Pubblicato il: 3 Dicembre 2019

All’Elettra è andato in scena il racconto della Poesia

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il nostro essere è imbevuto di narrazione

Massimo Grasso, L’afona negligenza dei selciati, Fefe’ Editore. Alla presentazione erano presenti l’autore, Massimo Grasso, la curatrice della collana Tullia Ranieri, Leo Osslan e Steven Teixeira, Fefè editore.

Cinque Sezioni

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170 pagine

Sabato 30 novembre, al Teatro Elettra, in via Capo d’Africa, in un ambiente a misura d’arte, e in un’atmosfera crepuscolare, con luci soffuse, persone attente e parole misurate, protagonista è stato, e aggiungerei finalmente, il racconto della poesia. Sul palco la narrazione di ‘L’afona negligenza dei selciati’.

E già il titolo ci suggeriva che non sarebbe stata una presentazione chiassosa, ridondante, ma una passeggiata piacevole con un poeta, Massimo Grasso, di gran classe e due compagni di viaggio preparatissimi: Tullia Ranieri, curatrice della nuova collana di poesie Fra [m] enti – che nel numero 0 aveva portato in luce i versi di Amilcar Cabral, poeta e politico Guineense, venti poesie con testo a fronte – con il suo ‘Taglio obliquo’ e Leo Osslan (editore e creatore insieme a Steven Teixeira di questa collana) con ‘Allo specchio’.

Alla Ranieri, oltre alla conduzione ineccepibile del pomeriggio in poesia, dobbiamo una presentazione lunga ed accurata, (una quarantina di pagine iniziali), il taglio obliquo appunto, del poeta.

Attraverso un’intervista dettagliata e intima sulla vita, il lavoro, la nascita e lo sviluppo della poetica dell’autore, ci introduce con eleganza, senza strattoni o esaltazioni nella poesia di Massimo Grasso, nella sua infanzia, e nella sua famiglia, nella vita professionale e nel suo modo di guardare attraverso le emozioni gli oggetti e la quotidianità e trasformare il visibile, in versi eleganti e ricercati.

Le piccole cose diventano pneuma vitale.

E quel soffio energico e delicato arriva già dalla lettura ad alta voce della Ranieri, ma sarà certamente più dirompente nella lettura interiore, che fa di ‘certe’ poesie un’eco a valanga nella nostra anima.

Non a caso si è parlato della Narrazione Generativa, argomento a noi caro, ma dal quale nessuno si può considerare, esente. La natura umana, il nostro essere è imbevuto di narrazione. Cosa è più intrigante infatti di un racconto di una vita, di una storia fantastica, di un episodio particolare? Lo scrittore raccoglie tutte le vite e le rielabora giocando e penando con loro, quando sulla carta assumono una narrazione diversa, ma non meno intensa, anzi…

E ci sono storie, per fortuna, che ne generano altre e altre ancora, che solo la magia dell’ascolto umano e della fantasia sanno fare.

E Massimo Grasso, come ci racconta lui stesso – ma troverete tutto tra le pagine redatte dalla Ranieri – è grazie ai suoi nonni che viene stimolato ad interiorizzare e riutilizzare, forse purificate, o semplicemente rivisitate, le emozioni suscitate dal racconto orale. Non è un caso, se nella vita, svolge la maieutica dello psicologo clinico, della psicoterapia e dell’insegnamento.

Ascoltare, rielaborare e mettere in uno scrigno le emozioni, che proprio come nel teatro, non vanno mai perdute, e tornano, quando le cerchiamo o, come spesso accade ai poeti, quando loro, le emozioni, cercano la mano e la mente che possa dare una nuova manifestazione a quell’invisibile che ci fa gioire e soffrire, ai ricordi, alla malinconia.

E magari a quell’archeologia di parole così affascinante, alla quale l’autore fa riferimento. Quante frasi uguali, quanti richiami, voci, sono stati detti, ripetuti nel tempo e sono rimasti lì, nei nostri luoghi e luoghi di tanti altri, di chissà quanti prima di noi… niente si perde del tutto.

Ci siamo sentiti coinvolti in questa metafora della parola viva, che non si perde, e che in una raccolta di poesie, viene solo fermata, per consentirci poi di stratificare con la lettura le nostre parole legate ad altro, ma speculari.

Per questo e per mille altri motivi, primo fra tutti forse la capacità generativa di questa raccolta che ci suggerisce altre letture, e altre curiosità, vi consigliamo di leggerlo e naturalmente rileggerlo e rileggerlo…

Non dimenticate, prima e dopo la cura, di dare la massima attenzione alle pagine conclusive, ‘Allo specchio’, dell’editore Leo Osslan, che ci suggerisce con chiarezza, non solo una chiave, ma ‘la’ chiave che di porte ne può aprire infinite, e questa è la ricchezza che la scrittura può dare.

Viaggiare in mondi, città, luoghi concreti e della mente che ci sono sconosciuti solo prima di poggiare lo sguardo sulla pagina, che vengono suggeriti dalle labbra schiuse e dall’anima concentrata, questo poi, è vivere la poesia. E Massimo Grasso ci mette letteralmente la faccia, per scelta editoriale è vero, ma comunque è li, potete vederlo in copertina e nelle foto tra le pagine, tra le sue poesie senza titolo.

Azzardiamo…forse perché la poesia è per Grasso un tutt’uno, un monolito dal quale non si può estrapolare nulla, non c’è titolo, c’è una ripetizione, una sorta di eco sottovoce: la prima frase della poesia. Forse, e ci piace crederlo, quello è il primo ciottolo calpestato dal viandante.

Il bricoleur della parola, come lui stesso si definisce, sceglie, seleziona, studia ogni sillaba per arrivare all’essenza e noi, abbiamo l’opportunità di carpirla e appropriarcene con leggerezza. E questa leggerezza è la caratteristica della semplicità che nasconde, sempre, un grande lavoro di elaborazione.

Non possiamo che augurarci e augurarvi una buona lettura e rilettura.

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