L’attimo sfuggente del teatro italiano

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l'attimo fuggente

rendete straordinaria la vostra vita

In scena la Teatro Ghione di Roma, lo spettacolo L’attimo fuggente, ispirato all’omonimo film del 1989 con protagonista Robin Williams, attore eclettico. Nel ruolo che fu di Williams, Ettore Bassi, un ruolo difficile, perché il paragone tra i due attori è naturale e non ammette incertezze.

Il film del 1989, per la regia di Peter Weir, racconta la storia di un professore, Keating viene trasferito in un collegio maschile, nel quale egli stesso ha studiato. Il film, che parla di giovani e li invoglia ad appassionarsi alla poesia, a cogliere il lato migliore e soprattutto a vivere la vita, il tutto racchiuso in una frase: “Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita” diventa un cult del genere e anima dibattiti oltre ad emozionare i cuori.

Da qui la trasposizione a teatro, da parte di Davide Ienco, produttore esecutivo, per la regia di Marco Iacomelli e un cast di giovani attori: Matteo Vignati, Alessio Ruzzante, Matteo Napoletano, Matteo Sangalli, Leonardo Larini, Edoardo Tagliaferri, Sara Giacci, insieme a nomi con un carisma più alto, come Ettore Bassi, Mimmo Chianese e Marco Massari.

Come dicevamo, lo spettacolo teatrale, che prende non solo ispirazione, ma mantiene interamente la storia del film, si presta al paragone naturale con la pellicola cinematografica. Resta importante la storia dei ragazzi, il modo di interpretarla e l’energia che deve, necessariamente, scaturire dall’interpretazione.

L’idea non è male, proprio per i temi che si vuole affrontare, è la messa in scena che ci lascia perplessi. Ci sono parti silenziose, che dovrebbero invogliare alla riflessione, ma diventano, invece, momenti troppo lunghi. Manca l’energia giovanile, che non arriva al pubblico, alcuni quadri sembrano troppo distaccati gli uni dagli altri, senza qualcosa che li guidi verso il passaggio successivo.

Interessante la scenografia, con teli totalmente bianchi che accolgono le proiezioni che guidano alla scena e sei sedie che si trasformano all’occorrenza, modificando la scena in un’aula, nella grotta, nella stanza dei ragazzi, ecc. L’idea delle sedie è davvero interessante e ben sfruttata.

Per l’interpretazione diremo ottima quella di Mimmo Chianese, convincente nel ruolo di preside, non avrebbe potuto interpretarlo meglio. Un buon Ettore Bassi, che però non viene supportato nel suo ruolo dal gruppo dei giovanissimi che, in scena con lui, sembrano sperdersi. Il tutto diventa più interessante quando i giovani entrano nella setta dei Poeti estinti e quindi si muovono da soli sul palco.

Peccato. Da un testo del genere, avremmo voluto sentire molta più energia, molto più coinvolgimento e tanta passione, che, sinceramente, non è arrivata. Sarà stata la prima, sarà stata l’emozione, ma ci piacerebbe poter sentire l’energia che scaturisce dal palco con la stessa intensità che avviene al cinema.

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