Pubblicato il: 20 Gennaio 2020

Un testo e un racconto struggente: Tango del calcio di rigore

In Recensioni

Il racconto di un calcio che non vorremmo vedere

È possibile raccontare la storia di un paese, della crudeltà dell’umanità attraverso il calcio? Neri Marcorè accoglie la sfida e interpreta al Teatro Brancaccio di Roma Tango del calcio di rigore, un testo di Giorgio Gallione che ne cura anche la regia. Con lui sul palco anche Ugo Dighero, Rosanna Naddeo e con loro i giovani Fabrizio Costella, Alessandro Pizzuto.

Sin da subito ti accorgi che non sei dinanzi ad un classico spettacolo, ed è proprio Neri Marcorè a sottolineare il tema iniziando con una canzone dai sapori malinconici. Lo spettacolo, infatti, ci porta nell’Argentina del 1978, anno dei mondiali di calcio, vinti proprio dalla squadra Argentina.

Quelli che poi passeranno alla storia come i mondiali della dittatura, degli omicidi, dei desaparecidos, di una gioventù sterminata e dell’indifferenza del mondo, non solo calcistico, ma soprattutto politico. Nessuna nazione, squadra, federazione, decise di boicottare quell’edizione dei Mondiali, preferendo lo sport, il divertimento, alla realtà politica oppressiva che era ben presente nel paese. I Mondiali di calcio divennero l’esaltazione della dittatura di Vidal, uno schiaffo morale alla morte dei giovani cittadini, alle madri di Plaza de Mayo che cercavano giustizia, furono un modo per legittimare le sue azioni, il suo potere.

Le grida dei tifosi allo stadio coprivano quelle dei giovano torturati e uccisi, i cui corpi furono fatti sparire nelle acque profonde dell’oceano, lanciati dagli aerei, tra l’indifferenza di tutti.

Un pezzo di storia che racconta di tragedia e di orrore, dove in molti si dovrebbero sentire partecipi, come le aziende, le banche, che di queste situazioni ne fanno un business per la loro crescita e dove anche l’Italia ebbe la sua parte di colpa a causa della vicinanza di esponenti politici o legati all’economia che erano vicini al dittatore argentino o ai suoi fedelissimi.

Il cast ha incantato il pubblico. Neri Marcorè con la sua intensa interpretazione ci fa viaggiare nel passato. Accanto a lui Dighero a cui viene affidato anche il finale, un attore che sa passare dal drammatico al comico con naturalezza. Intensa anche la voce di Rosanna Naddeao.  

In scena anche le canzoni che ricordano la cantadora Mercedes Sosa, simbolo femminile della lotta all’ugualianza e alla giustizia, ma anche quelle di Astor Piazzola, intense e struggenti.

Scenografia essenziale: qualche sedia in legno, alcuni pali, simili a quelli delle porte da calcio dei luoghi più sperduti dell’umanità, un pallone, qualche tavolo, che si trasformano attraverso il lavoro degli attori stessi, o spariscono, come i “pali delle porte”. Ad aiutare la scena un telo, qualche accessorio che appare e scompare all’occorrenza.

Attraverso i racconti portati in scena, tra realtà e fantasia, si ripercorrono le storie che hanno stupito e meravigliato in negativo, a volte in positivo, la storia del calcio sudamericano, trasformandolo in pretesto per guerre, omicidi, o per essere causa di questi ultimi. Lo spettacolo è emozionante e merita un’attenta visione da parte del pubblico per il testo e per l’interpretazione del cast. 

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