Intervista a Monsieur David in scena al Festival Teatrale Teatramm’

Monsieur David porta al Festival Teatramm lo spettacolo La danse du pied
La serata del 1° settembre del Festival Teatrale “Teatramm’” al Teatro Marconi di Roma, comincerà con “La danse du pied Apriti alla gioia” diretto da Monsieur David. In scena lo stesso Monsieur David e la ballerina Federica Gumina che presenteranno uno spettacolo particolare, tra danza e piedi.
Abbiamo rivolto alcune domande a Monsieur David, regista dello spettacolo.
Salve e benvenuto sulle pagine di CulturSocialArt. Il vostro spettacolo è particolare poiché unisce più modi di fare teatro. Ce li racconta?
Il nostro è uno spettacolo multidisciplinare che mette in campo più tecniche: si va dal teatro di figura, nella sua dimensione più tradizionale, in cui vengono utilizzati gli arti per raccontare storie, le mani e i piedi sono i veri protagonisti, miscelati all’esilarante pantomima dei due protagonisti. Sulla scena anche il tango argentino e il teatro danza, grazie alle coreografie di Federica Gumina. Un teatro fisico per celebrare il corpo e il suo contenuto.
In scena non è solo, verrà accompagnato dalla danzatrice Federica Gumina, quali ruoli ha riservato per lei? Cosa rappresenterà con i suoi movimenti scenici?
Federica Gumina oltre ad essere la mia compagna nella vita, sulla scena, ricopre un ruolo fondamentale: rappresenta la parte femminile, creatrice che tutto sa e scende tra gli uomini per incoraggiarli a manifestarsi creativamente.
Il personaggio di Federica oltre a mettere in campo una maestria coreografica rappresenta colei che ha sempre osservato la vita sulla terra, una sorta di Dea che sente il richiamo degli uomini che chiedono aiuto e che desiderano vivere pienamente nel Pianeta e lei, quando è necessario, si incarna nella nostra dimensione correndo in aiuto. I vortici creati dalla sua danza ridanno vigore al protagonista e al pubblico presente, che ci si augura percepisca l’incoraggiamento. Nel finale dello spettacolo Federica, sempre nei panni della Dea, oltre a consegnare l’ingrediente finale contenuto in una valigia, rivela a voce chiara, un messaggio a tutti i presenti. Una figura sacra che riporta l’equilibrio sul Pianeta e che ci ricorda che non c’è creazione senza la parte femminile.
Lei si esprime attraverso i piedi, un modo particolare di fare spettacolo. Com’è nata la sua passione per questo tipo di teatro?
Come tutti coloro che desiderano lavorare nel mondo dello spettacolo cominciamo una sorta di viaggio dell’Eroe in cui sentiamo la chiamata, senza sapere esattamente in che luoghi ci porterà.
Il mio viaggio è cominciato con una forte esigenza di comunicare, un viaggio che per 18 anni mi ha portato nei Villaggi Turistici. Nasce così l’esplorazione dello spazio scenico, dell’improvvisazione, del varietà, dell’avanspettacolo condividendo con altri colleghi tutto il lavoro dietro le quinte, in cui venivano richieste competenze di vario tipo: dalla scenografia alla capacità di mettere insieme un costume per dar vita ai vari personaggi. Un lavoro davvero completo per chi vuole iniziare a fare il mestiere dello spettacolo che però, ad un certo punto, non mi bastava più. Desideravo follemente portare quello che avevo appreso nella cosiddetta società, nella grande metropoli, dove avrei dovuto affrontare tutte le tipologie di pubblico e sentivo fortemente che dovevo entrare in contatto con la mia immaginazione più autentica e personale se desideravo continuare il mestiere. Ed è così che undici anni fa, da autodidatta, ho dato vita al teatro del piede, un’arte straordinaria che mi ha dato l’opportunità di seguire altre linee drammaturgiche e intraprendere nuove prospettive.

Questo è un periodo di ripartenza, “siamo di fronte alla luce dopo il tunnel”, anche il suo spettacolo parla di luce, quali sono le luci che illuminano lo spettacolo? E quella nella sua vita?
Il titolo che abbiamo scelto LA DANSE DU PIED “apriti alla gioia”, incarna, in qualche modo, la risposta. La danza dei piedi è come parlare di felicità, di realizzazione. Il protagonista, che io stesso incarno sulla scena, nonostante l’età adulta, mostra al pubblico come ritrovare la strada di un gioco, fuori dallo spazio e dal tempo e di come questa scoperta possa rendere gratificante la propria vita.
Una spiccata immaginazione ci aiuta a trascorrere meglio il tempo che ci rimane, in modo piacevole e pregni di autostima, nella vita amiamo essere coerenti con quello che immaginiamo.
Fin da bambino io personalmente mi sono promesso di essere sincero con me stesso e di portare avanti solo i progetti che mi corrispondono, che mi risuonano. Devo ammettere che è l’unico modo che conosco per non disperdere energia e sentirmi gratificato, ringrazio ogni giorno che anche nella vita di coppia artistica e non, riusciamo ad allinearci a questi principi.
Come ha vissuto il periodo della forzata chiusura dei teatri?
Il periodo della chiusura dei teatri abbiamo vissuto momenti contrastanti fra loro. Per un attimo diventavamo paladini della libertà, altre ci sentivamo come cachi maturi schiacciati al suolo. Da un lato ho creduto che era arrivato il momento che la comunità avesse bisogno di una scossa, visto l’appiattimento Culturale degli ultimi anni, dall’altra, invece, percepivamo che qualcosa stesse minando la centralità dello spirito e ci inquietava parecchio.
Credo che qualcuno di davvero importante conosca molto bene la forza degli Artisti e dell’emanazione dell’arte, anche se in alcuni periodi storici sembra che diventiamo scomodi a qualcuno. Sicuramente la chiusura, mettendoci in quello stato di pseudo clausura, ci ha dato modo di riflettere ed esplorare meglio le nostre prioritarie direzioni, ma cosa ancor più importante, ha fatto emergere il potere del “Se” a cui dobbiamo sempre dar maggior priorità, per vivere nella massima manifestazione.
Il vostro spettacolo approda al Festival Teatrale Teatramm’ per la prima volta, cosa vi ha spinti a partecipare?
Come spiegavo nella prima intervista, se l’arte non viene mostrata alla comunità è come se non esistesse. Questo è uno dei motivi principali, poi c’è il gusto di essere al teatro Marconi, un teatro storico della Capitale, pregno di energia di un passato strepitoso e poi fa sempre bene mescolarsi ad altri colleghi è una grande spinta di crescita.
Cosa vi aspettate dal Festival e cosa avete intenzione di dare voi al Festival?
Dal festival ci aspettiamo di poter accedere al palinsesto invernale così da poter continuare a regalare incanto alle famiglie che verranno a vederci. Crediamo fortemente che in questo periodo storico la poetica e questo genere di spettacolo, possa sostenere gli animi di una società che perde sempre più quota rispetto all’idea della propria personale potenzialità.
Grazie per essere stato con noi e in bocca al lupo per la partecipazione al Festiva Teatramm’!
Amiamo questo mestiere e gli anni trascorsi lo confermano, grazie per averci permesso di scorrere come l’acqua.





