La vita… non è un gioco da bambini

Non è un gioco da bambini: a raccontarlo è il nuovo spettacolo diretto da Gloria Luce Chinellato.

Non è un gioco da bambini di Gloria Luce Chinellato ed Enrica Corradini si rivela un lavoro drammaturgico che ci permette di riflettere sia sull’ottimo lavoro di regia e di interpretazione dei ruoli, sia sull’originalità di un testo che analizza, da un punto di vista singolare, un tema sensibile come la costruzione di un’identità di coppia e di famiglia. Portato in scena nei giorni dal 19 al 20 febbraio presso il delizioso Teatro PetroliniNon è un gioco da bambini è un atto unico molto intenso, che ben coniuga i momenti divertenti con le tante occasioni di approfondimento intimo e doloroso.

La storia: Giulia e Marco (Gloria Luce Chinellato e Nicolas Zappa) sono una giovane coppia. Due personalità forti ed indipendenti, con l’amore per i viaggi, le occasioni di divertimento e tanto lavoro. Una fotografia comune al quadro sociale contemporaneo. Giulia e Marco si sono incontrati, si sono promessi “impegno nel non impegno” e, a distanza di circa tre anni, tutto scorre apparentemente liscio, fino alla scoperta della gravidanza di lei. Un evento che mette scompiglio nelle certezze della coppia ma, prima ancora, nelle consapevolezze individuali dei due protagonisti.

In questo primo focus trovo la misura dell’originalità della drammaturgia in scena: nulla funziona, nessuna relazione, se i singoli che compongono l’insieme non sono prima di tutto in equilibrio con se stessi.
E come si fa ad essere in equilibrio in un tempo in cui, se sei donna e hai un buon posto, la maternità è percepita come un ingombro sia per il datore di lavoro sia per la giusta realizzazione professionale della futura mamma? Un tempo dove i figli hanno un costo economico altissimo e il costo della vita si fa ancora più alto ogni giorno che passa; dove tutto si può cambiare con un semplice clic e un figlio è ciò che rimane del concetto di per sempre. Come si può procedere se l’io è posto davanti ad ogni possibile forma di noi? Un po’ come cantava anche Niccolò Fabi in un suo celebre brano Io.

Questo elenco di riflessioni è incastonato in una narrazione multitemporale durante la quale il passato e il presente si intrecciano nelle parole e nei gesti dei protagonisti: questo esercizio di stile rende la scena piena di sfumature emotive e mantiene molto alta l’attenzione sulla storia. Al centro una gravidanza che inizia, una nuova forma di vita che ancora non si percepisce ma che già, così forte, si fa sentire.

Il pezzo forte dello spettacolo è, a parer mio, nel doppio finale o meglio, nel falso finale che fa da ponte con le ultime scene. Una prima lettura quindi drammatica, dolorosa e pulsante. Una seconda lettura con un possibile lieto fine e la messa in discussione di un equilibrio per la creazione di una struttura familiare nuova. Un ottimo modo per rendere visibile a livello drammaturgico quanto le nostre scelte siano le sole e reali azioni trasformative in grado di condurci da quello che siamo verso ciò che vogliamo essere. E anche un bellissimo grido liberatorio dedicato a tutti coloro che non sono certi di volere un bambino e che si sentono giudicati per questo: perché possiamo serenamente affermare che siamo tutti ancora vittime di un sistema di codici che segnano un rigido confine fra ciò che è socialmente accettabile e ciò che non lo è.

In definitiva Non è un gioco da bambini è uno spettacolo piacevole, di quelli che ti lasciano riflettere sulle sensazioni provate per qualche momento anche dopo la chiusura del sipario. Sollecita lo spirito critico e propone un esercizio di stile di grande qualità. Uno spettacolo da incoraggiare, che spero di ritrovare ancora in scena e al quale va un doveroso applauso per le potenti interpretazioni dei due protagonisti e per la regia, notevolmente ben curata.

Raffaella Ceres

Pedagogista, Dottore in Scienze dell’Educazione con Perfezionamento in Pedagogia Interculturale presso L’Università degli Studi Roma Tre. Socia del Coordinamento Nazionale Pedagogisti e Educatori (Co.N.P.Ed) è anche formatrice per i docenti presso il Centro Phronesis, ente accreditato al MIUR. Redattrice e collaboratrice in diverse webzine nazionali e ragionali, unisce la sua formazione umanistica ad un costante lavoro di ricerca e di approfondimento attraverso le forme d’arte teatrale, musicale e museale di matrice sperimentale. Ha conseguito nel 2019 il certificato 101 Analisi Transazionale. Nel 2020 ha terminato il percorso di formazione come Mentore presso IKairos e ha conseguito il Master in Didattiche e Strumenti innovativi – Dinamiche relazionali e Gestione del Burnout, presso Università degli Studi Niccolò Cusano. Ha seguito i laboratori e i percorsi di studio ufficiali sul Metodo Bruno Munari presso ABM (Associazione Bruno Munari). È socia del Circolo Legambiente e ha svolto attività in outdoor con lo stesso come supervisore e formatore. Pedagogista per il Sistema Giocalcio ideato e registrato da Gianluca Ripani. Supervisore familiare e tutor dell’apprendimento è ideatrice di un progetto laboratoriale e creativo originale: IL LABORATORiO DELLE iPOTESi ®.

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