Antonello Avallone è Lenny Bruce

Al Teatro Nino Manfredi va in scena Lenny ipotesi di un omicidio

Antonello Avallone interpreta e dirige lo spettacolo Lenny ipotesi di un omicidio, testo di Giuseppe Pavia, sulla vita e dipartita di Lenny Bruce, comico statunitense. Bruce, uomo capace di una comicità aperta e satirica, riuscì a far “innervosire” chi difendeva i principi etici e morali della famiglia media americana, facendone un bersaglio da abbattere. Nonostante i suoi detrattori, Bruce continuò per la sua strada, parlando di politica, religione e società sul palco senza paura, mentre nella sua vita privata continuò a seguire il suo stile di vita, come quando si innamorò e sposò la spogliarellista Honey Harlow.

A raccontare la sua storia, legata anche alla droga e alla sua morte violenta, è Antonello Avallone che sarà in scena al Teatro Nino Manfredi di Ostia, con Riccardo Bàrbera, Giulia Di Quilio, Giuseppe Renzo, e con Francesca Cati e Flaminia Fegarotti, con le scene di Alessandro Chiti, e la regia dello stesso Avallone, al quale ho chiesto di parlarci un po’ dello spettacolo e della figura di Lenny Bruce.

Bentornato Antonello. Sarai in scena con lo spettacolo Lenny Ipotesi di un omicidio, nel quale si racconta la storia di Lenny Bruce, comico americano morto nel 1966. Ne sei interprete e regista. Cosa ti ha colpito del testo e cosa di Lenny Bruce?

Quella di Lenny Bruce è una storia vera e maledetta e già questo mi piace molto. È una storia maledetta perché tra i suoi molteplici ingredienti c’è il sesso, la droga e temi scottanti come il razzismo e l’antisemitismo.

Il racconto è ambientato in un periodo particolare della storia americana, che parte negli anni ’50, anni in cui il giovane comico Lenny Bruce si batteva per la libertà di parola. Ogni volta che andava in scena, nei locali e nei night club colpiva per i suoi contenuti. Tutto ciò non era apprezzato da quello che era il “potere” di quei tempi e per questo era perseguitato dalla polizia.

In quegli anni, l’attrice Doris Day era chiamata la fidanzata d’America perché nei suoi film si vedeva questa signora, che di prima mattina era già tutta bella truccata e carina e preparava da mangiare ai bambini e al marito che poi andavano rispettivamente a scuola e al lavoro. Era un quadretto stereotipato della classica famigliola carina che andava a messa la domenica. Lenny Bruce andava contro tutti questi stereotipi, usava parolacce durante i suoi spettacoli con l’intento di spiazzare e trattava argomenti che le persone normalmente non svisceravano.

Nel testo si racconta anche la sua storia d’amore con Honey Harlow, una famosa spogliarellista. I due hanno formato una coppia scandalosa all’epoca, in un’America puritana. Anche la sua satira diventa oltraggio per i “benpensanti”. Eppure lui non si è fatto intimidire. Ma la sua morte resta sospetta…

Si, Lenny faceva uso di droga e si era sposato con la celebre spogliarellista Honey Harlow, una cosa abbastanza audace negli anni ‘50.

Frank Hogan, il procuratore distrettuale di New York, che nello spettacolo è interpretato da Riccardo Bàrbera, rappresentava quel potere che perseguitava Lenny Bruce. Durante i suoi spettacoli i poliziotti erano sempre presenti in sala. Come diceva una parola fuori posto facevano di tutto per portarlo dentro e alcune volte sono addirittura andati ad arrestarlo sul palco per oscenità in pubblico. Tutto ciò non l’ha mai spaventato e ha continuato il suo percorso. Spesso passava una notte in cella, pagava la cauzione e usciva nuovamente.

Fu processato tante volte perché era una persona scomoda per la società che parlava anche contro il governo, non aveva peli sulla lingua.

Con l’autore Giuseppe Pavia abbiamo sottotitolato questo testo con “Ipotesi di un omicidio”. Abbiamo ipotizzato che non potendo chiudergli la bocca, gliel’hanno fatta chiudere. Una volta trovato morto la polizia fece entrare i giornalisti e i fotografi prima della scientifica, così tutte le prove vennero perse, questo è documentato.

Noi ipotizziamo che quell’ultima dose che l’ha ucciso gli sia stata recapitata, magari tagliata male. Lenny si drogava da un sacco di anni e, a suo dire, sapeva gestire la sua dipendenza, quindi non si spiega questa sospetta overdose.

Bruce è stato un comico attento alle minoranze, pronto a difendere la libertà, del resto sancita dalla Costituzione Americana, come avviene in tutte le democrazie occidentali. Pensi che oggi la libertà e altri diritti siano sotto attacco? Sentiamo forte quei sentimenti così prepotenti degli anni Sessanta?

Mi volete mandare in galera? (ride) Sì, la libertà è assolutamente sotto attacco oggi. Soprattutto con questo nuovo Presidente degli Stati Uniti, tutto è diventato talmente evidente…

Lenny – Ipotesi di un omicidio

L’Europa ha sempre avuto un canale diretto con gli Stati Uniti d’America, in particolare in quegli anni, dai quali recepiva musica, arte, ma anche ideali quali libertà, giustizia, uguaglianza, accoglienza… La figura di Lenny Bruce, ha influenzato anche l’Europa e in particolare l’Italia? Se sì, in che modo?

Lenny Bruce ha avuto influenza su tutti i comici americani che sono venuti dopo, non escluso Woody Allen. L’Italia non è stata influenzata in maniera così preponderante come in America, però sicuramente ha ispirato in qualche modo in maniera più delicata e garbata personaggi come Giorgio Gaber per esempio. Successivamente, molto più in là, c’è stato Daniele Luttazzi.

Non so se quello che abbiamo avuto in Italia sia dipeso da quello che faceva Bruce, perché in Italia si sentiva maggiormente il tema della morale, è sempre stato tutto molto più controllato che in America. I comici di oggi, soprattutto quelli che fanno stand up puntano tutto sulle parolacce e sconcerie solo per scandalizzare. Anche Bruce le usava ma l’intento era di muovere l’ipocrisia di un paese, il suo paese che amava molto. Oggi non si combatte più per questi ideali. Bruce si batteva contro il razzismo e l’antisemitismo, e lui era ebreo. Il problema è che Bruce aveva molti seguaci, il pubblico lo amava e questo creava molto clamore.

Quali sono le caratteristiche che come regista, hai voluto evidenziare in questo spettacolo?

Ho tentato di fare uno spettacolo che raccontasse la vita di Lenny attraverso le sue serate nei night club, con i numeri sul palco, i suoi monologhi, la spogliarellista, la cantante, e un dietro le quinte, quello che succedeva nella vita di tutti i giorni. La cosa fondamentale, a cui tengo di più è raccontare la reazione di Lenny Bruce alle continue accuse e ai molteplici arresti. Ho cercato di rendere lo spettacolo il più gradevole possibile, impegnato perché è fondamentalmente drammatico visto che finisce con una morte ma raccontando spesso i numeri all’interno dei locali.

Sapete perché si chiamano numeri? Questa è una storia interessante… A Roma quando vuoi essere un po’ maleducato con un attore, si dice “dai adesso va a fare il numero tuo”. Perché all’epoca della Rivista c’erano tanti artisti che andavano in scena: ballerine, comici, imitatori, maghi… gli organizzatori davano un numero ad ogni artista per indicare loro a che punto stavano in scaletta. Il numero era importante perché chi apre soffre in quanto il pubblico non è caldo. La posizione migliore era la centrale ovviamente. Questa è la storia di questo modo di dire.

Insieme a te ci saranno anche Riccardo Bàrbera, Giulia Di Quilio, Giuseppe Renzo, Francesca Cati e Flaminia Fegarotti. Da regista cosa hai richiesto al tuo cast?

Quello che chiedo sempre è il ritmo, che per me è la cosa principale. Il ritmo non è velocità, la parola ritmo deriva dal greco ῥυθμός, che significa ‘movimento regolato, misurato”, pretendo dagli attori il senso della misura. È importante, inoltre, sapersi calare nell’anima del personaggio in modo che lo spettatore possa innamorarsi di uno o tutti i personaggi.

Secondo te, nel clima sociale in cui viviamo oggi, cosa può dare allo spettatore, una figura come Lenny Bruce?

Può raccontare la figura di un uomo importante che avuto il coraggio di lottare per la libertà di parola in un’America governata da Eisenhower prima, poi Kennedy e infine Johnson. Infine dà allo spettatore la certezza che non è cambiato nulla a livello sociale e politico.

Grazie e in bocca al lupo!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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