Luni sul Mignone: natura e storia di un sito archeologico

Foto di Carolina Taverna

La bellezza di un sito protovillanoviano nel territorio laziale

Non sfugge a nessuno quanto il Lazio sia una terra legata alla storia di antichi popoli, tanto da caratterizzarsi riccamente per la varietà di resti e rimandi a civiltà di origine diversa. In generale, il passaggio di popolazioni tra loro differenti ha dato vita ad agglomerati, poi futuri paesi e città che ancora oggi portano le tracce degli antichi insediamenti, in alcuni casi antichissimi.

Nel Latium Vetus, zona centro meridionale dell’attuale regione, passarono a partire dal 1500 a.C. Latini, Falisci e Capenati, seguiti poi dalle popolazioni di Equi, Ernici e Volsci, ma si deve tener conto che per arrivare alla magnificenza dell’età imperiale il passo è stato lungo centinaia e centinaia di anni, sviluppo che partì da epoche lontanissime, come quella del ferro e del bronzo, di cui restano tracce diverse: vicino ad Anzio, nella zona dei Monti Albani ad esempio, ma anche nella stessa Roma dove sull’Esquilino si conserva la più grande necropoli protostorica della città.

Nella parte superiore del Lazio, l’antica Etruria, si trovano antichi resti protovillanoviani, appartenenti all’età del bronzo. Risale a questo periodo, un luogo che per posizione e importanza è rimasto in uso nel corso dei secoli, dove funzioni e culti religiosi diversi si sono succeduti nel tempo.

Foto di Carolina Taverna

Il caso è quello di Luni sul Mignone, nella zona del viterbese, precisamente nel comune di Blera. Lo scavo rupestre deve la sua salvezza dal totale degrado e dall’indifferenza che invece ha toccato altri siti e beni, grazie a scavi portati avanti nella seconda metà del 900 ad opera dell’istituto svedese. Le risorse impegnate derivavano dalla passione archeologica del principe Gustavo VI Adolfo di Svezia, incoronato nel 1950: questa personalità che in primis si recò spesso a Viterbo, dove ancora lo ricordano, prese parte personalmente alle campagne di scavi, che nel complesso si svolsero tra il 57 e il 78. Nella zona della Tuscia, lo studio dei reperti portò alla scoperta di abitati comuni, restituendo preziose informazioni sulla vita della civiltà etrusca, di cui i resti più avvincenti riguardano piuttosto sepoltura e vita ultraterrena: magnifici esempi sono gli affreschi delle tombe di Tarquinia, e le ricche e maestose necropoli di Cerveteri scoperte insieme a preziosi corredi funebri e statuaria.

Luni sul Mignone è un insediamento tardo etrusco, ma lo connota la caratteristica di essere il più antico edificio monumentale dell’Europa centrale, datato al XII secolo a. C.: questo doveva costituire inizialmente la capanna del capo villaggio, di cui si conserva la struttura in pietra quadrangolare e probabilmente prevedeva una divisione interna su piani ed una copertura, tutte realizzate in legno. Al periodo protovillanoviano risalgono anche alcune suppellettili trovate durante gli scavi, mentre lungo i secoli successivi, continuò l’utilizzo dello stesso sito come luogo di rappresentanza e di culto: è presente a testimonianza, un altare scavato a risparmio nel tufo ascrivibile alla fase etrusca del VII.

Luni nel tempo si guadagnò una continuità che arriverà a legarsi anche al medioevo e alla cristianità, quando venne convertito in chiesa (fase testimoniata dalle tombe a fossa che vennero scavate attorno all’area). L’ultima fonte a citare questo insediamento è datata 15 Maggio 1301, quando il dominio della zona viene riconosciuto alla città di Viterbo dal conte Galasso di Bisenzio.

Foto di Carolina Taverna

L’altura su cui si trova Luni, è un punto singolare: ottimo come vedetta sul territorio circostante e all’incrocio di due fiumi (il torrente Vesca e il fiume Mignone da cui prende nome anche il luogo). Inoltre la speciale conformazione del territorio tufaceo, lo rendeva particolarmente adatto agli insediamenti preistorici, prima cave utilizzate come naturale rifugio e poi scavate a creare abitazioni ipogee vere e proprie.

Oggi è un luogo visitabile per chi ama passeggiare immerso nel verde. I sentieri che conducono al sito archeologico seguono torrenti, attraversano boschi e ripercorrono il tracciato della vecchia ferrovia dismessa Civitavecchia – Capranica – Orte, di cui ancora si scorgono le vecchie stazioni e sono percorribili gallerie e il viadotto sul fiume.

Luni sul Mignone resta nel tempo ancora frequentato, seppure nella sua valorizzazione appena accennata manchi manutenzione e sia preda facile dell’incuria, sorte che spesso tocca anche a siti meglio custoditi che condividono con Luni, l’origine rupestre e la completa immersione in un ambiente lontano dall’urbanizzazione. Lodevole comunque, che vi sia un pannello con descrizione del sito e indicazioni per arrivare al sito dalle vie principali percorribili in auto.

Gli articoli pubblicati sul Blog sono scritti dai Soci dell’Associazione in maniera volontaria e non retribuita
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright CulturSocialArt

Carolina Taverna

Diplomata al liceo artistico e laureata in studi storico artistici con tesi in arte contemporanea.

Leggi anche