Prossima puntata, lo spettacolo scritto da Valeria Wandja

Tre amici, tre storie di oggi narrate al teatro Trastevere in Prossima puntata
Al teatro Trastevere in scena “Prossima puntata”. Scritto e diretto da Valeria Wandja, aiuto regia Marco Zicari, interpreti Gabriele Planamente, Deborah Ponzo, Valeria Wandja.
Ci troviamo in un appartamento di Roma, dove vivono, da amici, Massimo e Vittoria, frequentato anche da Diana, amica di entrambi. Insieme passano le serate a cercare film su Netflix, litigando sui generi da vedere, giocando a carte, ai giochi di società e sperimentando anche, a volte, qualche sostanza illecita. Il tutto condito con le canzoni degli Abba. All’apparenza tre ragazzi normali, tre amici, studenti, lavoratori, giovani. Apparenza normale ma, un “dietro le quinte” difficile per tutti. Si apre così un tre atti in atto unico: Massimo, schiavo del gioco, che prova a vincere la sua ossessione con alcool e farmaci; Vittoria che nasconde la sua fragilità dietro sesso occasionale, non sempre voluto e pratiche yoga, infine Diana, che adora i musical e vorrebbe ribellarsi alla madre, dichiarandole la sua omosessualità.
Lo spettacolo ci porta a conoscenza le tre sofferenze dei ragazzi scena dopo scena, mettendo in luce le difficoltà che spesso nella realtà devono affrontare i giovani, o anche meno giovani, di oggi: chiedere aiuto, trovare la forza di parlare con qualcuno, essere capiti. La società spesso ignora o non vuole vedere quello che accade.
Lo spettacolo mette in risalto la leggerezza con cui il mondo attorno a noi affronta il dolore delle persone fragili e come, di contro, un valido aiuto o comunque un aiuto vero, possa invece, venire dalle persone amiche. I tre amici, si odieranno, litigheranno e si ameranno, aiutandosi per quanto possibile, l’una con l’altro.

I tre ragazzi in scena, giovanissimi, sono molto bravi, in particolare le due ragazze; Valeria Wandja che interpreta Diana, è anche autrice dello spettacolo e forse proprio per questo è perfettamente calata nel ruolo, tanto da farti dimenticare di essere a teatro. Ha una voce molto bella, intonata, calda. Conosce e riconosce gli attacchi, i tempi morti, tanto da riuscire a riprendersi velocemente dai piccoli sbagli. Vittoria interpretata da Deborah Ponzo, ha una parte difficile: sembrare allegra anche dopo uno stupro, perché, per quanto una possa ricercare nel sesso occasionale una rivincita, un no, è sempre un no. E ci riesce talmente bene che il pubblico ride dove non dovrebbe, lì dove invece dovrebbe provare pena e rabbia, ovviamente grazie anche alla scrittura del pezzo. Ma la sua interpretazione di ragazza con la maschera della felicità è perfetta.
Tutto lo spettacolo si svolge sul palcoscenico dove trovano posto un tavolo, delle sedie e un divano, la casa. Il resto della scenografia è dato dalle battute, dai vestiti, dalle facce dei ragazzi, dalla musica e dalle luci.





