Marco Benini ci parla del progetto di Circo Sociale a Scampia

Dove scorre il fiume, è lo spettacolo dei giovani di Scampia, grazie alla Fondazione Patrizio Paoletti
Dove scorre il fiume è lo spettacolo diretto da Michele Bandini per la direzione artistica e pedagogica di Maria Teresa Cesaroni e che ha visto scendere in campo gli operatori Rafael Jack Sanchez McGuirk e Miguel Manzano Olmos.
Un progetto che vede bambine e bambini, ragazze e ragazzi, giovani di Scampia protagonisti di un lavoro durato un anno. Questo è il progetto di Circo Sociale realizzato da Fondazione Patrizio Paoletti, Circo Corsaro e New Life for Children in collaborazione con la Cooperativa “L’uomo e il legno” e con il sostegno del Fondo di Beneficenza di Intesa San Paolo.
Un progetto volto ad accrescere competenze, unione, cultura, offrendo lì dove spesso mancano strutture e reali interventi delle istituzioni. Ne abbiamo parlato insieme a Marco Benini, responsabile progetti socio-educativi nazionali e internazionali Fondazione Patrizio Paoletti.
Cosa rappresenta per voi lavorare in un quartiere qual è Scampia?
Significa costruire spazi affinché bambin* e ragazz* possano incontrare la loro unicità e la loro bellezza, per far questo servono competenze e capacità, tanta professionalità e preparazione. Non si può scendere in campo senza gli strumenti giusti.
Detto questo, è un’occasione per dare il nostro contributo. Scampia come tante altre periferie è un quartiere dimenticato spesso anche dalle istituzioni per cui esserci è un’occasione per noi molto importante.
Il rapporto con le tante realtà che si incontrano lì, come del resto in moltissimi altri quartieri sparsi per le città d’Italia e del mondo, come si sviluppa?
L’assenza delle istituzioni e i grandi problemi del quartiere ha fatto sì che negli anni si sviluppasse una forte rete associativa e che questa fosse saldamente connessa, infatti l’idea è che ogni azione messa in campo in un territorio così complesso possa essere d’impatto solo grazie ad una rete di organizzazioni che lavorano in sinergia. È un lavoro molto delicato che necessità di equilibrio e lungimiranza.
Quali sono invece i rapporti che si stringono con bambini e ragazzi che seguono i vostri corsi, le vostre attività?
I/le bambin* e ragazz* che partecipano ai nostri progetti hanno spesso un vissuto già molto intenso considerata la loro giovane età. Cerchiamo perciò di lavorare ad una relazione educativa positiva che possa farl* legare al progetto, alla loro scuola di circo e soprattutto generare relazioni positive tra loro, in modo da creare per loro un riferimento nel quartiere più che in noi che cerchiamo di rimanere più nel ruolo di facilitatori e facilitatrici, anche per evitare il rischio che possano vedere in noi eventuali figure di cui sono carenti.
Ci elenca alcune caratteristiche del quartiere che amate e che vi spingono a continuare a lavorare?
La rete delle associazioni gestita da persone competenti ed estremamente positive, così come incontrare ogni tanto vecch* alliev* divenut* grandi e magari genitori è di certo un aspetto molto positivo, ma i motivi che mi spingono a tornare nel quartiere sono soprattutto quelli negativi come ad esempio la povertà educativa sulla quale abbiamo la possibilità di lavorare dando un occasione di riscatto a ragazzi e ragazze.
Certamente incrociate tante difficoltà, in particolare di relazione, ma focalizziamoci sulle positività: quali sono e come si manifestano?
Le positività nel nostro lavoro sono tantissime, negli anni abbiamo creato un piccolo “mondo sicuro”, un luogo sereno dove potersi esprimere e non nascondere ogni aspetto del nostro essere. È davvero speciale vedere bambin* e ragazz* abbandonare le loro resistenze ed accendersi alla creatività fino a trovare ognun* le proprie chiavi espressive. Altra cosa che adoro è la capacità ricettiva che hanno i beneficiari e le beneficiarie dei nostri progetti quando attraversiamo e rielaboriamo temi anche difficili che riguardano ad esempio l’attivismo e il benessere.
Un anno di lavoro è lungo, quali traguardi possono essere presi ad esempio per mostrare il successo del lavoro svolto?
Ci sono molti piccoli traguardi durante l’anno che ci dicono se siamo sulla strada giusta o meno, alcuni di questi riguardano i ragazzi altri gli operatori. Per cogliere tutte le opportunità e correggerci in corsa (com’è accaduto con la pandemia) serve mettere in campo strumenti educativi e psicologici. La continua valutazione dell’andamento del progetto è fondamentale.
Un appuntamento molto importante per noi è lo spettacolo finale che si tiene a giugno. È un grande momento di crescita per bambin* e ragazz* che mostrano grande impegno e serietà, ma anche un bellissimo momento d’incontro con il quartiere e le associazioni locali che partecipano sempre con grande entusiasmo.
Tirando le somme, quali sono le emozioni che vi accomunano ai ragazzi e quali sono le vostre?
Ci accomuna la voglia di crescere emotivamente, l’emozione dei piccoli grandi traguardi e l’entusiasmo per il circo. Noi siamo certamente molto grat* di poterci essere e poter svolgere un lavoro che amiamo così tanto.
Siete stati in scena con lo spettacolo qualche giorno fa, per il prossimo anno avete già in cantiere qualcosa?
Continueremo ad essere in ascolto delle istanze di ragazzi e ragazze, ma di base pensiamo di proseguire con l’esplorazione del nostro rapporto con la natura, con il mondo e con gli altri esseri animali e non animali che abitano questa terra insieme a noi, proseguendo nella direzione della ricerca della gentilezza verso noi e ciò che ci circonda. Conoscere e comprendere le proprie emozioni serve ad elaborare e trasformare la nostra e la loro vita, prefigurando un futuro in linea con le più alte aspirazioni che abitano bambin*, ragazzi, operatori e famiglie.
Consigliereste questa esperienza? A chi?
Le nostre porte sono aperte, aspettiamo chiunque abbia voglia di esprimersi e mettersi in gioco, restiamo nel territorio a disposizione di tutti.





