Maria Amelia Monti e Roberto Turchetta in “La parrucca”

Spettacolo in due atti unici, tratto dai testi leggeri ed ironici di Natalia Ginzburg
Il mio primo incontro con Natalia Ginzburg fu da ragazza con “Lessico Famigliare”: ne fui subito folgorata! Trovavo affascinante la sua capacità di narrare con tanta leggerezza, ma anche con sincera autenticità, momenti drammatici quali quelli che si trova a vivere la famiglia ebrea dell’autrice nel periodo del fascismo e della guerra. La capacità di far meditare, ma sempre con il sorriso sulle labbra. La sua maestria nel ritrarre la psicologia dei personaggi attraverso i loro dialoghi, il loro lessico appunto, riportati con uno stile semplice e diretto. Adoravo il personaggio di Natalina, la domestica che sbagliava i pronomi personali! Mi sono sempre chiesta se gli autori della serie televisiva Don Matteo non si siano ispirati a lei per il personaggio dell’omonima perpetua.
Tutta la comicità, la drammaticità e l’autenticità dell’autrice siciliana si respirano in questa deliziosa pièce teatrale, “La parrucca”. Due atti unici che sembrano uno il proseguo dell’altro, “Paese di mare” e “La parrucca” da cui prende appunto il nome lo spettacolo.
È la storia di una giovane e sgangherata coppia, Betta (Maria Amelia Monti) e Massimo (Roberto Turchetta). Perennemente senza soldi e senza fissa dimora, girano l’Italia in cerca di un posto dove stare, dove lui riesca a trovare lavoro. Massimo in realtà è un aspirante artista, sempre insoddisfatto, che non riesce ad avere un’occupazione stabile perché estremamente critico e polemico le lascia tutte in poco tempo. Betta, ricca di famiglia, fatica a questa vita itinerante. Laureata in lettere non si sente in grado di lavorare, combattuta tra lo stile di vita agiato che ha lasciato ed il desiderio di indipendenza che l’ha portata a sposare uno squattrinato che forse neanche ama. Nella speranza di trovare lavoro presso la fabbrica di un suo vecchio amico, Massimo conduce Betta in questo paesino di mare, forse marchigiano, e trovano alloggio in una squallida casa. Tanti progetti, tanti dubbi, ma soprattutto tante delusioni.
Bellissima la coreografia, che sposa appieno lo stile della Ginzburg: semplice ed essenziale. Il primo atto è infatti uno scorcio della misera casa di mare, dai colori però accesi e brillanti, non sembra tanto la scelta di caratterizzare lo stile dell’epoca, degli anni ’60, ma invece un voler caricaturizzare la narrazione, alleggerire il dramma della crisi di coppia inserendola nella vignetta di un gigantesco fumetto.

E con tanta leggerezza la coreografia si trasforma a chiusura del primo atto e ci porta all’interno di una camera d’albergo cinque anni dopo. Colori più maturi, quasi ad accompagnare l’evoluzione della coppia. Con il tempo la crisi della coppia si è acuita. Massimo dipinge quadri che Betta disprezza. Si trovano in albergo perché la macchina si è rotta durante un viaggio nel tentativo di vendere i quadri di lui. Betta è sola in scena, dialoga con Massimo chiuso in bagno a leggere Freud e la madre al telefono. Racconta il suo dramma, la sua insofferenza. Massimo l’ha picchiata e la mamma cerca di far ricadere la colpa su di lei. Si sente invischiata in una vita che non sente di aver voluto e che non vuole più. È incinta di un uomo che forse non la vorrà. Ne esce un ritratto di una donna fragile alle prese con un contesto che la vorrebbe invece forte indipendente, in pieno periodo di lotte femministe per i diritti e l’emancipazione della donna. Nel suo piccolo Betta ci prova, confessa la relazione alla madre, progetta di separarsi da Massimo, ma sembra ancorata ad una incapacità di andare oltre. Piccoli grandi drammi personali raccontati in chiave ironica ma rispettosa come solo la Ginzburg sapeva fare. Dinamiche di tempi passati che sembrano anacronistiche, ma purtroppo ancora molto attuali. Donne che sognano una vita di uscire da relazioni sbagliate che però non trovano il coraggio, un supporto per affrontare il difficile passo.
Uno spettacolo delizioso, talmente piacevole che sembra durare un attimo!
“La parrucca” sarà in scena al Teatro Carcano di Milano fino a domenica 20 febbraio e poi in tour per tutta Italia.





