esiste la possibilità — e il dovere — di schierarsi a favore dei più deboli. Troppo spesso questo impegno viene liquidato come divisivo o, peggio, ininfluente.

Noi sentiamo invece la necessità di fare uno sforzo per non lasciarci cambiare negativamente dal mondo, anche quando sembra impossibile influire sui grandi cambiamenti globali. È l’essenza della leggenda africana della “Parte del Colibrì”: fare ognuno la propria piccola parte arricchisce non solo la causa, ma anche il proprio percorso personale.

Anche a scuola si possono affrontare questioni delicate e drammatiche: non serve essere didascalici, basta trasformare questi temi in occasioni di crescita e di ricerca della verità.

Dobbiamo prendere il coraggio di utilizzare l’esempio racchiuso nella poesia Pensa agli altri dello scrittore Mamhoud Darwish che recita così…

“Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.

Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e di’: magari fossi una candela in mezzo al buio”.

Raffaella Ceres

Pedagogista, Dottore in Scienze dell’Educazione con Perfezionamento in Pedagogia Interculturale presso L’Università degli Studi Roma Tre. Socia del Coordinamento Nazionale Pedagogisti e Educatori (Co.N.P.Ed) è anche formatrice per i docenti presso il Centro Phronesis, ente accreditato al MIUR. Redattrice e collaboratrice in diverse webzine nazionali e ragionali, unisce la sua formazione umanistica ad un costante lavoro di ricerca e di approfondimento attraverso le forme d’arte teatrale, musicale e museale di matrice sperimentale. Ha conseguito nel 2019 il certificato 101 Analisi Transazionale. Nel 2020 ha terminato il percorso di formazione come Mentore presso IKairos e ha conseguito il Master in Didattiche e Strumenti innovativi – Dinamiche relazionali e Gestione del Burnout, presso Università degli Studi Niccolò Cusano. Ha seguito i laboratori e i percorsi di studio ufficiali sul Metodo Bruno Munari presso ABM (Associazione Bruno Munari). È socia del Circolo Legambiente e ha svolto attività in outdoor con lo stesso come supervisore e formatore. Pedagogista per il Sistema Giocalcio ideato e registrato da Gianluca Ripani. Supervisore familiare e tutor dell’apprendimento è ideatrice di un progetto laboratoriale e creativo originale: IL LABORATORiO DELLE iPOTESi ®.

Leggi anche