Debora Valentini al Teatro Trastevere

Due spettacoli che raccontano gli “ultimi”
Dal 29 gennaio al 1 febbraio 2026, al Teatro Trastevere di Roma, un doppio appuntamento con Debora Valentini, autrice e regista di due spettacoli: Io sono Alz e Binario 1. Si parla di ultimi e verranno toccati molti temi che li accompagnano. In scena saliranno Arianna Caponi, Barbara Olivieri, Carmen Monaco, Debora Valentini, Elisa Iannetti, Fabiola Iraci per il primo spettacolo e Andrea Taurino, Carmelo Mianulli, Cassandra Sabatini, Luca Gaveglia per il secondo. Ne ho parlato insieme alla protagonista che sarà anche in scena nello spettacolo Io sono Alz.
Salve, lei è autrice e regista di due spettacoli che animeranno le serate di fine gennaio al Teatro Trastevere di Roma. I temi che lei tocca sono la solitudine, l’abbandono, l’indifferenza, il vivere ai margini, la discriminazione. Con quali pensieri e sensazioni si avvicina al mondo degli ultimi?
Salve a lei. Questi temi sono attuali e sono anche sempre esistiti. Sono un’osservatrice e non mi limito solo a guardare ciò che mi circonda ma, con molta delicatezza ed empatia, mi avvicino alle persone che vivono in queste condizioni, mi immedesimo. È un processo molto difficile, non sempre riesce ma bisogna farlo perché come singolo individuo ho una responsabilità che è quella di dar voce a chi non ce l’ha.
Parlando degli spettacoli, nello specifico, il primo è Io sono Alz e parla di anziani, depressione, solitudine. Com’è nato lo spettacolo?
Moltissimi anziani vivono in solitudine ed è quasi naturale passare alla depressione. Bisognerebbe fare più rete per evitare che i nostri nonni e le nostre nonne non vengano emarginate. Questo spettacolo è nato perché ho conosciuto Alz e per 15 anni abbiamo vissuto io, lui e mia mamma, Elvira. Alz è un serial killer, imprevedibile, inarrestabile e soprattutto imprendibile. Col tempo sono riuscita a conviverci e con moltissime difficoltà ho trasformato questo miserabile in un personaggio.
In scena sei attori, tra i quali anche lei. Cosa rappresentano tutti i personaggi?
Ogni personaggio, a parte Alz che ha un percorso con uno stato d’animo ben definito, vive dei momenti di smarrimento e preoccupazione. C’è la Donna anziana, completamente manipolata da Alz, viene indotta a comportamenti al limite del grottesco, e sua figlia, Stella, donna energica, forte, che decide di assistere sua mamma in questo percorso ma viene assalita da sentimenti contrastanti come il tormento, l’impotenza, le rinunce e la rabbia. Giulia, la migliore amica di Stella, rappresenta l’amicizia, il sostegno il vero legame con la realtà. Antonella, figlia di Stella, nipote della Donna, che con il suo amore e determinazione cerca di spronare sua madre a tornare ad una vita normale. La Studentessa rappresenta il lavoro della Donna e la quotidianità che piano, piano va a deteriorarsi.
Nel secondo, invece, dedicato a Modesta Valenti, anziana senza-tetto, lasciata morire sul Binario 1 della stazione Termini di Roma, da cui il titolo dello spettacolo, racconta molto di indifferenza, paura. Com’è vissuto questo spettacolo dal cast?
Quando si dice la fortuna! Già! Questo cast è composto da quattro persone sensibili alle tematiche sociali. Quando ho proposto loro il copione, hanno prontamente risposto con grande entusiasmo ed accoglienza, interpretando i personaggi con molta partecipazione e sensibilità.
Le solitudini, l’invecchiamento, l’indifferenza, come stanno trasformando il nostro pensiero, le nostre azioni, i nostri atteggiamenti?
L’età media si è alzata di parecchio e di conseguenza abbiamo tanti anziani. Vorrei ricordare che loro sono la nostra storia e lasciarli soli, essere indifferenti alle loro esigenze vuol dire recidere le nostre radici. In questo momento storico non possiamo permetterci il lusso di perdere la loro saggezza. Loro sono anche i custodi di tradizioni, dialetti, mestieri e valori. Se continueremo ad essere indifferenti a tutto questo perderemo la capacità di evolverci.
Nel mondo spesso sentiamo e vediamo tante situazioni, ma cosa ci porta tutta questa conoscenza se alla fine restiamo spesso immobili e indifferenti?
La conoscenza dovrebbe portare quella saggezza per intervenire sulle molteplici condizioni sociali. I governatori del mondo spesso confondono la conoscenza con l’informazione e danno per scontato che le loro competenze sono verità assolute. Ci stanno facendo perdere i valori di base, l’etica morale, ci stanno indottrinando alla legge del taglione. Purtroppo c’è un’immensa povertà intellettuale, culturale e i pochi che hanno un sensibilità maggiore vengono additati come appestati e alla fine vengono emarginati ed esclusi.
Se tutti noi, con i nostri molteplici dubbi o problemi, iniziassimo a confrontarci, supportarci, ad usare la gentilezza, sono certa che qualcosa potrebbe cambiare. Dovremmo smettere di pensare al proprio piccolo orticello ma dovremmo iniziare a coltivare insieme un’immensa coltivazione.
Lei come vive le sue storie, i suoi racconti, nella quotidianità e nel suo intimo?
Cerco di vivere tutto con molta empatia. Amo il confronto, sono molto curiosa. Cerco di comprendere, evito di dare giudizi. Alla base di tutto, anche nelle situazioni personali più tragiche cerco sempre di sdrammatizzare ed ironizzare e tutto questo mi rende più forte nel risolvere il problema, è come se non mi prendessi sul serio. Ma in realtà questo mio scudo mi aiuta in tutto.
Cosa vorrebbe trasmettere a tutte le persone che si siederanno sulle poltrone del teatro e assisteranno alle rappresentazioni?
Il primo messaggio che vorrei trasmettere alle persone è quello di riflettere sulla vita. Sembra lunga ma non lo è. Bisogna fermarci un attimo, capire dove stiamo andando, capire se quello che facciamo, pensiamo o abbiamo sia veramente necessario e non superfluo perché, secondo me, togliere il superfluo vuol dire alleggerire il cuore. Solo con un cuore semplice, puro si può vivere bene in una società.
Cosa si augura per il mondo, pensando all’importanza dell’impegno sociale e al nostro essere umani e vicini all’altro/a?
Domanda complessa! Su questa terra siamo ospiti e stiamo diventando anche non graditi. Ci differenziamo dagli altri animali perché abbiamo la parola, possiamo riferirci al passato o al futuro, costruiamo tecnologie e molte altre cose. Ma poi? A cosa serve tutto questo se non conosciamo neanche il nome del nostro vicino di casa? A cosa serve tutto questo se siamo legati al vile danaro? A cosa serve il futuro se non siamo liberi di vivere una vita dignitosa? Dovremmo sorridere di più e aiutare chi ha più bisogno di noi.
Grazie e in bocca al lupo!
Grazie a Lei e EVVIVA IL LUPO, anzi EVVIVA LA LUPA!





