Quando Napoli diventa MOOnDo

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Quando Napoli diventa MOOnDo, con la sua musica, le parole, le atmosfere, i profumi e la “gente”.

Eh sì, Napoli è sempre Napoli, le storie, il dialetto, i panni stesi, le donne con lo scialle e l’atmosfera dei bassi, il barbone (il musicista e cantante Marco De Vincentiis), la massaia che fatica e intanto riflette e aspetta forse, che qualcosa cambi (la cantante e attrice Valentina Proietto Scipioni) e Pulcinella (Nico Caruccio), sempre presente, seppure defilato, come i Santi, i Cristi e le Madonne.

E si vede e si sente che Emiliano De Martino conosce Mamma Napoli, come conosce la sua voce e la sa modulare, alterare, velocizzare oppure dolcemente cullare con un dialetto che tutto il mondo riconosce e ama, a volte, senza neppure avere la necessità di capirlo.

Tanti maestri prima di lui l’hanno cantata, evocata, amata e fatta amare, mai troppi, mai ripetitivi, mai privi di seguito e di emulazioni.

Tragedie, soprusi, indifferenza dei potenti e solidarietà nella miseria, nella disperazione e nell’allegria contagiosa e chiassosa.

Come la musica vibrante che accompagna il crogiuolo di epoche lontane e più vicine, sempre colme delle stesse problematiche che questa “povera patria” conosce e riconosce sulla pelle e nella pancia.

Ma ad un certo punto dello snodo, dopo le cronache, le poesie di Di Giacomo, le storie di sofferenze e cadaveri di “grande” e misera gente seppelliti tutti insieme, sempre troppo stretti perfino nella fossa, arriva una storia che è poesia antica e moderna allo stesso tempo, che è biografia e romanzo e lì, ti fermi.

E ascoltare diventa necessità, curiosità ed empatia.

Pinocchio fa la sua comparsa, e non è più Napoli, ma lo è nelle pieghe che prende il personaggio, ci ricorda un mitico Totò, un placido Eduardo, burattini senza fili che non sanno muoversi con velocità, ma che di eleganza ne hanno in abbondanza.

Con gli occhi di un burattino di legno”, libro autobiografico di Antonio Guidi: neurologo, politico, scrittore… traghettati dalla voce di Emiliano De Martino, abbiamo attraversato la forte, sottesa metamorfosi del burattino che si trasforma e del bambino nascosto in quello che attorno consideravano e probabilmente alcuni ancora considereranno, un handicap: un disagio di armatura, di legno, di ossidate ossa e muscoli, ma che ha lasciato la mente, intatta, libera e soprattutto ostinata e curiosa.

Desiderosa di vita e di libertà, calpestata dall’ignoranza e dall’abominio di un coetaneo che dell’amore rincorre solo il proprio rendiconto. Eppure l’uomo dinoccolato, si rialza, raccoglie lo scempio e cerca senza mai arrendersi di colmare la sua ansia e di dimostrare a chi lo ama e chi semplicemente lo guarda, che ogni burattino diventa uomo se crede nelle proprie capacità, se sfida i limiti imposti. Realizzarsi diventa magia e urgenza.

Bravissimo Emiliano De Martino nei panni del burattino Guidi.

È lui, lo ricorda meravigliosamente in tutte le sue movenze, nei suoi vizi e nelle sue virtù. Ironia e autoironia diventano un tutt’uno, perché ci si confonde a guardarlo, sulla scena non è più Emiliano ma solo Antonio, la sua famiglia, le sue battaglie, le sue vite, i suoi amori.

Abbiamo avuto la fortuna di conoscere Antonio Guidi, qualche tempo fa, allora lavoravo nel ristorante di famiglia che lui frequentò per un po’, un uomo divertente, simpatico, intelligente e sensibile, chissà se si ricorda di chi scrive? È certo che grazie ad Emiliano, lo abbiamo rivisto in tutto il suo spessore, e conosciuto meglio i suoi pensieri e il suo sentire. Credo che da una biografia molto originale, senza pietismi, né abbellimenti, pura, semplice e complicata proprio come la vita di ciascuno di noi, ne sia derivato davvero un bel monologo: sincero, schietto e ben recitato, un piacere ascoltarlo.

E anche questo è sud, o meglio “dus”, titolo della canzone cantata così meravigliosamente dalle voci di Valentina Proietto Scipioni e Marco De Vincentiis, con la collaborazione di Nico Caruccio.

Ci dicono primo disco di Emiliano De Martino, e dopo averlo ascoltato ci auguriamo che possa inciderne ancora molti con i suoi bravi compagni di percorso, e possa avere ancora tante storie da raccontarci del suo modo di vivere il sud e delle vite degli altri, quelle che ci piacciono, perché un po’ raccontano anche delle nostre.

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