“Avemmaria” teatro Tordinona di Roma

AVEMMARIA

TEATRO TORDINONA
SALA STRASBERG
dal 3 al 5 Novembre ore 21
domenica ore 18

Da questa parte del Sud, le storie hanno scenari predestinati. Nessuna possibilità di scelta. La strada, la malacompagnia, gli “amici”, il potere.
Il protagonista non ha nome. Potrebbe essere chiunque. Potremmo essere noi, di questa parte del Sud.
Ha i nervi consumati, il linguaggio lo dice. Ha il corpo stritolato, come la sua terra dai poteri forti: Chiesa, Malavita, Stato. Uno stato rappresentato metaforicamente dalla famiglia, prima cellula di somministrazione degli ingabbiamenti sociali. Fili per marionette. Indottrinamenti dalle conseguenze irreversibili.
E le strade sono obbligate. Le uniche possibili. Con santi a cui votarsi e etichette in fronte.
La trasposizione sul palco perché ci si riconosca, osservando, nel proprio destino di uomini. Un destino, a certe latitudini, segnato. Per prendere coscienza, per liberarsi, emozionarsi. Perché bisogna sapere, per non incappare ancora.
Un solo personaggio, la sua storia, il suo destino. E una statua della madonna, la madre…
Nello scenario (in)visibile di una terra di Sud teatro di queste realtà.
Da una storia vera.

Note di autore
Il corpo d’attore geografia di mutamenti, cosciente autore di sé, portatore di parola in carne, gesto a vivificare.
Una terra malata e gli effetti sull’uomo. L’uomo adulto intrappolato nel blocco temporale del trauma, inconsapevole vittima sorteggiata in una società in evoluzione apparente, primitiva, invece, in rituali di riconoscimento sociale. Si chiazzano capri da sacrificare. 
La parola teatrale non può prescindere in questa circostanza dal determinare contesti e embrioni causali. Narrando e dialogando con le ‘apparizioni’ d’un sottoporsi psicologicamente a padronanze. Portando agli occhi il sangue d’un raccontarsi semplicemente, ponendosi in personaggio per pubblico, e lasciarsi scrutare intimità segrete, buie, come le trame d’una terra occulta, dove tutto si pianifica in camere oscure. 
Del potere cosa se ne sa… se ne avvertono solo gli effetti. Effimeri e permanenti. E i poteri divorano la terra fagocitandone i resti dopo averla smembrata. 
Cosa ne sa un ragazzo del mondo… ne ha appreso in casa, per dogmi e doverose attitudini. Ma fuori, non arriva nessuno a indicarti la strada buona. 
La frontalità dell’inscenato non impatta emotivamente nel tentativo di sedurre per facili consensi: è immagine di solitudini allo specchio, mano tesa alla solidarietà, niente di commiserevole, un modello da evitare, un ennesimo sacrificio per trarne auspicio.
L’immaginifico invisibile, e il feticcio del potere primo, figurato, tangibile scenograficamente: la mater, capo supremo nelle culture matriarcali d’un meridione spartito per polis, madre terra, Mitra adorata per glorie ed efferatezze.
La linearità della scrittura sincopata dall’inserto evocativo, dal singhiozzo mnemonico, dall’azione dialogante e fisica perché la visione s’arresti, nella somministrazione intima, a ricreare quei grumi, quelle sacche epidurali d’una coscienza scossa, d’un esistenza “guidata”, d’un arbitrio indotto.
Limitare uno spazio scenico per amplificare concetti di confine, di perimetri spinati pur se non visti…
La metafora non è esclusivo gioco artistico, guardando un reale vivificato per scene e personaggi non apparsi. Un reale localizzato, appartenente a un circostante comune, d’un sud rete per pesche d’uomini e d’un altrove di cui i retaggi d’interazione diventano feroci, aggressivi, imponenti. 
Il teatro a risuonare forte.

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Sissi Corrado

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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