Un tango per Francesca Ceci

Danzare come un modo per liberarsi da ansie e problemi

Francesca Ceci è una delle protagoniste dello spettacolo Tango per ricominciare, testo e regia di Rosario Galli. Con lei sul palco Paolo Gasparini per raccontare la storia di un’insegnante e un elettricista che decidono di iscriversi ad un corso di tango. Ebbene sì, lo spettacolo ci porta all’interno di un teatro e nella vita di due persone che devono cercare di liberarsi da ansie e problemi, per vivere al meglio la propria passione.

La Ceci è un’attrice romana che si alterna tra cinema e teatro, in cui viene ricordata per l’interpretazione di Ivonne, in Uomini sull’orlo di una crisi di nervi e per le sue esibizioni canore, di cui si ricorda quella con Edoardo Vianello. Ma torniamo allo spettacolo che la vede protagonista per scoprire cosa racconta e come è stato affrontato.

Salve e benvenuta. Ogni giovedì, da aprile a giugno, è in scena allo SpazioArte Teatro con lo spettacolo Tango per ricominciare, scritto e diretto da Rosario Galli. Si parla di tango, ma anche di interazione fra persone. Che cosa ama di questo spettacolo?

Amo la grande capacità del teatro di trasformarsi in terapia, dunque non solo arte, ma strumento di trasformazione personale e sociale. Io credo fortemente che il teatro dovrebbe essere inserito come materia obbligatoria fin dalle scuole elementari, avremmo esseri umani più sensibili, più empatici. Mettersi nei panni dell’altro significa sentire le cose in maniera diversa. E poi il teatro è anche regole, disciplina. La nostra società sarebbe migliore. Ho voluto fortemente inserire questo mio pensiero nello spettacolo perché è un qualcosa in cui credo da sempre.

Che tipo di personaggio è il suo e come lo ha preparato?

Giulia Dorani, questo è il nome del mio personaggio, è una donna piena di ansie e di rigidità. Poi studiandola a fondo ho scoperto una donna fallibile e piena di fragilità. Con la grande capacità di rinascere che spesso le donne hanno. Una donna piena di contrasti che incarna la complessità umana. Portare in scena Giulia è ogni volta un lungo giro sulle montagne russe, un’evocazione alla fatica e alla bellezza del mestiere attoriale. Devi essere coraggiosa e incosciente, tosta e fanciulla e poi devi lasciarti stupire.

Con lei sul palco anche Paolo Gasparini. Com’è lavorare con lui? Come interagisce con il suo personaggio?

Noi ci siamo conosciuti proprio per questo spettacolo e devo dire che ci siamo trovati. Io amo lavorare con i professionisti professionali! Potrebbe sembrare un gioco di parole, ma non lo è. Con Paolo condividiamo la stessa cura, la stessa attenzione per i dettagli. Siamo entrambi molto attenti ed in continua ricerca. Forse un po’ pignoli, ma è bello così. Il personaggio che Interpreta Paolo, Piero Pallotta, è per Giulia un contrappunto continuo: la sfida, l’appiglio, a volte lo specchio. Il loro rapporto evolve, si scontra, si cerca. Ogni replica è un incontro nuovo, pieno di possibilità.

Una delle caratteristiche dello spettacolo è parlare di vita attraverso il tango: quali colori, quali sentimenti appaiono più evidenti in questo stile di danza e nello spettacolo?

Il tango è un linguaggio emotivo potentissimo. Parla di vita in tutta la sua complessità: la passione, il dolore, il desiderio, la nostalgia. Nel nostro lavoro, il tango diventa la chiave per raccontare le contraddizioni dell’esistenza: l’amore e l’abbandono, la vicinanza e la distanza, la memoria e il presente. Parlare di vita attraverso il tango significa esplorare passione, dolore, desiderio, nostalgia.  Attraverso il tango emergono sentimenti profondi.

Qual è, secondo lei, la forza dello spettacolo?

Credo che la forza principale stia in una cosa semplice e fondamentale: c’è una bella storia. Una storia vera, umana, che parla alle persone e nella quale le persone si riconoscono. Ma penso anche, e lo dico con umiltà e piedi ben piantati a terra, che questa storia sia raccontata bene. C’è cura, c’è ascolto, c’è verità nel modo in cui gli attori la portano in scena. Non si tratta solo di interpretare un ruolo, ma di esserci davvero, in ogni battuta, in ogni silenzio. Questo, secondo me, è ciò che arriva al pubblico: l’autenticità di un racconto fatto con passione e rispetto. E quando una storia è raccontata così, con il cuore, diventa universale.

Da attrice, nella sua carriera, ha portato in scena molti personaggi, a teatro, al cinema, in tv. Quali sono quelli che l’attraggono maggiormente e perché?

Come attrice, sono sempre stata attratta dai personaggi complessi, contraddittori e umani, quelli che non si lasciano definire in modo netto e che portano con sé delle zone d’ombra. I ruoli che amo di più sono quelli che mi permettono di esplorare le sfumature dell’animo umano, che mi costringono a mettermi in discussione, a scavare in profondità. Mi affascinano le donne che, pur mostrando forza e determinazione, lasciano intravedere le loro fragilità. Personaggi che non sono eroine perfette, ma esseri autentici, pieni di dubbi, ferite, desideri non detti. Amo interpretare chi lotta, chi cade e si rialza, chi porta sulle spalle un vissuto intenso.

Cosa ama del mondo dello spettacolo, dove lei non è solo attrice, ma anche presentatrice, insegnante… e cosa, invece non ama?

Il mondo dello spettacolo è per me una vocazione, una scelta di vita che porta con sé meraviglia e fatica. Lo amo profondamente, anche quando mi mette a dura prova. E proprio per questo sento il dovere, ogni giorno, di viverlo con onestà, dedizione e passione vera. Questo mondo ha la capacità di creare connessioni reali attraverso l’arte. È un universo fatto di emozioni condivise, di storie che ci mettono in contatto con noi stessi e con gli altri. Che sia recitare, insegnare o presentare, ogni ruolo che assumo ha un filo conduttore: comunicare, ascoltare, generare empatia.

Amo la possibilità di trasformarmi e trasformare. Ogni personaggio, ogni progetto, è un viaggio. L’arte permette di cambiare prospettiva, di vivere altre vite, e spesso anche di comprendere meglio la propria. Amo il contatto con il pubblico che rende ogni esperienza unica.

Non amo l’instabilità e l’incertezza costante. La mancanza di sicurezza, di continuità, può essere logorante. Serve una grande forza interiore per restare saldi. Non amo la superficialità, il culto del successo immediato può svuotare il senso profondo del nostro lavoro. Non amo la competizione esasperata: in un ambiente dove spesso sembra che ci sia posto per pochi, il rischio è quello di perdere la solidarietà e il rispetto reciproco. Non amo la poca valorizzazione del mestiere, sia a livello economico che culturale. Chi lavora nello spettacolo spesso non riceve il riconoscimento che merita.

Cosa rappresenta per lei il teatro?

Il teatro, per me, non è solo un mestiere. È un modo di stare nel mondo. Un rifugio dell’anima. Il teatro è un quel luogo sospeso dove convivono verità, fragilità e potenza. Dove ogni emozione è concessa, ogni voce può trovare spazio, e ogni persona può, anche solo per un momento, sentirsi meno sola. Il teatro è incontro, è ascolto, è presenza. È il posto in cui tutto può accadere, ma nulla è finto. Il teatro è uno dei miei luoghi del cuore.

C’è qualcosa che non ha potuto fare, penso ad un personaggio da interpretare, una situazione, e che vorrebbe riprendere, oppure fare e perché?

Sì, c’è sempre qualcosa che resta in sospeso nel cuore di un’attrice. Non per mancanza, ma perché questo mestiere è fatto anche di desideri non ancora realizzati, di sogni che aspettano il momento giusto per prendere forma. Mi piacerebbe scrivere e dirigere qualcosa di mio. Dopo tanti anni a dare voce alle parole degli altri, sento il desiderio di raccontare una storia che nasca da me, dalle mie esperienze, dalla mia visione. Non per ego, ma per necessità espressiva. Perché a un certo punto, chi ha vissuto tanto sulla scena sente anche il bisogno di creare. Io sono in continua ricerca.

Cosa si augura per il suo futuro?

Per il mio futuro mi auguro, prima di tutto, di restare fedele a me stessa, come artista e come persona. In un mondo che cambia rapidamente, dove spesso si rincorrono mode, numeri e visibilità, il mio desiderio più profondo è continuare a scegliere con sincerità. Come attrice, mi auguro di incontrare ruoli che mi mettano ancora in gioco, che mi sorprendano, che mi spingano a crescere. Non cerco la perfezione, ma verità, profondità, storie che parlino al cuore delle persone. E mi auguro di poter lavorare con registi, autori, colleghi che abbiano lo stesso bisogno di autenticità. Mi auguro di restare curiosa, capace di ascoltare, di imparare anche dai più giovani.

E, sul piano umano, mi auguro di non smettere mai di emozionarmi perché se smetti di sentire, smetti anche di raccontare. Non ho mai sognato il successo fine a sé stesso. Mi sono sempre augurata un futuro coerente, libero, creativo. Dove poter dire sto facendo quello che sento, anche se costa fatica. E dove il mio lavoro possa continuare a toccare le persone, anche solo per un attimo. Perché è lì che, da sempre, trovo il senso più vero di questo mestiere.

Grazie e in bocca al lupo!

Grazie! Viva il lupo, sempre!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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