Money o del salto sul sicuro

Certo si può apprezzare la contraddittorietà che il testo evidenzia

Abbiamo assistito allo spettacolo Money presso Camere d’Aria a Bologna, 2° appuntamento della Rassegna “E’ sull’Orlo del Precipizio che L’Equilibrio è Massimo” di cui demmo contezza della sua genesi su queste pagine, qualche mese fa orsono… La storia è presto detta: – due ragazzi e due ragazze, coinquilini e dai caratteri ben delineati: il figlio di papà, la ragazza modaiola, la nerd e il quarto che potremmo definire il pragmatico – trovano una borsa con della cocaina: da qui vari conflitti morali, se tenerla spacciarla gettarla etc…. Nel frattempo due balordi – lui straniero (albanese, slavo, muslim?) e lei, accento romano (e perché???) universitaria outcast – cercano la suddetta borsa per conto di una crudelissima “boss” chiamata Contessa, dall’accento inglese (ancora una volta: perché????). I ragazzi alla fine decidono di tenere la borsa e organizzano una gran festa cui parteciperanno anche i loro inseguitori con un finale cui si elimineranno vicendevolmente tranne due che… ma qui ci fermiamo per non incorrere in pieno nel reato di spoiling. Che dire… : lo spettacolo ci ha dato l’idea di qualcosa di già visto e rivisto da Tarantino a Trainspotting…. il che non vuol dire: i temi nell’arte si ripetono da milioni di anni, però la sensazione di fondo è di una certa scarsa originalità nel cercare un punto di vista forse più straniante sull’intera faccenda.

La cocaina – e dunque il denaro – sono davvero il male che circola nella società, ma questo si sa: che dei bravi ragazzi (ma non alla Scorsese…) accettino di spacciarla dopo monologhi di auto-convincimento con pippone morale… beh questo è fin troppo stilizzato e prevedibile. Così come, tutta l’aurea fumettistica, la messa in scena pervadente, porta ad un sostanziale disancoramento dalla realtà anche economica e sociale del neoliberismo imperante (a furia di stilizzare resta ben poco): in sostanza, decidere di spacciare cocaina per soldi non è diverso che desiderare di comprare un vestito griffato o l’ultimo phone e qualcosa e dunque davvero può tentare tutti: ma questa terribile verità andrebbe declinata un po’ più abissalmente o “personalmente” (non sarebbe stato meglio una storia vera, con tanto di proiezioni social?). Così come non si capisce il motivo per cui ciascuno dei personaggi parli un accento diverso: un tentativo di sprovincializzare la performance e di dare alla storia un carattere universale? Ma non sarebbe stato meglio andare fino in fondo a qualcosa di unico, di particolarissimo? Chessò il rapporto di ciascuno degli interpreti con le droghe? O una storia minima ma da approfondire in verticale? Fino all’abisso? Non è poi questo lo specifico teatrale che è più verticale che orizzontale diciamo così, altrimenti non c’è grande differenza col cinema che è piuttosto orizzontale, diegetico. Il teatro dovrebbe scendere in quel precipizio che contribuisce a dare il titolo alla rassegna. Forse i monologhi potevano essere alternati alla vicenda ripresa come in un film e proiettata per l’intero spettacolo…

Certo si può apprezzare, come qualcuno ha pur segnalato nelle discussioni successive, la contraddittorietà che il testo evidenzia: ciascuno dei personaggi in qualche modo è il portato di una contraddizione, “condizione tipica dei trentenni”: il tutto condensato dal personaggio di Contessa così cattivissimo da mandare al diavolo i suoi genitori, ma poi così infantile da piangere per un nonnulla abbracciando il suo orsacchiotto da cui “prende ordini”. Ma anche questo è abbastanza clichée se mi si è consentito. E forse oggi occorrono piuttosto inni alla certezza della lotta e del rivolgimento socio-economico piuttosto che ennesime geremiadi sulle nostre condizioni “amletiche”. Insomma, stando al titolo della rassegna, qui di vertigine per il limite da superare se n’è visto poco, si potrebbe dire: Money o del salto sul sicuro.

Comunque va apprezzato l’impegno dei ragazzi che sono giovani e ci credono e sono anche abbastanza bravi: originale l’idea di cambi di abiti ai lati del palco in piena vista degli spettatori, a parte che ciascuno di loro interpretava più di un personaggio e questo non è facile.

Così come va sempre sottolineato l’impegno eccezionale di Camere d’Aria che in un ambiente così teatralmente istituzionalizzato come Bologna, nel campo del teatro-off e non solo, è l’unicum!

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Ambivio Turpione

Ambivio Turpione

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