Autoritratto come Salvo: una mostra corale sull’opera dell’artista

Photo di @Carolina Taverna

Al Macro di via Nizza all’interno dello spazio-progetto Polifonia, è ora esposta la mostra Autoritratto come Salvo.

Polifonia è concepito come un luogo d’incontro di diversi progetti: le opere esposte sono stimolate ed eseguite partendo da un comune filone, un centro semantico attorno al quale si sviluppano più voci, una sinfonia suonata da più strumenti, per seguire letteralmente il termine di paragone indicato dal nome stesso del progetto. All’interno di questa sala è stata allestita lo scorso 27 ottobre la mostra dedicata all’opera dell’artista Salvo, nella quale trovano posto anche lavori che espandono la ricerca dell’artista. Come una quadreria dai toni favolosi e concettuali allo stesso tempo, sono esposte opere sviluppate a partire dagli anni 60, come il nome dell’artista scritto seguendo i toni del tricolore o con un font tutto maiuscolo che lo rende più grande di quello degli altri artisti. Così nella sala polifonica trovano posto locandine ed elenchi di artisti, il catalogo di mostre storiche alle quali partecipò, come la Documenta 5 del ‘72, e le lapidi incise dall’artista con versi poetici, dando alla parete centrale l’idea di reliquiario.

Photo di @ Carolina Taverna

Il maggior numero di opere presenti sono però rivolte alla pittura dell’artista siciliano successiva al momento concettuale e dell’arte povera. Questa fase di lavoro figurativo inizia dopo il 1973, con il passaggio ad una produzione pittorica incentrata sull’attenzione per il colore e la luce, un ritorno al passato ma anche un recupero di tavolozza e pennello che sarà scelto da altri artisti di lì a poco, come quelli della Transavanguardia anni ‘80. A questa produzione si accostano le opere di altre personalità dando vita alla sinfonia a più voci, come l’intervento di Jonathan Monk, Nicolas Party, Nicola Pecoraro e Ramona Ponzini: le loro ricerche si sviluppano in alcuni casi coscientemente partendo dall’opera di Salvo, in altri casi inconsapevolmente vi si avvicinano. L’artista Jonathan Monk opera facendo una rilettura ironica del concettuale, in questo caso delle opere di Salvo che ripropone riproducendone figurativamente solo gli alberi. Nicolas Party lavora su una pittura che per toni e scelte stilistiche è vicina a quella di Salvo, rappresentando una sorta di filone che si continua come una tradizione. Nicola Pecoraro realizza disegni incidendo la pittura ancora fresca: questo tipo di lavoro si accosta alle lapidi in marmo, insieme alle quali trova posto sulla parete centrale della sala. Infine Ramona Ponzini realizza un vinile che è un omaggio diretto all’opera di Salvo, in particolare alla lettura musicale dell’opera All’autogrill, una pittura di grande formato esposta fra le altre tele sulle pareti.

Photo di @ Carolina Taverna

L’allestimento della mostra, che prende il titolo da una delle famose opere di Salvo Autoritratto come Raffaello, rappresenta una sala sui generis per il Macro, museo caratterizzato da installazioni e usualmente poco popolato da pitture. Eppure l’atmosfera che crea questo spazio è curiosa, un luogo chiuso sacro ad una immaginifica pittura alla quale corrisponde un effettivo senso di coralità visiva oltre che tematica.

La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 27 febbraio 2022 così come tutte le altre esposizioni  in corso.

https://www.museomacro.it/it/

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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