Carmen Di Marzo racconta Il cuore inverso

Uno spettacolo sul coraggio e sulla fedeltà tra compagni

Al Teatro Vittoria di Roma il 28 e 29 ottobre andrà in scena Il cuore inverso di Nando Vitali con Carmen Di Marzo per la regia di Paolo Vanacore, con le musiche originali di Alessandro Panatteri, le scenografie di Alessandra De Angelis e i costumi di Red Bodò, produzione NoMade Film Srl. Lo spettacolo è dedicato alla memoria di Iole Mancini, ultima staffetta partigiana, deceduta il 2 dicembre 2024 all’età di 104 anni.

Si parla di Resistenza, di partigiani e staffette, di quello che è stato l’orrore durante la seconda guerra mondiale e che, troppo spesso, leggiamo e viviamo in modo asettico, ancora oggi. Parlare di ciò che è stato, analizzando attentamente i fatti e le dinamiche potrebbe aprire la strada a quella consapevolezza e poi riconciliazione con noi stessi e con i nostri padri e madri, per costruire un mondo migliore, più giusto. Testi del genere ci possono aiutare, perché l’animo umano, come le nostre scelte, non sono sempre libere, ma spesso legate ai nostri sentimenti, alle nostre emozioni.

Carmen Di Marzo, attrice di teatro e cinema, è la protagonista de Il cuore inverso, che racconta la storia di Lauretta, staffetta partigiana durante l’occupazione nazista. Lauretta è una giovane che si impegna per la libertà, ma anche per portare avanti la sua vita di donna e madre.

Ciao Carmen, ben tornata. Cominci questa nuova stagione teatrale al Teatro Vittoria di Roma con Il cuore inverso, di Nando Vitali. Come hai scoperto il testo e cosa ti ha spinto ad interpretarlo?

Erano anni che sognavo di portare in scena una donna partigiana e il tema della Resistenza, ma cercavo una strada senza tempo e che parlasse in modo potente alle nuove generazioni. Quando Nando Vitali mi ha proposto il suo splendido testo, ho capito che questo momento era arrivato e ho condiviso la decisione con la mia produttrice Veronica Drikes, il regista Paolo Vanacore e il Maestro Alessandro Panatteri, miei fedeli compagni di lavoro dal 2016.

Lauretta, la protagonista della pièce, è una giovane partigiana. Il testo è dedicato a Iole Mancini, che da giovane è stata staffetta partigiana. Non è la prima volta che porti in scena personaggi che si ispirano a storie vere. Cosa ti spinge a preferire ma anche ricercare tali storie?

Oltre ad essere attrice, mi sento sempre prima spettatrice e partire da storie vere amplifica molto la mia creatività e potenzia il rapporto col pubblico. I temi sociali sublimati attraverso l’arte possono lasciare un segno potente nella coscienza collettiva.

Come ti sei preparata per interpretare Lauretta?

Ho fatto un attento studio sulle donne partigiane e ho cercato di concepire al meglio il concetto di energia femminile, come valore e arma contro la barbarie e le discriminazioni. Senza il sostegno e il coraggio delle donne, la Resistenza non sarebbe stata la stessa.

C’è qualcosa di Iole Mancini che hai voluto sottolineare in questo testo?

Lo spettacolo omaggia Iole Mancini e le sue compagne, anche se non è uno spettacolo su di lei nello specifico. Sicuramente i valori più importanti che la mia Lauretta esprime e che cerca di onorare sono il coraggio e la potente cooperazione fra i partigiani. Una squadra impavida che con funzioni diverse, lavorava unita, perseguendo una visione alta e comune delle cose. Oggi più che mai dovremmo difendere la vita in questo modo.

A dirigerti c’è Paolo Vanacore, con il quale hai un ottimo rapporto professionale, poiché ti ha già diretta in molti spettacoli. Quali sono state le scelte e i consigli registici che ti ha dato?

Paolo è un autore e un regista sensibile. Lavoriamo insieme dal 2016 ed è per me non solo un grande professionista, ma un fratello. Sappiamo parlare di tutto. Affinità, proposte, ma anche divergenze creative. Quando ha ragione uno, l’altro è sempre pronto a fare un passo indietro. C’è una totale fiducia e credo sia questo il segreto di una collaborazione così lunga e duratura. In questo caso le scelte sono state ampiamente condivise e rivolte non solo alla memoria storica, ma anche all’importanza del nostro presente, sui cui poggia ogni futuro.

Protagonista della pièce, dicevamo, è Lauretta, ma anche la bicicletta che viene rappresentata in scena con ruota e catene, anche se queste ultime possono rappresentare sì le catene per le bici, ma anche quelle reali dei prigionieri o quelle della nostra mente, dei nostri pensieri. Quanto è importante la scenografia in uno spettacolo e quanto lo è, in particolare, in questo spettacolo?

Le intuizioni di Paolo Vanacore e della nostra bravissima scenografa Alessandra De Angelis sono state molto efficaci. Possono bastare pochi significanti oggetti mirati e la storia si materializza da sola. Credo che per realizzare uno spettacolo di livello non occorra spendere cifre spropositate o puntare sul sensazionalismo. La scenografia è una suggestione molto importante, ma deve esclusivamente centrare l’obiettivo della narrazione. Amo la cura delle piccole cose e non di quelle gratuite.

Cosa rappresentano oggi i racconti delle eroiche imprese delle partigiane e dei partigiani che hanno lottato per liberare l’Italia dal fascismo?

I partigiani rappresentano non solo la nostra storia, ma un’immagine di fedeltà ai propri compagni e ai propri valori che supera qualunque sopruso e violenza. Li immagino come una forza vitale che combatte non solo “contro” qualcosa, ma soprattutto “per” qualcuno.

E cosa ha rappresentato per te?

Ho capito di non dover mai dimenticare.

Grazie e in bocca al lupo!

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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