Battuage uno spettacolo fuori dagli schemi

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BATTUAGE

Spettacolo impegnativo e triste

Lo spettacolo “Battuage”, in scena al teatro Spazio Diamante, è sicuramente molto particolare; fuori dagli schemi del teatro più classico, lancia una provocazione su un aspetto che in molti non amano guardare, preferendo far finta di nulla, ignorando la realtà. Battuage è un termine coniato per definire i luoghi battuti da persone in cerca di rapporti occasionali, non per forza a pagamento, ma si intrecciano anche con questi.

I quattro attori sulla scena, tre uomini e una donna, interpretano otto personaggi che hanno a che vedere con quello che è il mondo del sesso, sia a pagamento che come piacere estremo. E come ci dice all’inizio, Salvatore, cioè Joele Anastasi autore e regista dello spettacolo, “Non tutto gira attorno ai soldi. Sono io che decido, io che voglio essere puttana. Gli altri pensano di fottermi, ma sono io che li fotto”. Nel monologo di Salvatore, nel suo sfogo, nelle lettere della mamma e alla mamma, esce fuori la cruda verità: voler essere guardati, ammirati, apparire, ma ritrovarsi poi ad essere solo un oggetto, qualcosa da usare, un senza anima.

Lì, in quella strada dove tutto inizia e finisce, troviamo anche una trans e un travestito, Ivan Castiglione ed Enrico Sortino che lottano tra loro per un pezzo di strada, per un cliente, per una percentuale, scoprendosi simili. Entrambe deluse, entrambe usate, entrambe sole e senza amore. Senza più l’amore, come nel caso della puttana di lusso venuta dalla Grecia, Federica Carruba Toscano, che verrà picchiata dal cliente e dai suoi protettori, perché cerca la sua compagna, Alexia, che non si trova più. Quella compagna che ha seguito per amore, quella che le ha giurato che in Italia una puttana di lusso faceva la bella vita e invece ora si ritrova sola. Troviamo poi, l’uomo qualunque che si vergogna di come è, e di cosa prova e che cerca appagamento con lo sfruttamento dell’altro; la coppia che si promette amore eterno su basi sbagliate e, soprattutto, la voce della coscienza, giusta o sbagliata che sia, che mette in scena le tristezze, le meschinità e la brutalità degli uomini, e che ha alla base solo una gran solitudine che porta alla morte dei sentimenti e della vita.

La scenografia, ad opera di Giulio Villaggio, che ha curato anche i costumi, fa da specchio alla tristezza, all’atmosfera cupa e deprimente delle storie. Un interno di bagno pubblico maschile, con una fila di orinatoi, ombre, flash, buio.

Le vicende degli attori sono inoltre, sottolineate dalle musiche di Alberto Guarrasi.

Spettacolo impegnativo e triste. Lascia nello spettatore, quantomeno in alcuni di essi, un senso di fastidio, di ansia e malinconia. La sua particolarità lo rende soggettivo alla bellezza. Ci sono delle situazioni, in cui alcuni sentimenti, idee e concetti proposti, potrebbero essere mal interpretati e dar fastidio. Mi riferisco, ad esempio, al momento del matrimonio dove la sposa pensa: “Scopami, picchiami, voglio solo lavare e cucinare per te”.

Pensieri inopportuni, difficile pensare che esista ancora una donna che la pensi così e tra l’altro, parole pericolose per i tempi in cui viviamo, con una altissima percentuale di maltrattamenti verso le donne. Nonché il riferimento alla religione cristiana come veicolo di devianze date dai comandamenti. Nessuno è obbligato a seguirle se non vuole. Non puoi dare a loro la colpa.

Anche la recitazione forse è un po’ troppo urlata. Certo, i sentimenti descritti, sono forti, ma la loro crudezza, credo possa arrivare comunque anche con un tono più basso. Al di là di questo però, non posso che dire bene degli attori per la loro interpretazione: usando anche il proprio corpo come veicolo di recitazione, grazie ai costumi e al cambio di essi fatto in scena, si sono calati magnificamente nei più bui anfratti dell’animo umano.

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