Sottomissione, ovvero il basso impero di Michel Houellebecq

Il libro uscì lo stesso giorno dell’attacco a Charlie Hebdo

Sono pochi, pochissimi invero, i libri che negli ultimi venti o trent’anni hanno suscitato un’attenzione mediatica, politica e dell’astratto ma sempre utile come concetto “uomo della strada”, di media cultura, come Sottomissione di Michel Houellebecq; sicuramente nessun romanzo ha avuto, a torto o a ragione, una simile attenzione al di qua della Alpi, non secondariamente per una congenita rilevanza attribuita al ruolo dell’intellettuale sul suolo di Francia.

Il libro fu pubblicato nel gennaio del 2015, per una notevole quando inquietante coincidenza lo stesso giorno dell’attacco terroristico alla sede di Charlie Hebdo. In esso, l’autore francese ipotizza, mescolando personaggi inventati ad altri reali, come Marine Le Pen, la vittoria nel 2022 di un partito islamico, grazie al supporto dei socialisti, che instaurerebbe in Francia una società fondata sul patriarcato e sui valori musulmani.

Il protagonista è un docente universitario di Parigi III, al punto più basso della sua vita professionale ed umana, che sull’orlo del suicidio va, dopo il trasferimento della sua ragazza ebrea, la cui famiglia va in Israele preoccupata per i rivolgimenti politici in Francia, nel monastero dove Huysman, autore di cui lui è esperto, s’era ritirato.

Le controversie politiche insite nel romanzo sono ovvie, così come è ovvio il dibattito polemico che ha alimentato la sua uscita e che ha forse contribuito a renderlo un istantaneo bestseller in Francia, Italia e Germania. Il dipinto di una società futura che l’autore presenta come realistica e che se si vogliono usare etichette letterarie si può dire distopica, non è affatto banale né semplicistica. Tanto che alcuni critici letterari hanno ritenuto che tale visione non sia propriamente distopica ma appunto realistica e l’unica che possa salvare l’Europa dal suo suicidio. Per quanto brutale tale ultima idea sia, ha il vantaggio di creare ulteriori riflessioni intorno ad un libro che di idee ne ha moltissime e che sono una società addormentata non tanto su allori ma su foglie di canapa, può tralasciare (fortunatamente non è stato fatto perlomeno in Francia).

Il dipinto di un’era post-nichilistica e sostanzialmente passiva, in cui c’è una sottomissione dell’Europa non solo ad una cultura che l’autore sembra considerare come eterogenea rispetto a quella che ha strutturato l’Occidente, ma pure una sottomissione dell’Europa a sé stessa in un ciclo storico di complessivo suicidio e di annientamento (titolo del suo ultimo romanzo) è sconsolante.

La qualità letteraria rifulge di queste idee di sostanza per quanto, a mio parere, Houellebecq non sia un raffinatissimo stilista e le sue idee da intellettuale sono tanto originali e coraggiose da essere di gran lunga più interessanti rispetto all’andamento del suo discorso, il suo genio intellettuale non lo rende, non ancora in questo libro perlomeno, un artista della parola.

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Antonio Sanges

Dopo avere vissuto in diverse città in Italia e in Europa, è tornato a Roma. Ha pubblicato libri di poesie e s'interessa di letteratura e teatro.

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