Pubblicato il: 25 Gennaio 2020

L’invisibile all’amore all’Eliseo Off

In Recensioni

Stefania Barca interpreta l’amore invisibile

Lettere da una sconosciuta di Stefan Zweig è un monologo di circa 60 minuti in cui una donna si racconta, o meglio, partendo da un evento tragico, racconta il suo smisurato amore per un uomo. L’intestazione della stessa appare già molto decisa: “A te, che mai mi hai conosciuta”, come a incidere sulla carta la certezza di queste parole. E non è un caso che l’uomo, raffinato ed elegante nella sua figura e nei suoi modi, riceva la lettera il giorno del suo compleanno, scoprendo cose che non avrebbe immaginato.

Il racconto comincia con la composizione di questa lettera nella quale una donna racconta che suo figlio è morto a causa di un’influenza. Addolorata la donna si abbandona ai ricordi, al racconto della sua vita che si intreccia, inesorabile, con quella del suo unico vero amore, conosciuto a tredici anni, quando il giovane scrittore si era trasferito nell’appartamento di fronte al suo. Un amore cresciuto insieme alla giovane, la quale  è costretta ad abbandonare quella casa perché si trasferisce con la famiglia, fuori Vienna. Con la caparbietà di una donna innamorata, riesce a tornare a Vienna, nella città dove il giovane continua a vivere. La sua è una scelta dettata dalla consapevolezza che il suo amore possa durare per sempre.

Anche le sue giornate sono scandite dalle ore serali durante le quali lei lo aspetta sotto casa e lo vede entrare o uscire da solo o in compagnia. Incapace di dimenticarlo, cerca di farsi riconoscere da quell’uomo che vive incondizionatamente la sua vita, senza riconoscere in lei quella bambina che lo ha conosciuto anni prima.

Forte del suo sentimento, però, la donna riesce a vivere con l’uomo solo alcune, poche ore d’amore, che le regalano un figlio. Sarà quel figlio a consolarla della vita che non riesce a passare con lui, fino alla sua tragica morte. Ma come può una donna del secolo passato, vivere un amore con tutte le forze e non subire la cattiveria della ‘buona’ gente? Eppure mentre il racconto prosegue esponendo agli occhi del pubblico, la vita dura ma segnata da un sogno amoroso, non si può non pensare che passano gli anni, ma le emozioni e le sensazioni sono sempre le stesse.

Oramai disperata e senza alcun motivo per vivere, la donna si appresta a seguire il suo bambino, lasciando l’uomo con quella lettera che racconta di una vita vissuta accanto alla sua, invisibile. Ed è lei che mai pronuncia il proprio nome, o un indizio affinché lui possa comprendere chi sia.

Il testo diventa un racconto attualissimo, dai risvolti dolce amaro, ma con la consapevolezza che ancora oggi ci sono situazioni molto simili a quelle narrate, anche a distanza di decenni.

Sulla scena si nota il bianco degli oggetti, quasi candido, come a sottolineare la purezza del bambino che ormai non c’è più, ma anche l’amore puro della donna, che si è concessa ad un solo uomo. Il dolore traspare tra le righe della lettera ed è diretto non solo al bambino ormai deceduto, ma anche all’uomo che ha perso l’occasione per conoscerlo, amarlo, come lei ha fatto per tutti quegli anni. Un dolore che ha lasciato una madre inconsolabile, e disperata che non vede altra via d’uscita nel solo gesto drammatico che si appresta a compiere. L’uomo è visto come il perdente della storia, ha perso un figlio mai conosciuto e l’amore incondizionato di una donna.

In scena una bravissima Stefania Barca diretta da Angela Bandini, che riesce a portare in scena  la visione di una donna del passato, rendendola attuale. Nel mondo, ancora oggi, mentre viviamo la trasformazione del concetto femminile, delle loro esigenze e della modernizzazione della visione della stessa, ci accorgiamo che il sentimento dell’amore è e resta simile. Ci sono storie che possono accompagnare la vita e tragedie che ci lasciano senza fiato. Eppure le parole scritte da Stefan Zweing, un uomo, che racconta l’amore tramutatosi in tragedia, di una donna per un uomo, lasciano un segno indelebile. Sono struggenti e malinconiche, dirette e dolorose. Mentre la Barca racconta questa storia e recita con passione, a tratti si ascolta la voce di Edoardo Siravo, che penetra la mente e il cuore. A lui il duro compito di interpretare l’uomo distratto, assente e dongiovanni, che prende sulle sue spalle tutta l’antipatia che gli spettatori possono provare per questa situazione.

Il tutto condito da una particolare location, quella dell’Eliseo Off, raccolto e quasi intimo, nel quale lo spettacolo diventa un racconto più che interessante e che sarà in scena fino al 31 gennaio.

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