La Tigre: la felicità è un’arte?

Se ridi la tigre non ti attacca
Il 30 dicembre, sul finire di un 2025 costellato da eventi sociali e culturali complessi, drammatici e al tempo stesso pieni di valori significativi, Alessandro Benvenuti e Marina Massironi hanno portato in scena al Teatro Vittoria di Roma, La Tigre di Ramon Madaula nella versione italiana di Pino Tierno. Lo spettacolo, che vede alla regia lo stesso Alessandro Benvenuti, sarà in replica fino al prossimo 11 gennaio e il mio consiglio è: andate a godere di due grandi professionisti della scena teatrale italiana.
I due attori interpretano rispettivamente Sebastiano (uno specialista dello sviluppo umano) e Angelina (una fotografa). A Sebastiano il compito di rompere il ghiaccio con il monologo di consegna della sua vita e al tempo stesso del come l’abbia stravolta per seguire il fuoco sacro dell’istinto professionale senza badare al posto fisso. Da musicista professionista, molto divertente la descrizione dei ruoli visibili all’interno di un’orchestra sinfonica quasi metafora di una società democratica che apparentemente riconosce a tutti gli stessi diritti, Sebastiano diventa uno specialista dello sviluppo umano, pubblica libri di successo e cerca di aiutare a combattere la tristezza esistenziale che si camuffa e ci attacca quando le concediamo spazio: La Tigre, appunto.
Sebastiano sta provando il suo discorso nel teatro che ospiterà la serata ed è anche in attesa del suo fotografo di fiducia per fare il più bel primo piano della sua carriera. Solo che al suo posto si presenta Angelina, fotografa che però è stata mandata lì come rimpiazzo nonostante, forse, non sia nemmeno male come professionista.
L’incontro fra i due è decisamente fra i meno idilliaci: lei ha appena mollato il marito al telefono a causa dell’ennesimo tradimento, lui è tutto ingessato per farsi ritrarre con il suo sorriso migliore. Cosa potrebbe far funzionare quel momentaneo quanto bizzarro incontro di lavoro? Praticamente nulla. Ma il loro incontro – scontro diventa la scusa drammaturgica per parlare del disagio emotivo che viviamo quando perdiamo di vista i processi creativi (al di là dei lavori che svolgiamo), quando puntiamo tutto sull’immagine e meno sulla felicità semplice e genuina, quando ci fermiamo a bighellonare con i nostri sogni invece di combattere per essi ed essere noi stessi il nostro cambiamento.
C’è un’espressione che mi è piaciuta moltissimo all’interno della pièce: si parla di narrazione della negatività. La Tigre si nasconde in quella narrazione e diventa sempre più feroce tanto quanto lasciamo che questa narrazione di tramuti in quotidiana e ossessiva realtà: “Se ridi la tigre non ti attacca”
E allora come si può fare? Prendendo in prestito la narrazione della positività che Sebastiano (Alessandro Benvenuti) ripete più volte a Angelina (Marina Massironi): “Ricollochiamoci”! La felicità la possiamo fingere oppure no? Credo che questo sia l’interrogativo aperto che lo spettacolo consegna a ciascuno di noi. Di certo siamo sempre liberi di scegliere come e cosa farne e avere maggiore consapevolezza è un allenamento che fa bene all’anima.
Cosa accade infine ai nostri protagonisti? Che dopo essersi improvvisamente (ri)conosciuti diventano a loro volta una coppia e lei, da fotografa diviene autrice di successo. Lasciamo che qualsiasi sia la storia che vogliamo scrivere di noi stessi sia sempre autentica e se non dovessimo essere sicuri di ricordare scriviamo nelle foto.
La drammaturgia dello spettacolo è resa divertente e sostenuta da un ritmo armonico grazie all’indiscussa bravura di Alessandro Benvenuti che riesce a rendere reale ogni personaggio a lui affidato e Marina Massironi che fa dell’ironia il suo inconfondibile marchio di qualità. Il duello verbale risulta per questo ancor più verosimile e coinvolgente senza rischiare di far divagare i contenuti verso derive didascaliche.





