Mary Ferrara e Orietta Cicchinelli raccontano La Madre – Fili di voce

Debutta al Teatro Tor Bella Monaca lo spettacolo La madre – Fili di voce
Quel filo indissolubile che lega madre e figlio/a o figli/e, che ne caratterizza sia il bene che il male, si riflette nei rapporti che da sempre la genitrice ha con la propria prole. Un rapporto che si rispecchia attraverso i sentimenti, i sogni, il rapporto che si instaura e le numerose vicissitudini che caratterizzano la vita di ognuno. Nessuno può negare che madre e figli sono legati, certo, da un filo che spesso difficilmente si recide ma che, prima o poi, si spezza. Ogni storia porta con sé un proprio vissuto e ogni singolo essere umano ha le proprie caratteristiche, ma ci sono frasi, vicende, momenti di vita che spesso si somigliano, si rincorrono e si ricordano come i propri.
La Madre – Fili di voce, che prende spunto dal racconto La Madre scritto dalla giornalista e scrittrice Orietta Cicchinelli, è diretto da Mary Ferrara, che ne ha scritto anche il testo teatrale. È una pièce che si discosta dal racconto della Cicchinelli, ma ne conserva l’essenza. È interpretata da Gisella Burinato nel ruolo della madre e che festeggia in questo modo i suoi 80 anni di carriera, accompagnata sul palco da Sofia Taglioni e Graziano Scarabicchi. Partecipano in video Cinzia Mascoli e Alessio Chiodini.
Il debutto de La Madre – Fili di voce, un atto unico nel quale si intreccia recitazione dal vivo, immagini video e un impianto scenico simbolico, avverrà il 13 e 14 febbraio al Teatro Tor Bella Monaca di Roma. È un testo che affronta molti temi universali, come hanno raccontato Mary Ferrara e Orietta Cicchinelli, che ringrazio per aver risposto alle mie domande.
Salve, come ha scoperto il testo di Orietta Cicchinelli e cosa l’ha colpita dello stesso?
Mary Ferrara: Tutto è iniziato con un incontro fortuito durante un’anteprima stampa. Io e Orietta abbiamo iniziato a parlare e lei mi ha accennato a questo racconto, nato come un atto d’amore e memoria per la sua mamma. Quando l’ho letto, sono rimasta affascinata dalla sua nudità emotiva. Ciò che mi ha colpita profondamente è stata la capacità del testo di descriverla come geografia dell’anima. Ho sentito subito che quelle parole avevano forza, una sorta di richiamo che chiedeva di essere trasformato in rito collettivo attraverso il teatro.
Qual è stata la sua visione teatrale per questo testo che racconta il rapporto madre/figli?
M. F.: La mia visione si è mossa lungo un confine sottile: quello tra la terra e il cielo, tra la realtà contadina, fatta di concretezza e silenzi, e una dimensione onirica e sospesa. Ho voluto che la scena fosse un “non-luogo” dove il tempo non è lineare, ma circolare. Al centro c’è Armandina, interpretata dalla magnifica Gisella Burinato. La mia regia ha cercato di rendere visibili i “Fili di Voce” che ci legano indissolubilmente. Ho scelto un approccio minimalista per lasciare spazio alla verità dei sentimenti, integrando l’uso del video per rappresentare la distanza moderna: figli che appaiono su uno schermo, simbolo di una presenza che è quasi un’assenza, contrapposta alla fisicità prorompente e sacra della madre in scena.
Orietta, da autrice del racconto, come hai vissuto la messa in scena dello stesso? Quali sono stati i cambiamenti più significativi, se ci sono stati, tra il testo narrativo e quello teatrale?
Orietta Cicchinelli: Ho partecipato attivamente alla messa in scena de La Madre – Fili di Voce che è un’altra cosa rispetto al racconto da cui trae ispirazione. Per rendere in scena bene il senso della narrazione Mary l’ha ovviamente fatta sua, dovendo costruire dialoghi ad hoc per il teatro. Tuttavia resta il tessuto narrativo alla base e i personaggi sono abbastanza fedeli al ritratto che ne avevo fatto io. Da brava drammaturga, poi, Mary si è andata a leggere Ginestrina – Demoni e Passioni, il mio ultimo romanzo, per meglio costruire il ruolo della figlia minore di Armandina, Ginestrina, e ha inserito anche delle chicche e degli aneddoti sugli altri due figli in scena che le ho suggerito durante la prima lettura del testo.
Ad interpretare la madre è Gisella Burinato. Come ha scelto l’attrice, cosa ha visto in lei della protagonista della pièce?
O. C.: Gisella Burinato la conoscevo di nome ed è stato subito feeling al primo incontro: le ho proposto io il ruolo perché mi sembrava perfetta. Il racconto La Madre, selezionato al Salone del Libro di Torino per la Biblioteca delle Donne, era piaciuto molto a Monica Guerritore che, tanti anni fa, mi disse di mandarle l’adattamento qualora lo avessi fatto. Ma da allora sono passati 13 anni e le cose cambiano…

E per gli altri attori?
O. C.: Anche la scelta degli attori è stata facile: conoscevo Sofia Taglioni (Ginestrina) che, tra l’altro, è venuta in giro con me per teatri e biblioteche a presentare “Ginestrina Demoni e Passioni” (BookSprint edizioni e Amazon.it) e mi sembrava giusta per il ruolo della figlia ribelle ma che torna sempre dalla madre. Idem per Scarabicchi: lo avevo intervistato tempo fa per Metro e anche lui si è prestato per le letture del mio ultimo romanzo. È nato un legame e ho chiesto a Mary di averlo nel cast. Cinzia Mascoli l’ho adorata per il suo ruolo di moglie sfigata di Carlo Verdone in Viaggi di Nozze e con me, dal 2014, ha portato La Madre, il racconto editato da Tuga edizioni, in librerie, caffè, teatri non solo romani. Alessio Chiodini è stato scelto da Mary che lo conosceva da tempo per il suo lavoro.
Tra i tanti temi che si affrontano, la vita, la morte, l’amore, l’incomprensione, la memoria, il rimpianto, quali avete voluto mettere in risalto e quali credete siano fondamentali per la nostra vita?
O. C.: Sicuramente sarà difficile trattenere le emozioni: il racconto l’ho presentato in giro per anni e sono sicura che la stessa magia si ripeterà con lo spettacolo. In ogni personaggio c’è un pezzetto di noi. La Madre, poi, li contiene tutti.
Cosa si aspetta dallo spettacolo e dagli spettatori?
M. F.: Mi aspetto il silenzio partecipe e non un applauso di cortesia. Mi auguro che lo spettacolo rimanga addosso a chi lo guarda. Vorrei che lo spettatore, uscendo dal teatro, sentisse il bisogno di fare quella telefonata rimandata da troppo tempo, o che trovasse il coraggio di sussurrare quel “Ti amo” che spesso resta soffocato dal pudore o dalla quotidianità. Spero che il pubblico si lasci attraversare da questo rito di riconciliazione, accettando che il dolore, se condiviso, può trasformarsi in bellezza e appartenenza.
Cosa augura a La madre?
M. F.: Auguro a questo spettacolo di essere un vento che scompiglia le certezze. Gli auguro di viaggiare lontano, di trovare casa in ogni teatro che saprà accoglierne la vulnerabilità. Ma soprattutto, auguro a “La Madre” di continuare a essere un ponte: un collegamento tra chi resta e chi è andato oltre, dimostrando che la morte non ha potere finché esiste una voce che chiama e una memoria che risponde. Spero che Armandina continui a camminare tra noi, ricordandoci che siamo tutti figli di uno stesso, infinito ricamo.
Grazie e in bocca al lupo!
Viva il lupo! E che la forza che guida i grandi destini e illumina i passi più difficili, possa proteggere questo cammino e tutti coloro che hanno messo il cuore in questo progetto. Grazie a voi per questo spazio.





