Marianella Bargilli racconta Ti ho sposato per allegria

Il capolavoro della Ginzburg che parla di desideri, mancanze e… allegria
Uno spettacolo che continua a mietere successi nei teatri in cui viene rappresentato, come quello del Teatro della Quattordicesima, che lo ha ospitato il 24 e 25 gennaio Ti ho sposato per allegria rappresenta un’analisi profonda, ironica e brillante delle relazioni. Uno dei capolavori di Natalia Ginzburg, diretto da Emilio Russo e che vede in scena Marianella Bargilli e Giampiero Ingrassia, che ne valorizza la scrittura e, anche se ambientato negli anni ’60, appare così attuale da sembrare un racconto profetico. Ne ho parlato insieme alla protagonista Marianella Bargilli.
Bentornata a Marianella, in questi giorni sei in tournèe con lo spettacolo Ti ho sposato per allegria, insieme a Giampiero Ingrassia, come sta andando? Come senti il pubblico?
Sono felice di aver ripreso queta tournée, un progetto che nasce la scorsa stagione con una co-produzione del Teatro Menotti e Teatro Quirino, felice perché è una compagnia divertente, uno spettacolo divertente con un testo ironico che amo molto; e poi era tanti anni che volevo lavorare con Giampiero Ingrassia. Ci aspettano due mesi intensi in tante piazze italiane in teatri bellissimi che non vedo l’ora di raggiungere.
Ti ho sposato per allegria è un testo della celebre scrittrice Natalia Ginzburg cosa ti ha attratta del testo e della storia?
Del testo mi ha attratta soprattutto l’idea di raccontare una donna molto libera, onesta una che dice quello che pensa e che si ritrova a fare un percorso di verità e trambusto emotivo. Raccontare la storia di una persona che ne ha viste tante nella vita, stratifica, da un punto di vista artistico, l’interpretazione del personaggio.
Sulla scena sei in compagnia di Gianpiero Ingrassia, come stai lavorando con lui? E con il cast?
Come ho detto era da molto tempo che volevo lavorare con Giampiero e devo dire che non solo con lui ma con tutta la compagnia si è instaurato un rapporto bellissimo. Ci divertiamo tanto ed è importantissimo. Lucia Vasino è una grandissima attrice, Viola anche, ma lo sono tutti. Ognuno di noi porta in scena il proprio bagaglio lavorativo, di esperienze ed è bellissimo.
A dirigerti c’è Emilio Russo. Quali sono i consigli, le direttive che il regista ha dato a te e al tuo compagno di scena Gianpiero Ingrassia?
Emilio Russo uomo di cultura, attento lettore, conosce la Ginsburg. Abbiamo fatto un grande lavoro sulla scomposizione del testo rendendolo più contemporaneo. Ognuno di noi ha fatto il proprio percorso ma tutti siamo accumunati dalla ricerca della verità che ogni attore si porta dietro perché sono storie di tuti i giorni, storie di rapporti, di vita, di sentimenti.
Il rapporto che c’è tra Giuliana e Pietro, i due protagonisti, come lo definiresti? E come e dove lo collocheresti oggi, a distanza di tanti anni?
Il rapporto di due persone diverse che si incontrano e in quell’incontro tutti e due hanno bisogno l’uno dell’altra: Pietro rappresenta il rigore, figlio di mamma composto con le sue abitudini, i suoi orari, il suo lavoro, Giuliana è il contrario una che viaggia con i capelli davanti agli occhi, che non ha una casa che non si preoccupa delle conseguenze di un aborto, di andarsene via presto da casa, una che vive non alla giornata, ma di istante in istante. E proprio questa differenza ha fatto scattare tra loro quella scintilla che li ha uniti: lei aveva bisogno di rigore e lui di follia.
Cosa ti ha lasciato e/o ancora ti lascia Giuliana?
Giuliana mi lascia in viaggio ogni sera perché dall’inizio alla fine le faccio fare un percorso di ragionamento, di narrazione. Inizia a raccontare alla cameriera la sua vita, rimette in moto i ricordi del passato. Nel rapporto col marito c’è una conoscenza che deve iniziare, perché sono sposati da poco ed ha necessità di conoscerlo, vuol sapere quanti anni ha sua madre, che rapporto ha con la sorella… e poi c’è l’incontro con questa madre e cerca di capire ancora meglio Pietro. In fondo si ritrova in una casa dove forse non voleva stare o forse sì e in ogni caso, ogni sera, si fa un percorso di conoscenza.
Perché dovremmo venire a vedere Ti ho sposato per allegria?
Si deve venire a vedere Ti ho sposato per allegria perché è bello incontrare delle vite che potrebbero essere simili alle proprie senza artifici. Siamo seduti davanti a persone che raccontano quello che potrebbe essere successo un po’ a tutti ed è per questo che si mette in scena una commedia come questa scritta nel ’65, eppure sempre così attuale e divertente!
Grazie e in bocca al lupo!
Viva il lupo!





