Piero Raspi: una mostra antologica a Villa Torlonia

Nella sala quadrangolare sono infatti esposte le opere di artisti informali coevi di Piero Raspi
Tra gli artisti italiani che ispessirono con il loro lavoro la linea informale italiana, figura il nome di Piero Raspi. Spoletino di origine come Leoncillo, altro artista noto per le medesime ricerche, Raspi inizia alla metà degli anni ’50 la sua ricerca su una pittura materica dove impasti di zinco, olio di lino e trementina danno corpo a spazi che restituiscono tanto la natura che un sentimento angoscioso della stessa, titoli poetici e grandi campi pittorici da indagare nella loro assenza figurativa. La partecipazione a importanti mostre d’arte oltre che a gruppi artistici, lo portano ad essere tra i protagonisti del movimento informale italiano del Gruppo dei pittori spoletini che sulla scia di un lavoro non lontano da Burri, fu al centro dell’attenzione critica oltre che collezionistica fino alla metà degli anni ’60, quando la pop art americana imprime quel cambiamento di rotta che portò a nuove considerazioni le ricerche di molti artisti, Raspi incluso. Le tele cominciano ad esplorare materiali diversi che con leggera ironia trovano posto sulla superficie, insieme a nuovi colori e simboli grafici, creando volumi aggettanti.

Il viaggio che Pietro Raspi compirà in America negli anni 60 infine continuerà ad incidere sulla sua produzione: si allontanerà dai riflettori per alcuni anni, per tornare caricata di nuovi elementi alla fine degli anni ’70. La ricerca sul monocromo che inizia in questo periodo, permette la realizzazione di grandi tele connotate da una forte matericità: le pennellate sono percettibili, creano una superficie densa, ricca di segni che la rendono atmosferica come fosse impressionista, espressiva seppur priva di elementi figurativi. Le grandi campiture dove un solo colore domina lo sguardo, restano intense sia per espressività che per chi osserva. Lontane da un grado 0 come vuoto punto di origine, Raspi continua a riempire le tele mostrando come i nuovi influssi abbiano modificato una ricerca di materia e superficie mai abbandonata.

A conclusione del percorso espositivo all’interno del casino dei principi, una sala che in modo interessante ripropone lo spazio di una galleria che ha segnato la storia dell’arte italiana anni ’60: l’Attico di Bruno e Fabio Sargentini. Nella sala quadrangolare sono infatti esposte le opere di artisti informali coevi di Piero Raspi, come un tableau vivant in cui far rivivere la collezione della galleria dei primi anni 60, gli anni precedenti la battuta d’arresto dell’arte informale e il momento in cui Fabio Sargentini passerà ad occuparsi dei nuovi artisti che avrebbero legato il loro nome al movimento dell’arte povera.
La mostra Piero Raspi dalla luce al colore. Dipinti 1955-2005 ora inaugurata negli spazi del Casino dei Principi di Villa Torlonia, sarà visitabile sino al 9 gennaio, offrendo una panoramica che spazia dagli inizi informali sino ai lavori più recenti.





