Ubaldo Pantani e il ricordo di Gino Bartali

La terza serata al C.F.F. ha regalato la storia di Gino Bartali narrata da Ubaldo Pantani
Sono tanti i personaggi che quest’anno vengono ricordati al Castiglioni Film Festival e anche tanti quelli che vengono con piacere a parlare di loro. La terza serata ha visto protagonista il comico Ubaldo Pantani, che per la Rai ha girato un documentario che racconta la storia di Gino Bartali, forse il ciclista italiano più conosciuto al mondo, Gino Bartali. Il campione e l’eroe.
Pantani, che ha sottolineato di non essere imparentato con Marco Pantani, anche lui famoso ciclista, nonostante il cognome, è salito sul palco del C.F.F. accolto dalla presentatrice e direttrice della manifestazione Rocchina Ceglia e dal giornalista e intervistatore della serata Alessandro Boschi. Nel salottino allestito per l’incontro con il pubblico, Pantani si è lasciato andare al racconto di ciò che è avvenuto durante le riprese dello stesso e le tante, tantissime coincidenze che sono emerse tra lui e Bartali, tra la sua famiglia e quella del campione.

Rappresentare e parlare di un uomo che non è stato solo il grande campione del ciclismo italiano, ma un uomo dal grande cuore che, durante la seconda guerra mondiale, ha avuto il coraggio di aiutare i tanti ebrei perseguitati, dando loro un rifugio e percorrendo in bici, più volte, la strada che da Firenze porta ad Assisi per portare documenti contraffatti che aiutassero gli ebrei a sfuggire agli arresti.
Questa storia, tenuta nascosta da Gino Bartali per tutta la sua vita, lo rende ancor di più personaggio di grande spessore. Uomo di valori, capace di grandi sacrifici, generoso, di quella generosità che non si aspetta mai nulla in cambio, poiché le cose si fanno perché ce lo chiede la coscienza, il nostro essere umani e non per avere un tornaconto.
Questa è la figura che Ubaldo Pantani ha delineato con particolare attenzione, provando a dare il giusto interesse e omaggio al documentario che ha raccontato di un uomo burbero, schivo, tenace, coraggioso, testardo, generoso, legato alla sua fede cattolica. Sempre lontano dalla politica, nonostante il periodo fascista e la guerra abbiano caratterizzato una parte centrale della sua vita, anche quella sportiva, fermandolo nel momento del suo massimo vigore atletico. Eppure è stato capace di riprendersi e di tornare a vincere quando ripresero le gare dopo la guerra.

Qualcuno potrebbe dire uomini d’altri tempi, uomini diversi, ma forse solo uomini capaci di seguire i propri desideri e le proprie convinzioni, mettendo in ogni azione e pensiero, sacrificio e impegno, legati all’amore per quello che facevano. Pantani ha poi arricchito la storia del campione con aneddoti vissuti dalla sua famiglia, come, per esempio, quello che vedeva protagonista lui da bambino, suo padre tifoso di Bartali, suo nonno di Coppi e il suo paese. Qui si era formato un circolo in onore di Bartali e, al momento dell’inaugurazione, a cui era stato invitato Bartali, il genitore mise accanto a lui, il nonno, anche se, alla fine dell’incontro, il nonno non aveva cambiato idea, per lui Coppi era il migliore.
Anche questa rivalità tra Bartali e Coppi, il secondo cinque anni più giovane del primo, rappresentava una trovata giornalistica che entrambi subivano, mentre nella realtà i due erano molto amici. Qualcosa che andava al di là della mera visione esterna di chi doveva cercare informazioni, anche scandalistiche, per poter scrivere qualcosa. Eppure Coppi e Bartali sono l’esempio che anche due persone così diverse tra loro, che vivono la propria vita con valori distanti, possono essere amici. Quante di queste singolari amicizie dovrebbero coinvolgere maggiormente il pubblico e le persone stesse, tanto da far apprendere, in particolare oggi, con le nostre mille paure dell’altro che ci appare sempre troppo diverso, che la convivenza è possibile con tutti.

Ubaldo Pantani è stato un bravo narratore, affascinando il pubblico che lo ha seguito con interesse e partecipazione, seguendolo e godendo di questi racconti attenti, mai stanco. Sarebbe stato meraviglioso poter prolungare la sua chiacchierata, dove è stato possibile ascoltare anche qualche sua piccola imitazione che ha divertito il pubblico. Nel salutare Pantani è salito sul palco il vicesindaco di Castiglion Fiorentino, Devis Milighetti, che gli ha consegnato un omaggio per la sua presenza al Castiglioni Film Festival.
Apprezzatissimo dal pubblico è stato anche il documentario Gino Bartali. Il campione e l’eroe, girato da Ubaldo Pantani, dove l’uomo e lo sportivo, narrato attraverso i ricordi degli amici, di chi ha lavorato con lui e dei figli, ha restituito la figura di, come citato dallo stesso Pantani, uno degli uomini più rappresentativi del suo tempo.





