Paolo Vanacore dirige Esterino

L’amore indissolubile tra nonno e nipote nello spettacolo Esterino
Al Teatro Vittoria di Roma dal 10 al 20 ottobre, andrà in scena Esterino, di Marco Rinaldi, diretto da Paolo Vanacore, con Geppi Di Stasio, Roberto D’Alessandro, Antonello Pascale. Un testo che racconta di un bambino di 8 anni, interpretato da un adulto, Pascale, che ha un legame fortissimo con il nonno, che dura anche dopo la morte dello stesso.
Infatti, è dopo la morte del nonno che, per comprendere questo indissolubile legame che si è creato tra i due, interverrà uno psicologo. Di Esterino ne ho parlato insieme al regista della pièce, Paolo Vanacore, per capire cosa possiamo scoprire attraverso il testo di Marco Rinaldi.
Benvenuto a Paolo Vanacore. Lei porterà in scena Esterino, la storia di un bambino di otto anni che con la sua curiosità riesce a mettere gli adulti in difficoltà. Si è mai trovato dinanzi a scene simili? Cosa ha fatto?
Esterino mi ricorda tantissimo la mia infanzia, ero infatti un bambino estremamente curioso. Non ho avuto la fortuna di vivere un rapporto con mio nonno, come il nostro protagonista, ma in molte occasioni ho messo palesemente in difficoltà sia mia nonna che mia madre con domande fuori luogo nelle situazioni meno indicate.
Cosa ama di Esterino e cosa gli “invidia”?
Di Esterino mi piacciono la sua intelligenza, la risposta sempre pronta, l’acume e bontà, in fondo è un bambino buono anche se ne combina tante. Gli invidio, appunto, il rapporto con il nonno che io non ho mai provato.
Cosa rappresenta Esterino per ognuno di noi?
Esterino è l’espressione più pura e nobile della nostra infanzia perduta; quell’ingenuità, quella freschezza, quel sorriso che purtroppo noi adulti abbiamo in gran parte perduto.
Ha portato in scena tre attori di alto calibro, come Geppi Di Stasio, Roberto D’Alessandro, Antonello Pascale. Cosa hanno loro tre che ha permesso la buona riuscita della storia?
Innanzitutto va detto che sono tre attori straordinari che hanno facilitato il mio lavoro perché possiedono una comicità innata, la loro vis comica è quasi un fattore genetico. Sono stato molto fortunato a incontrarli perché con le loro improvvisazioni hanno arricchito ancora di più il testo già estremamente comico scritto da Marco Rinaldi.
La pièce racconta del mondo della psicanalisi, tra i principali sentimenti che accomunano chi la difende e chi l’attacca. Cosa accade allo spettatore in questi frangenti? Dove pensa si dirigano i suoi pensieri?
Credo che ogni persona che si sia rivolta allo psicanalista almeno una volta nella vita abbia avuto il desiderio di “metterlo alla prova”, di capire se e quanto è preparato, se e quanto è attaccato ai soldi, cosa rappresenta per lui il paziente. Ecco, in questo spettacolo mettiamo scherzosamente in evidenza il suo lato peggiore, la nostra è infatti una metafora irriverente del mondo della psicanalisi che ovviamente non corrisponde alla realtà (o quasi).

Come ha diretto lei, invece, i suoi attori? Cosa ha chiesto di esprimere maggiormente?
Anche in una commedia, nonostante i toni vengano di proposito portati all’eccesso, ho chiesto di esprimere la verità di fondo di ogni personaggio. Una verità esplosa, ma sostanzialmente una verità. E loro hanno risposto benissimo.
Il rapporto principale è quello tra nonno e nipote, un sentimento che vince la morte. Lei crede in questo tipo di rapporto?
L’amore dei i nonni è libero o comunque non totalmente condizionato dall’educazione genitoriale, è un rapporto per certi versi più giocoso, più bello. Si soffre molto quando si perde un nonno perché spesso si sono vissuti con lui momenti di vera spensieratezza.
Marco Rinaldi ha scritto un testo sapientemente ironico, che altro direbbe lei del testo?
È un testo geniale, intelligente, irriverente, coinvolgente. Mi sono divertito tantissimo, tra l’altro questa nostra collaborazione nasce lo scorso anno con un altro spettacolo di successo “Il Grande Grabsky” che speriamo di confermare.
Cosa si aspetta dal pubblico? E dai suoi attori?
Spero che il pubblico si diverta come ci siamo divertiti noi del cast a mettere in scena questo spettacolo. Spesso abbiamo dovuto interrompere le prove perché non riuscivamo a smettere di ridere. Agli attori chiedo solo di divertirsi non come in prova ma di più, in questo senso la presenza del pubblico li aiuterà a tirare fuori il massimo.
Grazie per essere stato con noi!
Figuratevi, grazie a voi.






