Chiamatemi Mimì, al Parioli lo spettacolo con Morandi e Campagnola

Il Teatro Parioli ospita l’omaggio a Mia Martini “Chiamatemi Mimì”
Lunedì in musica, lunedì dedicati alle canzoni. È la scelta del Teatro Parioli di Roma che ha ospitato lo spettacolo Chiamatemi Mimì scritto da Paolo Logli e portato in scena da Marco Morandi e Claudia Campagnola, per la regia di Norma Martelli.
Ad interpretare uno dei personaggi più talentuosi della musica italiana, per questo anche uno dei più invidiati, l’attrice Claudia Campagnola, mentre a riproporre le sue canzoni il cantante Marco Morandi. In questa pièce viene riproposta la coppia artistica che ha omaggiato Rino Gaetano con un altro spettacolo teatrale, “Chi mi manca sei tu!” apprezzato da pubblico e critica.
Qui il racconto non può non partire dalla tenera età della cantante, quando viveva con i genitori e, in particolare, con il burrascoso rapporto che aveva con il padre, figura che condizionerà Mia Martini per tutta la vita. E così possiamo ascoltare “Chiamatemi Mimì” che apre la serata delle canzoni, o Padre davvero, un’amara descrizione di un rapporto inesistente.
Ma sono solo le prime note di una serata che si annuncia intensa e che accompagnano il racconto di un’artista capace di cantare brani rimasti nel cuore del pubblico. La voce maschile di Marco Morandi interpreta il tormento di una donna, facendogli indossare i panni di una Mia Martini che soffre molto nei rapporti con gli uomini, proprio a cominciare con il rapporto paterno, ma che ama con altrettanta forza, l’amore, la musica, così il teatro si riempie della musica e di canzoni che sono interpretate con struggente intensità.
Il racconto di Claudia Campagnola ci avvolge e ci porta nella vita di Mimì, in una sincera confessione e nell’atteggiamento deciso di chi, come lei, ha vissuto di musica e per la musica ha dato tutto. Le canzoni e gli eventi non seguono un vero ordine cronologico, ma seguono piuttosto gli umori e i sentimenti delle canzoni che l’hanno portata al successo. È la musica che accompagna Mia e non il contrario: si parla della donna e cantante, e, come accade in molte delle sue canzoni, sono queste ultime che parlano di lei.
Sul palco è palpabile l’emozione e colpisce il modo di muoversi di entrambi i protagonisti che con delicatezza, in modo rispettoso, si cedono la scena l’uno all’altra. In questi piccoli gesti di cautela, di rispetto, di accortezza, nasce qualcosa di meravigliosamente dolce. Se da una parte la Campagnola restituisce vigore, emozioni a un testo fluido, ben scritto, dall’altra le canzoni cantate da Morandi, arricchiscono momenti che sapientemente racchiudono la vita di una donna che si riscopre fragile e determinata, dolce e guerriera, gioiosa e triste.
La musica, protagonista di questo spettacolo, prende vita tra le note musicali e i racconti, accompagnata dai versi delle canzoni piene d’amore, perché “l’amore finisce, non finisce mica il cielo…” come recita una delle canzoni. Ci sono parole che non possono nascondere ciò che Mia Martini ha rappresentato per la musica italiana, ma in particolare ciò che è stata per lei come donna che ha mostrato senza paure tutte le proprie emozioni: tristezza, allegria, speranza, amore, fiducia.

È un viaggio nella vita di un personaggio pubblico che ha sempre riscontrato empatia, in particolare con il pubblico che poco seguiva le “mode della sfortuna e della sfiga” etichette che le erano state incollate addosso per pura invidia. Ciò di cui la cantante poteva andare fiera era la sua voce particolare, che poteva gestire come un mare, calmo o in tempesta, questo dipendeva dalle canzoni che molti autori scrivevano per lei. Sarà questo il motivo per cui lo spettacolo comincia con il mare, questo paesaggio così ampio nell’essere sé stesso. E lo stesso luogo torna prepotente nella canzone Cu ‘mme che Enzo Gragnaniello scrive e canta con lei e Roberto Murolo, omaggiandola appunto, come una tempesta di mare, capace di spazzare via ogni cosa, di purificare, di cambiare.
Dolcezza, coraggio, talento accompagnano la cantante fino all’ultimo Sanremo, quello del 1989, quando sale sul palco per cantare Almeno tu nell’universo, in cui appare come “una pantera offesa, ferita” ma ancora in grado di lottare utilizzando le sue armi.
Sul palco i due bravissimi interpreti, chi nel canto, Marco Morandi, che ha pagato il suo talento per il cognome che porta, davvero un peccato, perché è un grande artista, capace di interpretare con particolare intensità i brani di Mia Martini e chi nell’interpretazione, Claudia Campagnola, che ha mostrato sfaccettature donando colore e calore ad un’artista che prima di tutto è stata una donna volitiva e invidiata. Non possono non citare l’autore del testo Paolo Logli, che senza voler esagerare né in positivo, né in negativo, porta sul palco uno spettacolo che ha sapientemente cucito insieme aneddoti e musica, quella musica che è rimasta nel cuore di chi ha amato e continua ad amare Mia Martini.





