Tommaso Marrone torna in scena con Rollback

Uno uomo vicino alla fine rivive i luoghi della sua giovinezza
Dal 15 al 18 maggio al Teatro Trastevere di Roma, sarà in scena Rollback Nessuna notte è infinita, scritto da Maurizio Carletti, regia di Francesco Nannarelli, con Catia Pini, Silvia Bianchi, Francesco Nannarelli, Paolo Pirozzi, Katia Principato, Claudio Serafini, Tommaso Marrone, Sergio Bosi, Luigi De Luca, con musiche originali di Marco Taggiasco.
La storia narra le vicende di un uomo temuto e rispettato, che scopre di avere un male incurabile e decide di vivere la sua vita appieno. Il luogo è Roma e tutto gira attorno alla sua voglia di riscoprire persone e luoghi del suo passato. Tra gli interpreti della pièce c’è Tommaso Marrone, che il Presidente dell’associazione che dirige il Teatro Trastevere. È con lui che ho fatto due chiacchiere non solo sullo spettacolo, ma anche sul lavoro dell’associazione che lavora con impegno all’interno dello stesso.
Ciao Tommaso, è un piacere averti sulle nostre pagine, anche perché sei una colonna portante del Teatro Trastevere di Roma, il presidente dell’Associazione che lo dirige. Com’è maturata la scelta di creare un’associazione teatrale?
Grazie a voi per questa opportunità e per l’attenzione che ci riservate. L’idea dell’Associazione è nata più di quindici anni fa dal desiderio di dare nuova vita a una sala teatrale (che prima ancora era stato un cinema del rione) da molti anni abbandonata. Ci sembrava la forma migliore e più adatta per tornare a fare teatro in un luogo dimenticato, in decisa controtendenza con quanto stava accadendo nel nostro amato rione, ma, in generale, in tutta la città.
La forma associativa, poi, sembrava la più adatta all’impostazione a alle finalità che ci eravamo prefissati: una casa aperta a tutti, da gestire in piena collaborazione tra noi; un luogo dove il teatro e qualsiasi altra forma di cultura potessero trovare piena espressione, senza vincoli e senza pressioni.
Com’è lavorare in team insieme a Marco Zordan, che ricordiamo essere il direttore artistico del teatro, ma anche con Vania Lai e Roberto Nugnes?
Marco, il nostro amato Direttore, è un ottimo compagno di viaggio, oltre che un professionista serio e capace e un artista di livello indiscusso. È stata una fortuna aver incrociato le nostre strade. Così come è una fortuna avere dei collaboratori e amici che condividono in pieno lo spirito del Trastevere e mettono al servizio di questo progetto le loro capacità personali e professionali con uno spirito di dedizione encomiabile. Vania Lai per la direzione dell’Ufficio stampa e la comunicazione, Roberto Nugnes per la gestione e la direzione logistica della sala, oltre che il supporto video alla sezione comunicativa.
Mi piacerebbe poi almeno citare tanti altri amici del Trastevere che ogni giorno si adoperano per la buona riuscita della nostra attività: da Francesca Baragli a Sandra Albanese, passando per Luca Pastore e Alice Bellantoni. In ultimo, mi sia concesso un pensiero e un ringraziamento ai soci fondatori dell’allora Associazione Teatro Trastevere, Francesco Di Pinto e il compianto e indimenticato Umberto Gregori.
Il vostro teatro, è tra i più vicini alle esigenze del territorio, delle storie e della gente dello stesso, vive quasi in simbiosi con il Convento francescano dei Frati minori, che condividono con voi l’abitazione nello stesso stabile. Come avviene questa convivenza? Portate mai i frati a teatro a vedere i vostri spettacoli?
La convivenza è ottima, grazie anche agli ottimi rapporti con il Parroco, Padre Paolo Maiello, in un rapporto di scambio e condivisione in piena armonia con lo spirito scelto. La fraternità di San Francesco a Ripa è un po’ il nostro padrone di casa, ma con un solido rapporto di amicizia alla base. Da noi, per qualsiasi spettacolo, sono sempre i benvenuti.
Non è mancata poi occasione per dare vita ad alcune interessanti collaborazioni, finalizzando spettacoli e iniziative musicali alla raccolta fondi per il progetto Ripa dei Settesoli, che ha sede nel Convento e ogni giorno offre accoglienza e riparo a tante persone in difficoltà: un percorso di rinascita dedicato a giovani che affrontano sfide complesse della vita.
Parliamo dello spettacolo che andrà in scena e nel quale hai un cameo, RollBack, nessuna notte è infinita, che parla di Roma, della zona del Gazometro. Perché chiamarlo così?
Beh, il rollback è un’operazione informatica che permette di riportare la base di dati a una versione o uno stato precedente… un po’ come quello che succede o sta per succedere al protagonista del nostro spettacolo, tratto dall’omonimo romanzo di Maurizio Carletti. Fermarsi e ritornare a un punto di partenza ideale.
Sullo sfondo una Roma, quella del Gazometro, che fa riaffiorare nella testa di Sergio Serpieri, brillantemente interpretato da Francesco Nannarelli, tanti ricordi d’infanzia e gli restituisce un senso profondo della nostra esistenza, legato ai rapporti personali autentici e al riconoscimento della preziosità del tempo.
Chi è il tuo personaggio? Quale impatto ha nella storia e come lo vivi tu personalmente?
Un banchiere, un uomo d’affari. Un po’ cinico, ma anche bisognoso di essere affiancato da un collega e amico che in qualche modo lo supporta e di cui rischia di perdere la scaltrezza e la professionalità. Un ruolo di breve durata ma fondamentale per consentire al protagonista di fare delle scelte coraggiose e ispirate.
Tu non sei uno sprovveduto. Anche se sul palco non sali da qualche annetto sei anche attore. Com’è risalire sul palco dopo tutti questi anni? Quali sono le emozioni e le paure che ti accompagnano?
Ho fatto teatro per tanti anni. E da tanti anni, però, mi dedico – per quanto riguarda questa meravigliosa arte – solo a questioni amministrative. Ogni tanto “ci ricasco”. Una regia qualche anno fa, un’interpretazione più recente. E adesso questo affascinante piccolo ruolo per cui ringrazio il regista e protagonista Francesco Nannarelli, un amico di vecchia data e un artista con cui è sempre un piacere tornare a condividere il palco.
Le emozioni sono tante, come ogni volta che si apre il sipario, soprattutto in un luogo come il Teatro Trastevere che è parte integrante e insostituibile della mia vita. Le paure, piccole e misurate alla brevità dell’impegno, sono legate agli anni che passano e all’aver abbandonato da tempo la recitazione per essermi dedicarmi a tanto altro. E poi la fatica delle prove, e la necessità di confrontarsi con altre persone per portare a completamento un lavoro comune.
Fortunatamente la stagione del Trastevere è coraggiosamente affollata da tanti professionisti, attori, registi, addetti e tecnici eccezionali – giovani e meno giovani – che hanno sacrificato tutta la vita per il teatro e ci offrono ogni giorno spettacoli emozionanti e coinvolgenti, sapientemente selezionati dalla nostra direzione artistica. A loro ci affidiamo costantemente per crescere e divenire sempre di più un punto di riferimento teatrale e una casa di condivisione culturale del nostro Rione.
Anche se non sei stato tra i protagonisti, in questi anni hai visto tanti spettacoli. Secondo te, in che modo è cambiato il teatro? E i giovani in che maniera si avvicinano al mondo del teatro?
Sono cambiati i linguaggi. È cambiato tanto il contesto sociale e l’interesse culturale di tanti giovani. Sono cambiati, e stanno scomparendo, molti spazi di condivisione autentica, di artigianato condiviso, di confronto faccia a faccia. Ma si può ancora, a fatica, restare vivi e offrire al pubblico la nostra proposta di teatro, anche senza fondi o finanziamenti.
L’augurio per il Teatro Trastevere è quello di continuare ad avere la forza di resistere. Restare aperti, sempre, in ogni senso, per offrire spazi liberi a una società che ha bisogno di questa libertà, ma anche d’arte, di emozioni, di teatro, cultura e – in definitiva – di amore. Un autentico messaggio di pace e democrazia. Questa è la nostra sfida.
Grazie e in bocca al lupo!





