Ammessa! Ammessa a pieni voti

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idonea ma non ammessa

Quando la realtà supera l’immaginazione

Giulia Guastella

“Idonea ma non ammessa”

Al cineteatro “L’Aura” di Roma è andata in scena una valanga energetica: una ragazza, un’attrice, una one woman show di soli ventidue anni, che mostrava con fierezza un’età scenica indefinibile, compressa nella sua ovviamente limitata esperienza, ma incredibilmente più, molto più matura.

Avevo intervistato Giulia Guastella qualche giorno prima e mi aveva incuriosito moltissimo perché portava in scena sé stessa, descriveva cose che le erano successe davvero, magari un po’ esagerandole, ma con un fondato ammiccamento nel reale e lo faceva, con il suo nome.

Mi sono chiesta “è audacemente narcisista dalla prima poppata, o ama esporsi e mettersi in discussione mostrando la faccia?”.

E così, rinunciando ad un altro impegno, che alla carta poteva sembrare palesemente più interessante… siamo andati a cercare questo piccolo teatro, nascosto alla vista, molto intimo e pieno di colore.

Per la verità c’ero già stata un po’ di tempo fa, ma le aspettative sembravano rendere tutto diverso.

Difficile essere e stare tranquilli quando si vuole toccare con mano le capacità di qualcuno…ogni volta mi dico: ma chi sei per poter giudicare? Ma chi vuole giudicare mi sono detta stavolta, e mi sono seduta tranquilla, ascoltando solo le parole e le emozioni che mi sono arrivate, e basta.

Giulia muove l’aria quando entra e questo la dice lunga. Chi fa e ama il teatro, riconosce l’odore e il movimento d’aria, sa di cosa parlo. Parla rapida e si veste e trasforma, balla, canta, salta, ride, interroga il pubblico con forza e decisione, esige risposte e le da. Ci spiega tutto sul suo cammino dalla Sicilia, a Milano, a Roma e poi di nuovo Palermo e quel “Tu no”, amaro, ma pieno di risorse, perché da ventidue anni, le risorse, se si vuole fare questo gioco serissimo nella vita, bisogna averle e tirarle fuori e battersi ogni sera sul palcoscenico e ogni giorno per fare meglio.

E Giulia me lo ha scritto di non sapere “qual è la strada giusta, ma di sapere che il palco è la sua casa”, e ieri nella sua casa c’erano Petrolini e Palazzeschi, c’erano Pierrot e le dive degli anni venti, c’era un innamorato falso e distruttore e c’era lei con tutti i suoi personaggi puri e leggibili, c’era “qualcosa” e lo ha dimostrato.

Non ultimo c’era il cellulare, tre, per l’esattezza, simulacro affettivo di tre persone importanti, esterno, prevedibile controllo per una ragazza responsabile e che un lavoro ce l’ha!

Ancora acerba? È probabile, ma parafrasando una canzone di De Gregori, sono certa che “la ragazza si farà” e alla poca esperienza fanno da leva la preparazione, la tenacia e la sensibilità.

Ieri sera, si è commossa alla fine dello spettacolo, e l’augurio più sincero che posso farle, è quello di non perdere mai questa opportunità di piangere dietro il suo bel sorriso.

Per me è ammessa, e ultimamente di one woman-man show ne sto vedendo molti, e bravi e sono tutti ammessi.

Non si fanno le cose da soli se non si ha fiducia in sé stessi, nelle proprie capacità e nella passione “ama, ama follemente, ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente.” (William Shakespeare. Romeo e Giulietta)

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