Alessandro Salvatori e Veronica Milaneschi raccontano Believe It!

In scena al Teatro 7 la commedia brillante e irriverente di Roberta Skerl

Al Teatro 7 di Roma, da martedì 11 marzo al 30 marzo, in scena lo spettacolo Believe It! Credici di Roberta Skerl con Alessandro Salvatori e Veronica Milaneschi insieme a Pietro Becattini, Francesca Bruni Ercole, Gabriel Durastanti, Francesco Stella, per la regia di Vanessa Gasbarri, con la partecipazione di Lorenza Guerrieri.

Al centro della storia una famiglia italiana della periferia romana, con la loro continua ricerca di sopravvivenza tra le tante difficoltà della vita, una famiglia come tante, che qui viene raccontata con lo stile brillante e irriverente di Roberta Skerl. A parlare dello spettacolo gli attori protagonisti, Alessandro Salvatori e Veronica Milaneschi che ringrazio per essere qui, sulle pagine di CulturSocialArt.

Benvenuti. Lo spettacolo porta in scena una famiglia romana, un po’ strana. Quali sono le sue caratteristiche?

Veronica Milaneschi: Le caratteristiche di questa famiglia sono ben condite: come avere un tavolo da pranzo imbandito di tutte le portate! Roberta Skerl ha scritto un testo di grande sensibilità e apertura al mondo della periferia romana. Ci sono personaggi molto divertenti e con molte sfaccettature.

Alessandro Salvatori: Ciao Sissi, innanzitutto grazie per l’invito e un saluto ai tuoi lettori. Questa è una famiglia un po’ allargata, è composta dai due genitori, interpretati da me e Veronica Milaneschi, i due figli, Mirko e Serena interpretati da Gabriel Durastanti e Francesca Bruni Ercole, tutti ospiti a casa di nonna Elvira interpretata da Lorenza Guerrieri.

In questa storia subentra anche l’amico di Mirko, Tullio interpretato da Francesco Stella. Le caratteristiche sono quelle di una famiglia moderna degli anni 2000. In tv arriva un reality che si intitola, appunto, Believe It!, che tiene in ostaggio tutta questa famiglia, poi venendo al teatro capirete come.

I protagonisti Elia e Sara hanno 2 figli, Mirko e Serena, che rapporto hanno con loro?

V. M.: Elia e Sara, il personaggio che interpreto, hanno sviluppato un rapporto con i figli diverso tra loro, come in molte famiglie.

Elia, come tanti papà, stravede per la figlia femmina Serena, per lei prova un amore incredibile. Sara ovviamente ama sua figlia ma in maniera diversa: essendo molto protettiva potrebbe sembrare più distaccata con lei, è un amore meno manifesto rispetto a quello che mostra Elia.

Con Mirko sono tutti e due molto severi, lui prova a parlare con i genitori ma entrano sempre in contrasto.

A. S.: Il rapporto con i figli è un rapporto legato all’incomunicabilità, alla differenza d’età, di vedute, soprattutto per quanto riguarda la necessità di un riscatto. Questo è un tema centrale nello spettacolo che riguarda un po’ tutti i personaggi ma in particolare lo è per Mirko, perché nella storia si racconta che per colpa del figlio più grande, la famiglia si trova in una situazione delicata, ed è anche uno dei motivi per cui si trovano ospiti a casa di nonna Elvira.

Mentre il rapporto con Serena, la figlia più piccolina, che ha subito un trauma quando era molto più giovane, è legato alla necessità da parte dei genitori di farle spiccare il volo, di inserirla, alla loro maniera, all’interno della società, di quello che, secondo loro, è il percorso positivo della vita.

Nello spettacolo, ovviamente, questa situazione è mostrata in modo paradossale e solo venendo a teatro potrete sapere come.

Come vedono la vita i figli e quali sono le differenze di vedute dalla vostra?

V. M.: Quello che viene messo in scena è esattamente lo spaccato del divario generazionale che c’è tra ragazzi di vent’anni ed i loro genitori. Due mentalità diverse che si incontrano, che si scontrano ma anche che si ascoltano.

I reality sono uno degli argomenti dello spettacolo, o almeno una delle “distrazioni” del personaggio di Serena, come si vive oggi circondati da reality e dai social?

A. S.: I reality sono un elemento centrale in questo spettacolo proprio perché Believe It! è il titolo della trasmissione che tutta la famiglia guarda in tv, condotta da un improbabile dottore interpretato da Pietro Becattini, un personaggio molto divertente e grottesco che ha la capacità di catturare l’attenzione di Serena e di fagocitarla in quella realtà. È un po’ una metafora di ciò che ci accade quando ci sentiamo di affidare la nostra vita ad un elemento esterno, una fuga dalla risoluzione di noi stessi attraverso l’ossessione nel seguire la vita di altre persone. Oggi accade con i social e questa abitudine ormai ci ha un po’ rubato l’anima.

C’è una grande differenza tra realtà e illusione. Come viene vissuta oggi? C’è differenza tra le varie età?

V. M.: Viene vissuta a seconda dell’età: da giovani si è forse più fragili e si può essere più confusi e non scindere le cose. In ogni caso bastano delle piccole ferite, dei problemi da affrontare che ci fanno mostrare all’esterno quello che in realtà non siamo. I social sono la miglior espressione di questa differenza tra realtà e illusione.

A. S.: Le varie età fanno percepire questa differenza tra realtà e illusione in modo differente: Elvira, la nonna, è una donna molto pratica e concreta, come tutte le donne di quell’età mantengono il senso pratico del tempo in cui sono cresciute. Sara è per forza di cose ancorata ad una certa concretezza perché, suo malgrado, la sussistenza della famiglia è affidata a lei.

Elia, il mio personaggio, vive nel passato. A causa di un grave problema avuto tempo addietro è costretto a vivere di ricordi e non riesce a girare la chiave del motore per poter ripartire, si sta lasciando andare. Lo spettacolo è un po’ una riflessione a come si reagisce ai cortocircuiti della vita. Questo in scena viene reso a volte in maniera drammatica a volte in maniera divertente ed è questo il punto di forza del testo di Roberta Skerl.

Mirko invece ha un approccio più ideale, che non tiene conto delle difficoltà pratiche delle cose ed è incoscientemente eroico nella sua volontà di salvare la famiglia da un destino che sembra segnato. Mirko ha quindi la necessità di dimostrare agli altri di essere un elemento positivo e questo è il suo aspetto più concreto.

Si parla tanto anche dei sogni, quelli realizzati e quelli infranti. Come si vive con i sogni infranti? E con quelli realizzati? Quali sono quelli che ricordiamo maggiormente e in che modo?

V. M.: Per quanto mi riguarda ci sono stati dei sogni che non si sono realizzati in passato ma ne avevo talmente tanti che ho portato avanti quelli e cercato di realizzarli. Io sono metà romana e metà siciliana, in Sicilia c’è un detto che recita “u cavaddu bonu si viri a cursa longa” letteralmente “il cavallo buono di vede nella corsa lunga”. Il mio mestiere si può fare a tutte le età e quindi posso fare anche tanti ruoli che sogno di poter fare. Io ricordo maggiormente quelli che mi hanno dato sensazioni forti sia di benessere che di malessere. Sono una persona che sembra molto allegra ma faccio una tragedia per tutto e in questo io e Sara siamo simili.

A. S.: Qualcuno diceva: “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”. Quelli realizzati e quelli infranti credo abbiano lo stesso valore perché comunque sempre legati ad un momento di crescita. Per quanto mi riguarda i sogni realizzati sono un bel ricordo, quelli infranti mi hanno sempre aiutato a prendere una direzione. I grandi “no” della vita mi hanno aiutato a crescere. Io comunque vivo di un sogno realizzato perché fortunatamente riesco a vivere del mio lavoro che amo.

Qual è il vostro sogno personale? E quello professionale?

V. M.: Sono una gemelli quindi tante personalità con ognuna il suo sogno da realizzare. Sogno di vivere un po’ più leggera, di liberarmi da tanta rabbia che accumulo, soffro per le ingiustizie e per tutta questa aggressività che c’è nella gente. Il conflitto ci deve essere, è ciò che sta alla base del teatro per esempio, ma nella vita sogno un conflitto più garbato e meno violento.

Il mio sogno professionale è quello di poter continuare a fare questo lavoro con gioia, perché amo il teatro, non ci posso fare proprio niente, l’ho conosciuto da piccolissima e non riesco a farne a meno, quindi il mio sogno professionale è continuare, continuare, continuare.

A. S.: E’ una domanda molto complicata! Forse il sogno è di continuare a vivere in un sogno ma non voglio dare una risposta Marzulliana!

Grazie e in bocca al lupo!

V. M.: Crepi e viva il lupo!

A. S.: Grazie a te, vi aspettiamo dall’11 marzo al Teatro 7 con Believe It!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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