Intervista a Carmine Marino in scena al Festival Teatrale Teatramm

La Contesa

Al Festival Teatramm’ in scena La Contesa, diretto da Carmine Marino

La Contesa, per la regia di Carmine Marino è lo spettacolo che il 4 settembre alle ore 21.00 concluderà il Festival Teatrale Teatramm’ che andrà in scena dal 31 agosto al 5 settembre al Teatro Marconi di Roma. La compagnia Il Ponte porterà il testo di Francesco Maria Angelucci su musiche originali di Luigi Friotto.

Abbiamo incontrato il regista dello spettacolo Carmine Marino, a cui diamo il benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt.

Salve Carmine, come vi sentite ad essere l’ultima compagnia che si esibirà al Festival Teatramm’?

Considerata la tematica del nostro spettacolo La Contesa, la prima risposta che mi viene in mente, dal sapore evangelico e beneaugurante è: “gli ultimi saranno i primi”!

Scherzi a parte, non posso nascondere che l’emozione è grande, non tanto per “essere l’ultima compagnia ad esibirci”, quanto per il semplice fatto di “esserci”.

Cosa vi ha spinti a partecipare?

Oltre alla voglia di tornare a calcare le tavole di un palcoscenico dopo questo lungo periodo a “sipario chiuso”, quello che ci ha spinti a partecipare è soprattutto la voglia di confrontarsi, di mettersi in discussione, di conoscere altre realtà teatrali. Molti, nel mondo teatrale e non, coltivano solo il proprio orticello credendo che sia il più bello, il più verde… il migliore insomma. Noi invece, che abbiamo questa “vocazione” già dietro e dentro il nome della nostra Compagnia (Il Ponte), cerchiamo di aprirci agli altri e verso nuovi orizzonti, consapevoli che conoscere altre Compagnie teatrali, ascoltare e confrontarsi con giurati esperti sia una cosa bella che non sminuisce, ma bensì impreziosisce il nostro bagaglio e rafforza la nostra passione per il teatro.

La Contesa

Stiamo ritornando nei teatri e come ho chiesto a tutti i vostri colleghi, come avete trascorso voi questo periodo di forzato stop dei teatri?

È stato un periodo strano, fuori luogo, ma allo stesso tempo ricco di momenti di crescita e di riscoperta. Abbiamo continuato a coltivare la nostra passione per il teatro usando i social, “le prove a distanza” on line, giocando a trasformare le nostre case in palcoscenici, i nostri arredi in scenografia, i nostri familiari in comparse. Non è stato facile, ma siamo riusciti comunque a creare La Contesa, uno spettacolo nuovo, al suo debutto proprio in occasione di questo Festival, un lavoro non certamente facile anche nell’approccio, ma che ci ha emozionati ed aiutati anche a vivere il periodo della pandemia, grazie ai temi che ci ha proposti e cioè la sfida, la solidarietà, il mettersi in gioco, il riconoscerci pe quello che realmente siamo, il non giudicare. Ecco, si parla spesso di “teatro nel teatro”, beh… per noi questa esperienza è stata un “Teatro nella Vita”.

Parliamo dello spettacolo che porterete in scena e che debutterà proprio qui. Il tema principale è la figura di Giuda il traditore. Qual è l’attrazione che sentiamo verso questo personaggio che rappresenta il tradimento?

Ecco… nella domanda è racchiuso il nocciolo del nostro spettacolo: siamo sicuri che Giuda incarni davvero e solo la figura del traditore? L’idea di Francesco M. Angelucci, autore e interprete de La Contesa, è proprio quella di comprendere, umanamente, che cosa spinse Giuda a tradire Gesù e le ragioni per le quali i Vangeli sembrano non aver dato il dovuto spazio e risalto alla figura di colui che è pur sempre un apostolo, ma un apostolo capace di un così terribile gesto. Credo, quindi, che più che essere attratti da questo personaggio, dobbiamo provare a pensarlo “uomo”, addirittura prescelto da Gesù come dodicesimo apostolo e pertanto voluto, a tutti gli effetti, tra i fondatori del Cristianesimo. Deve attrarci non solo la potente drammaticità di questo personaggio, ma anche la sua solitudine nel vacillare nel suo ruolo.

Quali sono gli elementi cardini dello spettacolo e cosa ha cercato di evidenziare nei personaggi?

Il testo è stato ben congegnato dall’autore che, pur avendo utilizzato rigorosamente i riferimenti storici, ha tessuto una storia immaginaria di tutto rispetto. Ecco, proprio in questa storia ho cercato di far emergere l’umanità di ogni personaggio. La vicenda è nota a tutti, cristiani e non, ma proviamo soltanto a chiederci: perché Caifa ci teneva così tanto a far fuori Gesù di Nazareth? Dopo la decisione non facile di crocifiggerlo, Pilato avrà dormito sonni tranquilli? A nulla sono valse le riflessioni che sua moglie Claudia avrà tentato, nel rispetto del ruolo pubblico del marito, di fargli fare? Provare a mettere in scena questi interrogativi, caratterizzarne in quest’ottica i vari personaggi che si alternano in scena, credo sia stata la sfida più grande.

Quale aspetto di Giuda ha cercato di sottolineare?

Lo abbiamo già accennato. L’umanità di questo personaggio che, pur nella sua oggettiva negatività, resta pur sempre uno degli ingranaggi fondamentali negli imperscrutabili disegni divini.

La mia attenzione si è concentrata sul non voler sembra di giustificare Giuda, ma di cercare di comprenderlo umanamente. La sua figura di insegna che “togliendosi di mezzo”, si è tolta la possibilità di redenzione ed è qui che risiede la sua colpa specifica.

La Contesa

Dove, nel suo lavoro di regista, ha trovato maggior difficoltà?

La difficoltà più grande credo sia stata quella di far passare al pubblico questo complotto, questo intrigo tessuto da tutti i personaggi apparentemente senza ferocia, nel rispetto anche dei ruoli istituzionali dei due grandi artefici di questa “contesa”: Caifa, determinato e spietato Sommo Sacerdote del Sinedrio, e Pilato, insofferente e sofferente governatore romano in terra giudaica.

Pensando quindi ad una “lotta diplomatica” tra i due, ho provato ad immaginare lo spettacolo come un disegno strategico, uno studio accurato delle mosse da giocare, calandolo così su una grande scacchiera dove gli interpreti, altalenando tra personaggi e pedine, giocano la loro partita, tutti tesi a dare “scacco matto”, a buttare a terra il Re, un Re che, però, farà di questa caduta la salvezza dell’umanità.

Cosa spera che il pubblico porti a casa del vostro spettacolo?

Come Socrate ammaestrava attraverso le domande, così mi auguro che lo spettacolo La Contesa, anche se non vuole certamente avere la pretesa di educare, riesca ad innescare nel pubblico il salutare “mettersi in discussione”, ponendosi alcuni di quegli autentici quesiti con i quali la Verità interpella quotidianamente le nostre coscienze di uomini liberi.

Uscendo da teatro, mi auguro che il pubblico si senta spronato a riflettere, ad andare oltre le apparenze, a non giudicare gli altri, a non essere intransigente nelle proprie convinzioni, ma di impegnarsi a fare quotidianamente quell’esercizio dell’esame di coscienza che, pur se prettamente di matrice cristiana, è oggi necessario all’uomo cosiddetto “moderno” affinché non si perda nei meandri della modernità e si lasci da essa soffocare.

Grazie per essere stato con noi e in bocca al lupo per lo spettacolo!

Grazie a voi per l’opportunità!

Il vostro “in bocca al lupo” lo giro, a nome de “Il Ponte”, con amicizia, a tutte le altre Compagnie che con noi sono finaliste di Teatramm. In questo Festival mi piace immaginare priva di valore la consueta espressione: “Vinca il migliore” perché qui, dal 31 agosto al 5 settembre, il “migliore” ha già vinto ed è il Teatro!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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