Fuorisalone 2022: “Tra Spazio e Tempo”

Si è conclusa la settimana milanese dedicata al design in cui la parola d’ordine è stata Sostenibilità

Si è svolta – dal 6 al 12 di giugno – dopo due anni di stop dovuti alla pandemia, la Milano Design Week, che ha riportato in città quel sano fermento a cui ci eravamo tanto abituati. Una grande partecipazione soprattutto agli eventi del Fuorisalone che quest’anno aveva come tema “Tra Spazio e Tempo”. Tanti eventi ed installazioni con un unico fil ruge: la sostenibilità.

Nell’edizione di quest’anno il prodotto, protagonista indiscusso di tutte le edizioni precedenti, ha lasciato spazio a idee e materiali intrecciati in storytelling digitali ed esperienziali. Si è voluto esplorare il rapporto tra uomo e ambiente, nello spazio e nel tempo. E così anche la città ha vissuto una vera e propria trasformazione green: strade coperte da tappeti erbosi, decorati con vasi di piante e decorazioni floreali. È il caso, ad esempio, dell’allestimento ecologico “Santa Cecilia Secret Forest” – promosso da Antrax IT, Boffi/De Padova, Cappellini e Listone Giordano. Opere ed installazioni che ricordano boschi e foreste, come i moduli in legno di Maria Cristina Carlini nel cortile di Superstudiopiù (Tortona), o i germogli dorati di ulivo di Marcantonio per Natuzzi che si innalzano verso il cielo in segno di rinascita dal cortile di Palazzo Durini Caproni di Taliedo. O ancora il bellissimo progetto “AquaSymphony. Discover the Sound of water” della Fondazione Biohabitat, che ricrea negli spazi di Superstudiopiù un angolo di foresta pluviale: piante tropicali rare ed insolite per le nostre latitudini, elementi di design immersi in una musica di sottofondo, che rievoca i suoni della foresta, dove l’acqua che scorre fa risuonare una selva rigogliosa di sterlizie, banani e Jucca.

Foto di Chiara Spatti

Gli Orti Botanici di Brera sono stati invece scenario dell’installazione interattiva “Feeling The Energy per Plenitude”: 500 metri di tubo di rame che hanno preso forma di un gigantesco xilofono, colonnine di raccolta di energia solare, archi musicali e giochi di diffusione del suono.  Personalmente di tutte le opere menzionate finora è stata quella che mi ha convinto meno, ma forse perché nel mio giorno di visita gli orti erano particolarmente affollati e la fruizione dell’esperienza è stata quasi impossibile.

Ma il Fuorisalone è l’occasione anche di scoprire e rivalorizzare luoghi abbandonati della città, com’è stato per l’Alcova, con i suoi spazi espositivi ricavati all’interno delle strutture del vecchio ospedale militare abbandonato (Inganni). Immersi in una vegetazione selvaggia ed incolta che sembra volersi riappropriare di quei luoghi, gli edifici dal fascino decadente sono stati affascinanti scenografie per percorsi esperienziali ed installazioni più o meno convincenti. Dal bizzarro carretto “Solar idea” di rivendita di spremute di arance realizzate con energia solare, all’installazione “Monumental Wonders” dell’azienda olandese specializzata nella lavorazione di pietre naturali SolidNature, che mostra pezzi unici realizzati dalla designer olandese Sabine Marcelis e dallo studio di architettura internazionale OMA.  Ma anche diversi lavori artistico-artigianali e di ricerca, tra cui vale la pena menzionare le lampade di Maximilian Marchesani, che vogliono essere espressione dell’impatto dell’uomo sulla natura: rami di nocciolo percorsi da cavi che, come linfa, alimentano piccole punte di neon, impreziositi da piume colorate di pappagalli, che importati dall’uomo in Europa dai paesi tropicali, stanno oggi diventando una minaccia per molte specie autoctone, tra cui le rondini.

Foto di Chiara Spatti

Diverse iniziative hanno poi raccontato di nuovi e vecchi materiali sostenibili e di riciclo. Molto affascinante l’iniziativa del Gruppo Saviola, percorso narrativo della genesi dei suoi pannelli di legno 100% riciclato: dalla raccolta dei rifiuti del legno alla realizzazione dei loro pannelli, fino all’applicazione del loro prodotto in giganteschi fiori di legno che portano il visitatore alle dimensioni di piccoli insetti immersi in un prato incantato.

Meno affascinante, ma sicuramente interessante, l’esposizione di YKK di zip completamente biodegradabili ed i nuovi bottoni automatici Eco-friendly AcroPlating, nell’area di Superstudiopiù dedicata ai nuovi materiali di diversi produttori, come carte da parati in riso, o calzature create con gli scarti di frutta e verdura (con tanto di esposizione del sandalo-ananas).

Foto di Chiara Spatti

Suggestiva l’installazione onirica “Journey into a dream” realizzata nel sottotetto dell’edificio “E-Space” di Alcova, un viaggio tra i tessuti di The House of Lyria disegnata dalla scenografa cinematografica Alessia Anfuso. Si ha la sensazione di trovarsi sul ponte di una nave che punta verso il sole.

Mio grande rammarico è non essere riuscita a visitare l’installazione di Hermes, “Alla ricerca della leggerezza” realizzata nello spazio ex-Pelota, ma gli eventi sono sempre tanti ed il tempo sembra non bastare.

Nonostante la sostenibilità sia stato il tema cardine di questa edizione del Fuorisalone, pare che l’installazione più apprezzata dal pubblico sia stata “Divided Layers” che con la sostenibilità non ha proprio nulla a che fare. Opera 3D dell’artista Daniel Arsham per l’azienda di sanitari Kohler: costituita da una serie di pannelli sovrapposti uniti a formare un tunnel calpestabile che si sviluppa su una sottile vasca d’acqua che funge da superficie specchiante. In effetti anche a me è piaciuta davvero molto, così come ho trovato davvero meravigliose le colonne realizzate da Antonio Marras, “I Giganti”, installate all’Università Statale per De Castelli.

Deludenti invece le installazioni di Ikea e di Lexus, rispetto a quanto avevano presentato negli anni passati.

E adesso? Non resta che attendere il Fuorisalone 2023.

Chiara Spatti

Marketing & Communication Manager specializzata nel settore spettacolo. Da sempre appassionata d’arte in tutte le sue forme. Mamma di tre splendidi ragazzi. Amo viaggiare, la cucina giapponese, il profumo dei libri ed i colori dell’autunno.

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