A teatro la follia di una killer in 14 – Wo(man)

La vita avvolta dalla follia di una serial killer, nel nuovo spettacolo 14 – Wo(man) scritto e diretto da Paolo Vanacore e interpretato da Carmen di Marzo

Sono tanti gli spettacoli che oggi parlano di donne e in questo periodo sono molti quelli che parlano di violenza sulle donne. In particolare a novembre il mese in cui ricorre la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in cui questo triste tema viene evidenziato e si ritorna a parlare con insistenza, almeno per un giorno, di lotta alla violenza sulle donne. Ma ci sono anche storie che posizionano la donna dall’altra parte della barricata. In fondo gli esseri umani non hanno caratteri standardizzati, può accadere, e non è raro, che la violenza sia espressa anche dal genere femminile, con la stessa forza e lo stesso sadismo degli uomini.

Non sempre, certo, ma non è impossibile. Un episodio che può essere preso ad esempio, è la storia di Joanna Dennehy, considerata una delle serial killer più pericolose e fredde d’Inghilterra, accusata di tre omicidi e due tentati omicidi. Nel suo agire e compiere questi misfatti, la Dennehy ha seguito lo stile maschile e per questo ha dimostrato una crudeltà maggiore, gestita anche da una personalità molto disturbata che ha meravigliato chi ha studiato e lavorato su questo caso.

Motivo per cui Paolo Vanacore ha scritto e diretto un testo teatrale 14 – Wo(man), interpretato da Carmen di Marzo, ispirato ad una figura femminile così diversa, così complicata da meritarsi l’attenzione dei media, degli studiosi e di chi si è trovato a fronteggiare una donna così concentrata sul cercare vendetta, piacere e/o solo soddisfazione da non avere limiti di sorta. Il testo di “14 woman” allude a questi fatti, presentando, però, una donna, Giovanna Denne (nome di fantasia) che presenta tutte le caratteristiche di un essere umano che cerca di migliorare la propria vita, alla ricerca di soddisfazioni, amore. Ma la sua è una ricerca particolare, poiché questi non sono simili a quelli ricercati dalla maggior parte delle persone. Se queste ultime, infatti, ricercano amore, attenzioni, evitando di buttarsi in situazioni altamente rischiose per sé stesse o per gli altri, non possiamo dimenticare che per una “piccola” parte, il discorso è diverso: qui prende piede l’io egoistico che sviluppa modi di agire molto più feroci e aggressivi.

La protagonista è una donna la cui solitudine ha avuto un effetto negativo sulla sua psiche. Ci sono momenti forse, ispirati alla famiglia, alla società in cui ha vissuto, in cui si vedono sprazzi di umanità, per poi essere spazzati via dall’io che vuole qualcosa in più, o meglio, lo pretende come dovuto. Un po’ come accade ai mafiosi, ai serial killer, che non sono del tutto immuni ai sentimenti positivi, perché hanno famiglia, affetti ai quali aggrapparsi, con i quali condividere la propria vita, per poi ritrovarsi ad eseguire i propri demoni.

Sulla scena l’interpretazione di Carmen Di Mario è intensa e decisa. Ci immerge nella vita di Giovanna Denne con il preciso intento di farci coinvolgere in una storia che, nonostante il dualismo, è capace di prenderci allo stomaco come nella testa, di farci riflettere sconvolgendo le nostre sensazioni e opinioni, di metterci a confronto con le nostre certezze. Un monito a guardarsi attorno, dove non sempre ci confrontiamo con situazioni totalmente contrapposte. Il tutto avviene attraverso un’interpretazione che segna tempi giusti tra voce e silenzio. La stessa attrice appare esausta dopo un’interpretazione così intensa, svuotata dalla tensione, dalla concentrazione e immedesimazione in un personaggio che richiede non solo forza mentale, ma anche fisica, per poter arrivare allo spettatore.

Attenta è anche la regia, con quadri ben diretti e successivi che si alternano raccontando una storia che, anche con scarsi oggetti scenici, non si perde. È quel sapiente gioco di luci e ombre, di silenzi e parole che ci portano nella mente e nel pensiero della protagonista.

Lo spettacolo è accompagnato anche dalle musiche originali di Alessandro Panatteri e si avvale della consulenza tecnica per la messa in scena della criminologa Raffaella Bonsignori, che sottolinea quanto appare inspiegabile il comportamento della stessa killer: “Lo psicopatico è tendenzialmente in armonia con se stesso e ritiene di essere sempre nel giusto, percependo inadeguatezza nel comportamento altrui. In pratica, gli altri, con la loro inettitudine, con la loro debolezza, con la loro ammirazione, sono i veri colpevoli che lo portano al crimine”.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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