Le diversità affrontate dalla famiglia Croccolo

Immigrati brava gente

Il fattore migranti smuove nelle persone una serie di sentimenti buoni e cattivi

Al Teatro Marconi di Roma, fino al 10 marzo trovate “Immigrati brava gente”, scritto diretto e interpretato da Bernardino De Bernardis, che è don Salvatore, capofamiglia dei Croccolo. Con lui sul palco, Angela Ruggiero nella parte della moglie, Ruddy Almada, l’immigrato, Simonetta Milone, la suocera di Don Salvatore, Francesca Di Meglio, nella parte della figlia, Matteo Fasanella, in quella del figlio, Elena Verde, nei panni di una vicina di casa e Antonio Coppola, il commissario. Voce fuori campo, Salvo Miraglia.  

La scena si apre, facendoci entrare subito in una casa, che scopriremo essere poi, casa Croccolo. C’è qualcuno addormentato sul divano e una signora che entra con una tazzina di caffè. Lo spettacolo si svolgerà tutto all’interno della casa, dove si intuisce un bagno, altre stanza, nascoste da tende e un angolo che è adibito a zona lavoro. La signora sveglia il tizio addormentato e si comincia a capire la situazione: marito e moglie, mattina, lui deve andare a lavoro. Iniziano i primi battibecchi, tipici tra gli sposati e ancora più sentiti se la coppia è partenopea. Dopo alcune battute la signora esce per andare a comprare lo zucchero e avviene il “fattaccio”, quello che sarà il filo conduttore della commedia.

Entra a casa Croccolo, un immigrato, Omar. Vestiti strappati e piedi nudi, terrorizzato e febbricitante. Don Salvatore si ritrova davanti questo tizio e la sua prima reazione è di spavento, poi di rabbia. Cercherà di mandarlo via, penserà di chiamare la polizia. Nel frattempo torna la moglie, che dopo un attimo di paura, prova pena per il ragazzo andando contro il marito. Sarà poi aiutata dalla mamma, suocera di Don Salvatore che, giunta a casa Croccolo e vedendo la situazione, non ha un momento di incertezza, dichiarando che il ragazzo va aiutato, dando addosso, fisicamente e a parole al genero, e quindi, andrà a comprare delle medicine, che saranno sicuramente utili.

E da qui tra gag e siparietti, tipici delle commedie, che prendono spunto dai pregiudizi e dai clichè, tipo, la suocera sempre pronta a dare addosso al genero, il genero che odia la suocera e deve sopportarla, la moglie che si sente sola, non più amata, la figlia che è convinta che il padre non capisca nulla, il figlio con la sola idea di apparire, di cercare la fama e il successo facili, e via dicendo.

Fatto è che il ragazzo nonostante l’inizio particolare, inizia a vivere con la famiglia che diventerà per lui come la famiglia lasciata in Marocco. Nel corso dei 6 mesi Omar , si mostrerà degno di fiducia, tanto da fare i turni a lavoro con Don Salvatore, sarà aiutato per i documenti e nascosto, all’inizio, alla polizia che lo sta cercando, però poi, succederà qualcos’altro che metterà in crisi tutto questo, qualcosa di improvviso, che non si può raccontare perché rovinerebbe la sorpresa.

I temi trattati dalla commedia sono molto attuali e sentiti. Il fattore migranti smuove nelle persone una serie di sentimenti buoni e cattivi, a volte contrastanti. Chi di noi non si è professato favorevole all’entrata di questi poveri ragazzi in Italia, ma basta che stiano chiusi nei centri, che fuori sono pericolosi? A chi non dà fastidio vederli chiedere elemosina? O chi è che non brontola perché a loro hanno dato il lavoro e agli italiani no? (salvo poi andare a scoprire che il lavoro è pagato 10 euro per 12 ore…).

È vero che di pregiudizi in Italia ne abbiano e anche tanti, e partono tutti dalla paura e dalla poca conoscenza dell’altro. La commedia li mette in risalto tutti, in particolare quando toccano qualcosa di intimo. Ed è purtroppo vero che spesso, come succede in scena, la colpa è degli italiani e a farne le spese sono gli stranieri.

Gli attori in scena sono molto affiatati, recitano con gran scioltezza e risultano veramente simpatici. In particolare Bernardino de Bernardis, autore del testo e attore principale. Su lui fa perno tutto lo spettacolo: lui, il capofamiglia che tutti additano ma, che in realtà manda avanti la famiglia e risolve i problemi. In particolare mi è piaciuto nel finale, dove l’emozione di capire un torto che è stato fatto lo fa urlare di rabbia e dolore.

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Raffaella Monti

Raffaella Monti

48 anni, una vita con i bambini ... degli altri, a raccontare favole e a gustarmi film e letture. E se c'è il lieto fine ... meglio!

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