Familie Floz ammaliano con Feste

La bellezza della vita, del coraggio attraverso gesti e musica

Cos’è la poesia, cos’è la dolcezza e il sentirsi ammaliato da una situazione che non si vive ma che si osserva? In tanti si sono chiesti e si chiedono ancora oggi cosa sia, consapevoli che a teatro assistere ad uno spettacolo che racconti una storia capace di trasformarsi in poesia, è difficile, in particolar modo se ciò avviene senza sentir pronunciare una sola parola.

Questa magia, questo mistero di assoluta e intima connessione tra attori e pubblico, quest’ultimo sempre partecipe con momenti di gioia, risate e di tristezza, capace di scattare in sinceri e spontanei applausi, avviene grazie ad una compagnia che sta ammaliando giovani, adulti e anziani: i Familie Floz. Non è la prima volta che loro si esibiscono in Italia e nemmeno la prima a Roma, anzi, possiamo dire che sembrano ormai di casa, grazie anche all’attenzione che il Teatro Sala Umberto dedica a loro. Ma ogni volta che sono in scena avviene qualcosa di meraviglioso, di entusiasmante, lo so, mi ripeterò, ma avviene qualcosa di magico.

In un mondo che viaggia con infinite parole al minuto, che rappresenta stereotipi di bellezza e perfezione, i Familie Floz si presentano come antitesi alla società. Si comincia dal fatto che lo spettacolo, 85 minuti, viene rappresentato con i gesti, a volte accompagnato dalla musica, ma non per questo perde di intensità o importanza in qualsiasi sua parte, anzi, è un susseguirsi di emozioni. In tutto la sua estensione, lo spettatore riesce a seguire ogni quadro, ogni scena, ogni momento della storia, che non risulta mai banale, mai assente o equivoca, ma chiara e precisa nel suo racconto. Ogni personaggio può rappresentare noi, le nostre emozioni e le nostre vite, la voglia di essere e riscoprirsi umani, attenti agli altri.

Feste è il titolo dello spettacolo che comincia con la preparazione di un matrimonio all’interno di una maestosa villa al mare e dove convivono due tipologie di ceti sociali, i ricchi che allestiscono il proprio evento, con invitati glamour e il personale della stessa, diviso in compiti gerarchici che trattengono con forza tra le loro mani. Ognuno di loro ha un’idea ben precisa del proprio ruolo e del “posto” che occupa all’interno della villa. La scena si svolge nel cortile dietro la villa, sporco e caotico, dove il personale della stessa organizza, prepara, sistema, ordina, tutto ciò che serve alla festa e lo fa rispettando rigidamente il proprio ruolo. E qui che si susseguono le storie dei protagonisti, personaggi così diversi tra loro.

Il palco sembra un via vai di attori diversi che si muovono sulla scena dinamicamente, che si alternano, che colpiscono il pubblico con le loro movenze, ricevendo sorrisi, risate applausi, grazie alla propria bravura. Sarà per questo motivo che alla fine, quando gli attori si presentano al pubblico si resta sorpresi che in realtà, siano solo tre, per di più tutti uomini: Andres Angulo, Johannes Stubenvoll e Thomas van Ouwerkerk. Nemmeno una donna tra loro, anche se i personaggi femminili non mancano e sono a dir poco perfetti.

Il volto degli attori è coperto dalle maschere grottesche che si contrappongono a quelle che rappresentano stereotipi sociali ben presenti nel nostro quotidiano. Maschere che sono il frutto di Hajo Schüler, un genio nel suo campo, unite ai costumi di Mascha Schubert. Gli attori in scena, così mascherati, possono rappresentare qualsiasi personaggio e trasformarsi in tante persone. Di particolare effetto, all’inizio, è il rumore del mare, che accompagna la scena romantica e delicata che dà avvio alla storia. Le musiche sono un momento per riflettere sugli eventi o per ridere e divertirsi, in fondo si sta assistendo ad una festa.

Tutti vivono la propria esistenza in modo un po’ egoistico, fino a quando una figura, quella di una povera ragazza incinta che si muove con un grande zaino e una bottiglietta d’acqua, sconvolge l’andamento di tutti i personaggi della storia. È lei che, quasi come una piccola meteora, ricongiunge emozioni e vite, apre il cuore con la sua semplicità e con i suoi piccoli gesti.

Festa non è una favola, è il desiderio di appartenenza al genere umano, è la propensione alla vita comunitaria, è l’amore che supera il senso di coppia e si allarga alla condivisione di sentimenti. È un piccolo grande capolavoro del teatro e della storia umana.

FAMILIE FLOZ

FESTE

Un ’opera di Andres Angulo, Björn Leese, Johannes Stubenvoll, Thomas van Ouwerkerk, Michael Vogel

Con Andres Angulo, Johannes Stubenvoll, Thomas van Ouwerkerk | Co-Regia Bjoern Leese

UNA PRODUZIONE DI FAMILIE FLÖZ
IN COPRODUZIONE CON THEATERHAUS STUTTGART, THEATER DUISBURG, THEATER LESSING WOLFENBÜTTEL. CON IL SUPPORTO DEL HAUPTKULTURFONDS

Regia di MICHEAL VOGEL

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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