Pubblicato il: 12 Dicembre 2019

Andrea Trapani interpreta Baudelaire

In Teatrando con

La poesia è un atto viscerale

Al Teatro Torlonia di Roma è andato in scena uno spettacolo particolare e interessante per contenuti e racconto: “I poeti maledetti _ n.1 Io e Baudelaire. Who wants to live forever?”, un progetto di Biancofango, con Andrea Trapani, drammaturgia Francesca Macrì e Andrea Trapani, traduzione dal francese Francesca Macrì e Andrea Trapani, regia Francesca Macrì.

Abbiamo rivolto alcune domande ad Andrea Trapani, protagonista della pièce, per scoprire cosa si nasconde dietro un testo che racconta di poesia e di poeti considerati “maledetti”.

In questo spettacolo, che è il primo passo di una trilogia, si parla di Baudelaire, uno dei poeti maledetti. Cosa ha rappresentato e cosa rappresenta ancora oggi per te questo poeta?

Un poeta lo si conosce veramente quando per lungo tempo lo si è letto, masticato, attraversato, inglobato. Scegliere di tradurlo è stato un passo importante per me in questa direzione. È stata la possibilità di poter stare su di lui per davvero, di scoprirne la scrittura potentissima che una volta libera da un classicismo stereotipato può esplodere e arrivare fino allo stomaco.

Sono anni che amo questo poeta sempre ai margini della vita e sono orgoglioso di avergli finalmente dedicato un tempo lungo di studio e riflessione.

Cosa affascina i fruitori di poesie, dell’uomo e poeta Baudelaire? Chi resta legato al suo modo di scrivere?

Mi è piuttosto difficile rispondere. La poesia è un atto viscerale sia nell’atto del comporla che nell’atto del leggerla. Per certi versi credo che la sintesi delle immagini poetiche di Baudelaire sia capace di raggiungere chiunque, per altri credo che quella potenza, quella durezza, quella capacità di previsione dei tempi, possa affondare meglio in animi bisognosi di indagare la vita e gli esseri umani.

Aldo Nove, citato da te, diceva che la poesia era interessante perché breve, con un finale, cruda, vera. Cos’è per te la poesia?

Esattamente quello che è per Aldo Nove: non credo di poter usare parole migliori delle sue.

In scena un attore, il pianoforte e Baudelaire. Chi vince dei tre? O meglio, chi riesce a prevaricare?

Spero l’attore… altrimenti sarebbe un problema! Scherzi a parte, l’attore attraversa sul palcoscenico sia il pianoforte che Baudelaire, quindi più che vincere, dialoga con loro.

Di quanta poesia necessita l’uomo e che genere di poesia potrebbe risvegliare il suo animo?

Di molta, credo e spero, ma non entro nel merito del genere. Ognuno è libero di scegliere.

I poeti nascono tali o lo diventano con il tempo? E se lo diventano con il tempo, con la vita, cosa li aiuta nella loro trasformazione? 

Poeti si nasce e poi lo si diventa. C’è una forza oscura e antimaterica, che a me affascina enormemente e che nella nostra infanzia ci richiama verso un cammino preciso. Questo accade in particolare con le professioni artistiche. Ma nascere non basta: bisogna rispettare “la vocazione” e diventare quello per cui si è nati. Per farlo, bisogna studiare, nel senso più altro della parola ovviamente.

Grazie per aver risposto alle nostre domande.

Grazie mille a te, un abbraccio,

Andrea Trapani

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