Al Manzoni di Roma, in scena Il diario di Adamo ed Eva

Poco entusiasmante Adamo ed Eva nella versione di Fabio Ferrari al Manzoni di Roma

Al Teatro Manzoni di Roma in scena lo spettacolo I diari di Adamo ed Eva di Mark Twain, portato in scena da Fabio Ferrari e Danila Stalteri. Un testo che ripercorre in chiara ironica la conoscenza fra i primi esseri umani, Adamo ed Eva, appunto, al cospetto delle tante novità del creato: animali e piante. Ma ad essere analizzati, sotto l’occhio vigile dell’autore del testo, sono i rapporti tra uomini e donne, con i loro stereotipi e le tante diversità o affinità che rendono il testo attuale ieri come oggi.

Il lavoro di Twain nasce dalla composizione di due diari distinti, scritti seguendo quelle esperienze e citazioni che accompagnano i due sessi. Due differenti scritture che amalgamati e portati in scena dal drammaturgo americano provano a spiegare le tante differenze che si evidenziano tra i due sessi.

Il testo che Ferrario porta in scena a Roma ha dalla sua, piccoli aggiornamenti che rispecchiano situazioni moderne, cercando di attualizzarlo. Ma l’attore forse nel volersi spingere troppo oltre, su una drammaturgia portata e rivisitata tante volte non lascia adito a incertezze, così lo spettacolo, che potrebbe a inizio serata, apparire accattivante, si spegne in momenti molto precisi. Uno su tutti, le incertezze e incomprensioni sceniche fra i due attori, che, se da una parte non sono visibili, a un pubblico attento non sfuggono.

Quindi si può rimproverare la memoria dell’attrice, eppure aveva davanti un leggio e forse per questo la si può rimproverare di più. Altro fattore negativo da sottolineare è la poca “professionalità” nel mondo della prosa, dell’utilizzo del leggio in scena, dal quale gli attori, se proprio devono tenerlo, non dovrebbero essere concentrati sullo stesso poiché, in questo secondo caso, non si parla di spettacolo ma di lettura, com’è giusto che sia.

Accanto agli attori, sul palco, anche due musicisti Andrea Loccia e Stefano Coco, sempre presenti a corollario della scena, ma poco nell’attività teatrale: perché utilizzare basi musicali se si hanno in scena due musicisti o viceversa? Per ciò che riguarda l’interpretazione appare spenta, imprecisa, ad un tratto i due attori partono insieme, ognuno con i suoi testi, e, non ascoltandosi, lasciano interdetti per alcuni secondi gli spettatori riscontrando la non sintonia sul palco. C’è un tentativo di modernizzare il testo, uno sforzo di abbattere la quarta parete e cercare di coinvolgere il pubblico, ma quest’ultimo riesce ad essere attratto solo in alcuni momenti dello stesso, dove comicità e ironia non possono proprio non essere vissuti.

Peccato per il testo, per gli attori e per lo spettacolo il quale a fine serata, meno di un’ora e mezza, lascia con l’amaro in bocca.

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Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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