Carne Blu, la fiaba gotica di e con Federica Rosellini

Foto di Chiara Spatti

Un’opera ibrida, potente e disturbante

Difficile definire cosa sia realmenteCarne Blu”. Nasce come libro che la Rosellini scrive durante il periodo drammatico del primo lockdown. È una fiaba nera, la narrazione di un percorso inquietante e disarmante nel corpo e nell’anima, in uno spazio di memoria e di fantasia, di vita e di morte. “Carne Blu” è un viaggio introspettivo nella complessità multiforme dell’essere umano. “Carne Blu” è uno spettacolo, ma anche un’installazione artistica, dove il corpo dell’artista-attrice nelle sembianze di ragno gigante diventa un tutt’uno con la scenografia, una sua estensione, quasi fosse un’opera di Rebecca Horn, dove il piano che fluttua nell’aria ricorda un’opera di Chris Gilmour.

Diviso in tre lunghi atti – di quasi un’ora ciascuno – “Carne Blu” è la storia di un viaggio: del percorso intrapreso dal protagonista Orlando/Rosellini, del percorso introspettivo che lo spettatore vive nell’opera.

Una voce narrante – interpretata sempre dalla Rosellini – racconta la storia in una sorta di controcanto dal ritmo incalzante.

Orlando – ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto e all’omonimo personaggio gender-fluid di Virginia Woolfè un bambino con un cuore-pesce nato sulla luna. Una luna distopica sommersa periodicamente dalle maree. Inizialmente basse, poi sempre più alte. Maree che portano con sé animali fantastici – sirene, ippogrifi, balene – ma che poi, ritirandosi, le cancellano insieme agli abitanti della luna. Orlando rimane così solo. Una solitudine struggente in cui il ricordo del suo papà e della vita prima delle maree sembra sfumato e si mescola a sogno e immaginazione. Orlando vaga tra le macerie di una città lunare distrutta, alla ricerca di qualcosa che sente di aver perso, ma non sa cos’è. È solo Orlando, solo con il suo cuore-pesce, Sunny, che continua a vibrare nella taschina di stoffa della sua maglietta. Quando Orlando lascia il suo cuore libero di nuotare la metamorfosi inizia e il suo corpo cambia, attraverso specie e generi diversi, maschio-femmina-animale.

Foto di Chiara Spatti

Non c’è un vero e proprio filo narrativo, ma un fluttuare vorticoso di pensieri di un Orlando che muta in continuazione: cresce d’età, cambia di sesso, si trasforma in animale, insegue i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue paure. I ricordi riaffiorano a tratti e si mischiano al presente: frammenti di canzoni del passato – come “Purple Rain” di Prince, “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini o “Il mare d’inverno” della Bertè – si insinuano nella narrazione come un sottofondo della memoria.

Carne Blu” è uno spettacolo disturbante e complesso, crudo e potente, dove si è travolti da emozioni contrastanti che vengono risucchiate da un gran senso di vuoto per una felicità mai essere raggiunta.

Davvero talentuosa la Rosellini che esibisce in monologhi lunghissimi dal ritmo incalzante, senza mai incepparsi.  Rosellini firma anche la regia dello spettacolo insieme a Fiona Sansone. Favolose le scene curate da Paola Villani, con le realizzazioni scultoree di Daniela Franzella.

Foto di Chiara Spatti

I costumi sono firmati da Simona D’Amico, le luci da Luigi Biondi, il suono, ogni sera dal vivo, è a cura di G.U.P. Alcaro. Visual designer è Massimo Racozzi.

Forse un po’ lungo e con la scomoda transumanza del pubblico fuori sala per il cambio scena ad ogni atto, ma difficile dire di cosa si potrebbe fare a meno. Uno spettacolo davvero unico, da vedere!

Carne Blu” è una produzione Piccolo Teatro di Milano, in scena al Teatro Studio Melato dal 13 al 30 aprile.

Chiara Spatti

Marketing & Communication Manager specializzata nel settore spettacolo. Da sempre appassionata d’arte in tutte le sue forme. Mamma di tre splendidi ragazzi. Amo viaggiare, la cucina giapponese, il profumo dei libri ed i colori dell’autunno.

Leggi anche