Nina, una donna di guerra

Nina rappresenta le donne che, rimaste a casa, hanno subito la guerra e i bombardamenti

Sono quattordici i corti che andranno in scena all’VIII edizione di inCorti da Artemia, il Festival Nazionale di corti teatrali, ideato e curato da Maria Paola Canepa, che ne è anche la direttrice artistica. Tre serate durante le quali una giuria di esperti e il pubblico, voteranno le categorie messe in concorso.

Nella prima serata, venerdì 19 aprile, con inizio alle 21.00, andrà in scena come secondo spettacolo, Nina, scritto e diretto da Mariella Pizziconi e interpretato da Stefania Ranieri. Lo spettacolo racconta della seconda guerra mondiale e del bombardamento a San Lorenzo a Roma, di dolore, attraverso gli occhi di una donna, che è madre e anche figlia,

Salve. Perché vi siete iscritte a InCorti da Artemia?

Mariella Pizziconi: Abbiamo iscritto Nina per darle nuova visibilità, in quanto oggi, questo monologo, appare ancora più attuale in contesti di guerra come quelli che stiamo vivendo.

Cosa vi aspettate dal Festival?

M. P.: Una ribalta di qualità. Il Centro Culturale Artemia è uno spazio veramente off, in cui si fa teatro alternativo di grande interesse. Speravo, prima o poi, di potervi entrare. Non potevo farmi sfuggire un’occasione del genere.

Parliamo del vostro lavoro. Il corto ci riporta indietro nel tempo al bombardamento della città di Roma. Chi è Nina?

M.P.: Nina è la classica donna e mamma romana dell’epoca. Forte, ancora piacente e corteggiata.

La sua vita, così come le sue azioni quotidiane, ruotano intorno ai suoi quattro figli e… “senza un uomo in casa è difficile”.

Il marito è al fronte e lei va avanti come può: facendo iniezioni e pulizie dalle signore dei quartieri alti. Ma a San Lorenzo tutti si conoscono e si aiutano: un piatto di minestra avanzato, un po’ di pane secco da intingere nel latte.

La sua è una storia di dolore, a chi si è ispirata?

M. P.: Per Nina mi sono ispirata a tante storie vere di madri che sono sopravvissute ai propri figli.

Ho immaginato che fosse sola a portare avanti la famiglia con il marito al fronte, povera ma dal carattere gioioso e speranzoso. Le donne romane di quell’epoca erano così, forti e gagliarde: così me le hanno raccontare, così le ho conosciute sette anni dopo, nei luoghi stessi del bombardamento; superstiti e felici per la fine della guerra. Così erano le mie zie e mia madre e le sue amiche, oggi novantenni di forte tempra. Se si sopravvivere ad una guerra si è praticamente selezionati.

La perdita è un male incredibile che attanaglia l’anima, come la vive la protagonista?

M. P.: Sicuramente la vive con l’istinto di una madre. Ovvero tentando di raggiungere i figli e, quando la speranza di poterlo fare da viva svanisce, è disposta a farlo anche da morta. Ma non ci riesce. Quando arriva Il peggio è già compiuto, i crolli hanno già ucciso, lei deve soltanto scavare con le mani nude.

Dove la calce sbriciolata copre tutto con un velo grigio lei pure sembra un fantasma in cerca dei suoi figli. Di storie di dolore straziante di madri sopravvissute all’ingiustizia più crudele che si possa sopportare ne ho sentite: c’è chi è impazzita, chi si è ammutolita, chi si è lasciata morire.

Mia nonna si è lasciata morire, non ha trovato la forza nemmeno nei figli rimasti, più piccoli e bisognosi di attenzioni. Ma come biasimare, come giudicare? Mai vorrei trovarmi nei suoi panni, mai, mai

Come avete affrontato la storia e quindi la personalità del personaggio?

Stefania Ranieri: Nina l’ho amata appena le nostre vite “si sono incrociate”, la sua romanità “antica”, il suo essere una donna forte e disperata allo stesso tempo, sapevo che potevano essere nelle mie corde. Ma ben presto mi sono trovata davanti alla difficoltà del mio “non essere una madre”.
Ho cominciato a visualizzare le “atmosfere” grazie ai tanti racconti di mia mamma, che oggi sarebbe una quasi novantenne e che quel bombardamento lo ha vissuto in prima persona. Talmente tante sono state le volte in cui ha raccontato “di quelle bombe viste dal Gianicolo”, che facilmente ho potuto rivivere sulla mia pelle le sensazioni. Ma rimaneva comunque l’ostacolo più grande. Cosa prova una madre che sopravvive ai sui figli?

Io non lo so, posso immaginarlo, ma non lo so! Allora il buon Strasberg e la mia passione per il suo “percorso”, sono corsi in mio aiuto. Ho cominciato ad aprire i cassetti dei miei sentimenti, ho trovato un dolore, o forse più di uno, atroce e pungente attraversato il quale non si tornerà ad essere più quelli di prima, l’ho tirato fuori e messo a disposizione del personaggio. E in un attimo è nata Nina!

M. P.: Ho letto molto, ho studiato, ho intervistato, ho ascoltato amici e parenti poi ho inventato un personaggio avendo in mente le interpretazioni cinematografiche di Sofia Loren e Anna Magnani. Mi sono immedesimata.

Scrivevo di getto e piangevo come un fiume in piena che mi ha travolta spesso facendomi stare molto ma molto male, perché sono madre anch’io. In Nina c’è anche molto di me, molto di Mariella… ma anche molto di Stefania Ranieri che pur non essendo madre, ma è una grande attrice, mi ha fatto venire i brividi e li farà venire anche a voi.

Grazie e in bocca al lupo!

VIVA IL LUPO, SEMPRE! E grazie a voi!

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Sissi Corrado

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