L’artista deve morire: dialogo tra artiste

InCorti da Artemia 2026 un corto su come si affronta la morte e la vita

L’artista deve morire è un corto teatrale che parla dell’aldilà e di due artiste. Scritto e diretto da Sara Alicandro e interpretato da Federica Baietti e Caterina Bignante, sarà in scena domenica 19 aprile al Centro Culturale Artemia.

InCorti da ArtemiaFestival Nazionale di Corti Teatrali è giunto alla sua decima edizione. 10 anni di teatro, passione e talento. Saranno tre serate imperdibili dal 17 al 19 aprile, con 15 corti da tutta Italia, tra emozioni, sperimentazione e spettacolo dal vivo… tutto a vista!

Il corto analizza attraverso due figure femminili, la Woolf e la Kahlo, la scelta di vita e di morte. Due persone che appaiono agli antipodi. Come avete affrontato i due personaggi?

Federica: Per me tracciare la personalità di Frida a livello scenico è stato l’equivalente dello scoprire una tavolozza di colori con una vita propria; il mio obiettivo era quello di donare al pubblico quella sua variopinta dignità e forza, anche attraverso i suoi momenti statici. È una donna innamorata, della vita, di se stessa, del suo essere artista, un sentimento che l’accompagnerà anche nella morte.

Caterina: Personalmente non conoscevo bene la storia di Virginia, perciò ho condotto una ricerca che mi ha permesso di comprendere a pieno quello che si può evincere tra le righe delle sue opere; ho capito quanto il suo desiderio di morire fosse strettamente legato al sentimento di inadeguatezza e di abbandono, che si traduceva nel sentirsi un peso per chi le stava attorno.

Sara: Ho scritto questo testo in uno stato quasi febbrile, di necessità. Da sempre conosco e amo le due artiste per motivi molto diversi tra loro, ma il filo rosso che connette Frida e Virginia me l’ha suggerito l’inconscio. Solo dopo la prima stesura mi sono resa conto di quanto, seppur agli antipodi per moltissimi aspetti che si intuiscono all’interno del testo, le donne sono interconnesse in maniere sorprendenti, a volte inquietanti. Basti pensare che un quadro di Frida Kahlo si chiama “Ciò che l’acqua mi ha dato” e non solo Virginia è morta suicida nel fiume Ouse, ma una canzone dei Florence+The Machine si chiama “What the water gave me”, ed è ispirata proprio alla morte della scrittrice inglese. Penso che semplicemente io sentissi, più o meno consapevolmente, il bisogno di raccontare un universo in cui queste artiste avessero l’occasione di parlarsi.

Vita e morte, desiderio di lasciare tutto scegliendone il momento e impegno fino ad arrivare al raggiungimento del trapasso. Sono domande e scelte che coinvolgono ogni essere umano. Cosa vi avvicina all’una e all’altra?

Federica: C’è stato un tempo in cui il mio rapporto con la vita e la morte era paradossalmente più vicino a quello di Virginia, in cui il trapasso era visto come un sollievo, un sollievo dall’apatia, dalla sofferenza, dal peso che vivere in sé per sé comportava. Ciò che mi sfuggiva era che insieme a tutto questo sarebbero spariti anche i colori, le persone, la possibilità di entusiasmarmi di nuovo per le cose. Perciò comprendo fino in fondo Virginia, ma oggi mi impegno a essere Frida.

Caterina: Ciò che mi spaventa di più è il dimenticare, il vivere una vita ricca di esperienze e insegnamenti per poi sperimentare l’oblio e il vuoto; ho capito, da quando ho visto nella pupilla di una persona affetta da demenza senile, anche solo per un secondo, la luce di chi si aggrappa ancora alla vita, che in quella scintilla c’è speranza.

Sara: All’età di sei anni sono stata costretta a guardare la morte in faccia, perché mia sorella ci ha lasciati prematuramente per un tumore quando era solo una bambina. Per quanto questo sia stato il Trauma della mia vita, oggi, vent’anni più tardi, posso dire che se non fosse accaduto oggi non amerei la vita come faccio. Un approccio più spirituale (non religioso) all’accaduto mi ha permesso di sviluppare la sensazione che in un modo o nell’altro chi ci “lascia” non se ne va mai via veramente, e questa consapevolezza mi aiuta anche a temere di meno la morte.

Le due protagoniste del corto, oltre a parlare di vita e di morte, riflettono anche sul ruolo di un’artista. Cosa rappresenta per voi? Come lo vivete questo ruolo?

Federica: Una volta vivevo questo ruolo in una maniera disfunzionale e tossica senza nemmeno rendermene conto: lo identificavo più con un dovere che con un’urgenza; la me di oggi, specialmente grazie a In-Farinate Teatrali, ha imparato quello che avrebbe dovuto realizzare fin dall’inizio, che essere un artista è giocare ed emozionarsi, per se stessi e per gli altri.

Caterina: L’artista per me è uno specchio: il ruolo del pubblico è quello di riconoscersi all’interno dello stesso artista tramite una connessione, che può avvenire attraverso le parole, le immagini, della musica, il suono di una voce, un richiamo lontano ma che accende una scintilla interiore propria di tutti noi.

Sara: Ho passato una vita intera a cercare la mia definizione di artista; mi sono sempre chiesta se io mi potessi definire artista o meno. Ho capito col tempo che un artista non può definire se stesso, ma la sua natura si rivela negli occhi di chi si emoziona e si riconosce in ciò che quella persona crea. Credo anche che un artista non abbia bisogno di incastrarsi in etichette, perché la sua non deve essere una pretesa di successo ma un richiamo forte a cui è quasi impossibile resistere, indipendentemente dal risultato.

Come affronterete il pubblico e la giuria del Premio InCorti da Artemia?

Per quanto siamo perfettamente consapevoli del fatto che si tratti di una gara, quello di cui ci importa maggiormente è restituire l’anima del nostro lavoro e l’inesauribile voglia della nostra compagnia di migliorarsi e di mettersi in discussione.

Cosa vi aspettate dal concorso e cosa darete voi ad esso?

Siamo sicure che troveremo all’interno della rassegna terreno fertile di crescita e soprattutto un’occasione per confrontarci con realtà diverse dalla nostra, l’unico vero modo, a nostro avviso, di continuare a imparare. In linea con quanto detto precedentemente, ci preme restituire la passione che abbiamo tutte indistintamente per questo mestiere, che ci tiene vive e mantiene intatta la nostra voglia di sognare.

Grazie e in bocca al lupo!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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