Cioccolato all’arancia al Teatro Belli di Roma

Martina Gatto, autrice e interprete di Cioccolato all’arancia, sarà in scena al Teatro Belli di Roma
Al Teatro Belli di Roma il 24 e 25 settembre andrà in scena lo spettacolo Cioccolato all’arancia di e con Martina Gatto, regia di Dafne Rubini, vincitore di alcuni premi ricevuti al Roma Comic Off e all’XI Edizione di Autori nel cassetto, attori sul comò. Ne abbiamo parlato con l’autrice e interprete Martina Gatto a cui diamo il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt.
Torna il live e al Teatro Belli arriva Martina Gatto con Cioccolato all’arancia. Comincerei dal titolo dello spettacolo, così “dolce – agro”, come mai?
Perché il Cioccolato all’arancia è un po’ come la vita: ci sono quei momenti dolci, in cui tutto sembra andare per il meglio ma ci sono anche le note aspre, dolorose. È fondamentale saper riconoscere i due momenti, perché l’uno è necessario all’altro: se non provassimo l’amaro non riusciremmo ad apprezzare il dolce e il giusto bilanciamento tra i due ci fa vivere con più serenità. Ma è così anche per il dovere e il piacere, per il sogno e la realtà, per quello che ci dice la testa e quello che vorrebbe il cuore. La dualità del gusto, e della vita, mi affascina molto.
Nello spettacolo lei si confida con il pubblico, cosa racconta?
Racconto i dubbi e le isterie di una giornata particolarmente sfortunata. La protagonista riceve una notizia di carattere medico che le cambierà la vita e reagisce alla notizia esattamente come NON dovrebbe fare: in maniera isterica e incontrollata. È soltanto la goccia che fa traboccare il vaso in un periodo in cui sta mettendo tutto in discussione. Il mondo che ha costruito nel tempo sembra cadergli addosso e non si riconosce più o, forse, si sta conoscendo per la prima volta davvero.
Come reagisce il pubblico alle sue parole?
Reagisce in maniera totalmente empatica perché è un po’ la storia di tutti. Amo sentire le loro reazioni: ridono sulle leggerezze della vita ma quando le cose si fanno serie, sono lì silenziosissimi, attenti e si crea un’energia prepotente nel teatro. Quando accade questa magia è un vero e proprio godimento stare sul palco.
Quali sono le caratteristiche della donna che presenta lei in scena? Rispecchiano la maggior parte delle donne di oggi?
È una donna autentica che vive al massimo tutte le sue contraddizioni, i suoi dubbi, le sue passioni. È indecisa sì, ma perché vorrebbe sempre avere la “luce negli occhi”, vorrebbe poter vivere la sua vita senza dover dare conto dalle aspettative che gli altri le hanno riposto in quanto donna, figlia, fidanzata, amica, lavoratrice. La maggior parte delle donne si rispecchiano nei dubbi che ha la protagonista, però lo spettacolo riesce a comunicare bene anche agli uomini in sala.
Come dovrebbe essere una donna oggi secondo lei?
Semplicemente libera. Libera di sbagliare, di amare, di lavorare, di mangiare, di vestirsi, di piangere, di vivere il suo corpo come più le piace. Libera da tutti i condizionamenti, esterni ed interni, che la vogliono diversa da ciò che è.
Lei ha vinto i premi come Miglior Monologo e Miglior Attrice al Roma Comic Off 2019, cos’è cambiato da allora?
Rimetterci in discussione con il concorso ha migliorato lo spettacolo: ci ha permesso di sperimentare dei passaggi nuovi e soprattutto, grazie alla vittoria, abbiamo potuto investire il denaro in pochi, ma necessari, elementi scenici. Diciamo sempre che il nostro è uno “Spettacolo artigianale” perché abbiamo sempre fatto tutto da sole (io e Dafne Rubini, regista e co-produttrice dello spettacolo) ma questo porta a talmente tante difficoltà che spesso verrebbe voglia di lasciare tutto. Un riconoscimento come quello del Roma Comic Off ti dà la forza per continuare, per dire “forse, forse… non siamo così folli e indecise come sembriamo”.
Anche il pubblico l’ha premiata al Concorso “Autori nel cassetto, attori sul comò” nell’XI Edizione al Teatro Lo Spazio. Ricevere un riconoscimento dal pubblico cosa comporta?
È la cosa di cui sono più orgogliosa perché ricordo quelle serata al Teatro Lo Spazio con una gioia immensa. Persone che non ci conoscevano e che erano venuti a vedere gli altri spettacoli in concorso ci ringraziavano e tifavano anche per noi di Cioccolato all’arancia… e lo facevano perché: “Sembrava stessi parlando della mia vita“. Avevamo raggiunto l’obiettivo: arrivare al cuore della gente con la “semplicità” di un gelato in gelateria.
Tanti sono gli spettacoli che ritorneranno in scena a teatro in questo periodo post lockdown: è meglio far ridere o riflettere oggi?
Riflettere facendo ridere… sempre perché mi piacciono le dualità che si uniscono! Se si riesce a farlo bene, credo non ci sia cosa migliore.
Grazie per il tempo dedicatoci e in bocca al lupo!
Grazie a voi per l’interessamento e viva il lupo!!





