Laura Nardi racconta di Human libraries

Human libraries è l’evento che anima le biblioteche

A Roma, fino al 20 novembre sarà possibile partecipare all’evento Human libraries teso a far dialogare le storie direttamente con le persone. A raccontarci del progetto INTeRAMUNDI da cui prende il via Human libraries è la direttrice artistica dell’evento, Laura Nardi, che ringrazio per la disponibilità. La libreria si trasforma e i libri diventano umani mentre i lettori possono ascoltare le storie, fare domande, interagire direttamente con i protagonisti, insomma un nuovo e interessante modo di dialogare e mettersi a confronto con storie di discriminazione, stigma, abusi e pregiudizi fatto all’interno di un ambiente sicuro e protetto.

Un’esperienza unica che apre alla comprensione non solo dei singoli episodi, ma alla consapevolezza che conoscere e mettersi nei panni dell’altro, non solo attraverso le parole scritte, rende il tutto molto più reale e comprensibile. Le parole pronunciate suscitano empatia e, guardandosi negli occhi, si può comprendere meglio la realtà della nostra società.

Gli incontri saranno disponibili giovedì 13 presso la Biblioteca Fabrizio Giovenale (via Fermo Corni SNC) dove è in programma la human library i diritti delle donne, lunedì 17 presso alla Casa del Municipio Ipazia di Alessandria (Viale Rousseau, 90) per la human library il conflitto e giovedì 20 presso alla Biblioteca Fabrizio Giovenale con la human library storie libere, aperta a tutta la cittadinanza e realizzata con il sostegno della Comunità Educante de’ Pazzi

Benvenuta. Proseguono a Roma gli appuntamenti con Human Libraries all’interno di INTeRAMUNDI. Com’è nato il progetto?

Il progetto INTeRAMUNDI, che ha vinto l’Avviso Pubblico Artes et Iubilaeum promosso dal Comune di Roma, contiene un insieme di attività che sono per noi dei sogni nel cassetto che finalmente trovano il modo di realizzarsi.  Human libraries, passeggiate storico-letterarie, performances, creazione di una web-radio itinerante hanno lo scopo di promuovere una nuova socialità e costruire una memoria collettiva.

In questo progetto c’è qualcosa di molto interessante, la Human Libraries, una biblioteca umana dove si prestano persone invece di libri. Oltre a questa appena citata, quali sono le altre caratteristiche principali?

La Human Library, ideata in Danimarca nel 2000 da Ronni Abergel, è un format ormai diffuso a livello globale, riconosciuto dal Consiglio d’Europa come una buona prassi per il dialogo interculturale e un efficace strumento per la promozione dei diritti umani.

L’obiettivo è quello di promuovere la cultura del rispetto e del riconoscimento dell’altro, attraverso un processo empatico di confronto con persone reali e le loro storie.

Qual è il rapporto che si viene a creare tra “libri umani” e “lettori”?

Il rapporto che si instaura è molto intenso. Improvvisamente cadono i tabù, i preconcetti e gli stigmi. I libri persona, che nel nostro caso specifico sono soprattutto persone fragili ed emarginate, trovano il coraggio di parlare non temendo il pregiudizio altrui. Chi ascolta esce dalla propria zona di comfort ed empatizza con il narratore, senza giudicare.

Quali esperienze ricorda in modo particolare, di incontri di Human Libraries?

La Human Library “La casa”, che coinvolge ex senza fissa dimora del Centro di accoglienza Monte Libretti, è stata un’esperienza incredibile per tutti: il gruppo di formatori che ha lavorato con gli ospiti del centro, aiutandoli a raccontare la loro storia di caduta, cercando sempre di alimentare la speranza di un futuro migliore; gli stessi ospiti che si sono messi in gioco con una generosità e una umanità non scontate e che finalmente hanno trovato la possibilità nella Human Library di raccontarsi e di rientrare in contatto con quella società civile da cui soni fuoriusciti; e i lettori, che ho visto piangere, abbracciare gli ospiti, stringere loro le mani in un afflato emotivo intenso e commovente.

Come vive il pubblico di “lettori” questo approccio direi più intimo con la realtà, con i racconti che prendono “vita” dinanzi a loro?

Come dicevo, la reazione del pubblico per noi è sorprendente. Arrivano diffidenti, non capiscono bene cosa faranno. Chiedono di poter ascoltare un solo libro persona e poi… restano fino alla fine nella speranza di riuscire ad ascoltare tutti e tutte.

Cosa significa, per chi organizza, portare avanti un progetto del genere?

Non è semplice. Immergersi nelle storie altrui richiede onestà e rispetto. Il fatto che noi, che curiamo le Human, abbiamo alle spalle una carriera teatrale, ci ha sicuramente aiutati nell’elaborazione drammaturgica di tutti i racconti.

Chi sono i destinatari dello stesso e a chi, invece, vorreste dedicarlo?

I destinatari sono le e i cittadini. Siamo tutti noi. Lo dedichiamo sicuramente a tutte le persone che si sono messe in gioco trasformando le loro vite in libri, che hanno avuto il coraggio di raccontarsi e che dopo ogni Human ci scrivono: “grazie per questa esperienza meravigliosa…ne è valsa la pena…non vedo l’ora di rifarlo di nuovo” e così via.

La nostra società odierna che è caratterizzata da una vita frenetica e dal messaggio breve, come potrà usufruire di esperienze simili? Cosa potrà apprendere da loro?

Le Human Libraries hanno un grande potere curativo e rigenerativo. Ci restituiscono il tempo della cura, del dialogo, dell’empatia e della vera socialità

Cosa si augura per questo progetto e per noi fruitori dello stesso?

Creerei occasioni di Human Libraries ovunque, soprattutto nelle scuole. Quindi… lunga vita.

Grazie e in bocca al lupo!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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