London calling: tredici diverse ricerche artistiche made in Londra

London Calling una collettiva che non soffoca e lascia la possibilità di apprezzare singolarmente ogni artista

È ora allestita a Palazzo Cipolla a Roma, la mostra London Calling. Curata da Javier Molins e Maya Binkin, è composta dalle opere di 13 artisti, tutti accomunati da un profondo legame con Londra: madrepatria dell’impero britannico, metropoli viva, ricca di tradizioni e di altrettanta controcultura e dissidenza. La libertà e l’edonismo anni ‘60 coincidono con l’inizio della decolonizzazione, processo lungo che arriva fino al 1997.

La swinging London edonica, il punk, le controversie sociali e razziali, amalgamano l’anima della città dove gli artisti in mostra si sono formati e vivono: molte realtà creative inoltre, istituzioni museali, gallerie e collezionisti, continuano a creare un prolifico ambiente per l’arte contemporanea, spinta all’apice negli anni 90 con il gruppo dei Young British Artist, che incontrarono le loro opere in tecniche shock come nello spirito imprenditoriale, utilizzando loro stessi la definizione di YBA come facile strumento di mercato.

Ad aprire la mostra, le iconiche opere di Anish Kapoor, nato a Mumbai ma trasferitosi a Londra già negli anni ’70, dimensioni spaziali nuove, distorsioni che lo spettatore approccia nell’avvicinarsi alle sculture specchianti che dominano l’ambiente. In successione Tony Craig, scultore britannico originario di Liverpool, presente con opere dalla sintassi ritmica, forme biomorfiche ripetute.

Matt Collishaw, nato nel ’66 a Nottingham, è invece autore di una installazione cinetica, una scultura osservabile sia in stasi, sia in movimento, che ricrea come in una sequenza di fotogrammi, una scena orgiastica, cupa e affascinante, di putti e figure umane. Non può mancare l’opera di David Hockney, uno degli artisti britannici più influenti del XX e XXI secolo ed esponente della pop art inglese, che esplora con tecniche diverse come pittura, video e collage, immagini dove l’attenzione per l’aspetto psicologico e la natura del soggetto trattato, si legano ai colori sgargianti.

Yinka Shonibare è invece artista legato alle tematiche postcoloniali, nato a Londra e cresciuto in Nigeria, è famoso per le sue opere dove manichini umani in varie atteggiamenti e pose, sono vestiti in stile vittoriano tramite abiti realizzati con iconici tessuti africani: una inevitabile riflessioni sulle origini che scompiglia l’idea di unicità nazionale. Damien Hirst, originario di Bristol, è un’altra delle importanti presenze in mostra a Palazzo Cipolla. Organizzatore della mostra Freeze che nel 1988 lanció il gruppo YBA, è presente in mostra con diverse opere celebri, come Glen Matlock, installazione di una vetrina piena di farmaci, e una tela della serie Spot Paintings, di recente esposte sia alla Gagosian Gallery di Roma, sia nella bella mostra a Galleria Borghese.

Sean Scully è un artista originario di Dublino ma trasferitosi a Londra presto, autore di opere che si rifanno all’astrattismo emozionale: nelle tele esposte, grandi campiture di colore sono realizzate tramite pennellate ampie e accostamenti cromatici diversi. Altra opera pittorica presente è quella di Michael Craig-Martin, appartenente ad un nuova generazione di artisti concettuali, mentre di diversa natura le opere di Grayson Perry. Ceramista e non solo, Perry esplora con la sua opera le idee di gender, collaborando con il mondo del lusso e della moda: in mostra un suo iconico vaso con sopra raffigurati Kurt Cobain e Michael Jackson, oltre ad una borsa realizzata da lui per il marchio Osprey London.

Altri artisti presenti sono Jake e Dinos Chapman, due fratelli nella cui opera si ritrova il tema sociale in accostamento con la storia dell’arte, mentre più legato alla grafica pop è Julian Opie, autore di installazioni dove il linguaggio simbolico delle moderne segnaletiche si unisce alla semplicità geroglifica.

Annie Morris, artista britannica, è presente con una scultura e un arazzo: con diverse tecniche crea opere dove maternità e dolore sono connessi, traendo origine dal suo vissuto personale. Infine Idris Khan è un altro artista britannico che attinge a diverse fonti come letteratura, musica e religione, per realizzare opere con tecniche diverse, dove la parola si fonde in più strati fino a perdersi in una striscia di colore.

La mostra visitabile fino al prossimo 17 Luglio, risulta un’attenta selezione di artisti e ricerche differenti, varia nelle tematiche trattate: una collettiva che non soffoca e lascia la possibilità di apprezzare singolarmente ogni artista, di iniziare a conoscerne l’opera se non altro, sperando in future occasioni di approfondimento.

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Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

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