Speranza e libertà nel pianeta Gordon-2

InCorti da Artemia 2026: uno sguardo inquietante sull’infinita guerra
Speranza e libertà nel pianeta Gordon-2 è un corto teatrale che parla di guerra. Scritto e diretto da Fabio Carta, interpretato da Riccardo Di Cola, Matteo Santnelli e Sara Younes, sarà in scena sabato 18 aprile al Centro Culturale Artemia.
InCorti da Artemia – Festival Nazionale di Corti Teatrali è giunto alla sua decima edizione. 10 anni di teatro, passione e talento. Saranno tre serate imperdibili dal 17 al 19 aprile, con 15 corti da tutta Italia, tra emozioni, sperimentazione e spettacolo dal vivo… tutto a vista!
Tema centrale del corto Speranza e libertà nel pianeta Gordon-2 è la guerra, qui evidenziata come uno spettacolo all’aperto, dove il nemico viene annientato come se fosse uno spettacolo. Come vi siete avvicinati a questo modo di rendere le atrocità, fra cui la guerra, una spettacolarizzazione del nostro vivere odierno?
L’idea del corto nasce come riferimento alla realtà contemporanea, relativo alla comunità della collina di Sderot, a un chilometro circa da Gaza. Negli ultimi anni del conflitto israelo-palestinese, si è trasformato in un luogo di aggregazione, in cui le persone tra i residenti della zona si riuniscono per assistere ai bombardamenti israeliani su Gaza come forma di intrattenimento. Al netto del legittimo disgusto e raccapriccio che possiamo (e dobbiamo) provare di fronte a una situazione del genere, credo che possiamo trovarvi un profondo interesse artistico.
Da un lato ci parla di come, attraverso la spettacolarizzazione della violenza, finiamo per esserne sempre più “assuefatti”, e di conseguenza distaccati dalla nostra empatia umana. Dall’altro, trovo interessantissimo, per quanto inquietante, domandarmi cosa farei o penserei se io stesso fossi parte di quella comunità. Come posso essere sicuro che non trarrei anche io godimento nell’assistere ai bombardamenti? Mi chiedo quanto il contesto culturale e politico che viviamo determini la nostra moralità, e vorrei che guardando il nostro lavoro anche i nostri spettatori possano domandarselo.
Volendo confrontare gli orrori della seconda guerra mondiale, dove in molti parlavano dello sterminio, ma le persone volevano le prove per credere e quindi intervenire, contro le prove che abbiamo oggi grazie ai media, ma continuiamo a restare inermi, ad avere paura di parlare utilizzando i termini giusti, quali genocidio, guerra di sterminio, ecc. dove trovate voi le differenze o similitudini, se ci sono, di un orrore senza fine?
Per certi versi noi siamo molto più responsabili dei nostri predecessori. Gli orrori della seconda guerra mondiale sono avvenuti in una stagione di totalitarismi in cui prendere pubblicamente una posizione poteva comportare un pericolo alla propria incolumità, e almeno per il momento questo non ci riguarda.
Ognuno di noi è libero di esprimersi e ha la possibilità di formarsi una coscienza critica attraverso documenti e fonti alla portata di tutti. Quello che però sta cambiando, e in modo disturbante, è che a differenza del passato, gli stati che si macchiano di crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale sembrano non fare più nulla per nascondere le loro azioni. E progressivamente, la violenza su larga scala è percepita sempre con meno scandalo dall’opinione pubblica, o almeno dalla narrazione dei media mainstream. Credo che in questo, la spettacolarizzazione e la de-sensibilizzazione giochino un ruolo fondamentale.
Penso che ciò che stiamo vivendo oggi, è un orrore che ci porteremo singolarmente, sulle coscienze, ma voi più giovani, quali coscienze state coltivando e come si potrebbero risvegliare le altre coscienze?
Non saprei come risvegliare le altre coscienze, ma so che i teatranti, come tutti gli artisti, hanno una responsabilità. Avere uno spazio e un pubblico che dedica tempo e attenzione al nostro lavoro è un privilegio e mi piace pensare di usarlo proponendo una nostra lettura della realtà. È quello che ogni artista in qualche modo dovrebbe fare.
Come affronterete il pubblico e la giuria del Premio InCorti da Artemia?
Con il rispetto, la professionalità e la gratitudine che si deve a qualsiasi pubblico di qualsiasi teatro.
Cosa vi aspettate dal concorso e cosa darete voi ad esso?
Stiamo lavorando in funzione di uno sviluppo ulteriore del nostro spettacolo e accogliamo ogni buona occasione in questo senso, ma al di là di questo, il corto che porteremo in rassegna è già un’andata in scena e l’affronteremo dando il nostro meglio.
Grazie e in bocca al lupo!





