Ammazzare la moglie e il marito con un sorriso

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tratto dal libro-manuale di Antonio Amurri

Con la commedia “Come ammazzare la moglie o il marito senza tanti perché”, tratto dall’omonimo libro-manuale di Antonio Amurri, pubblicato nel 1974, libro ormai introvabile, si è aperta la stagione teatrale 2019-2020 del Teatro Caesar di San Vito Romano, primo di dodici spettacoli in programma sotto la direzione artistica di Ulisse Marco Patrignani.

Una commedia leggera dal tono ironico, che, rappresentata oggi, in un momento particolarmente pesante per le tante donne uccise o oggetto di violenza poteva sembrare quasi una provocazione. La compagnia di attori (Maddalena Rizzi, Andrea Murchio, Bruno Governale, Alessandra Cavallari), che l’ha portata in scena con la regia di Filippo d’Alessio, ha saputo rendere gradevole e gentile, accolta dal pubblico, accorso numeroso per questa prima rappresentazione, con risate e applausi nei vari passaggi in cui sicuramente sia molte mogli che mariti si potevano riconoscere e ridere di se stessi e delle loro manie.

Amurri nella quarta di copertina del libro scrive “Oggi, se non si ammazza la propria moglie (o il proprio marito) non si può parlare di matrimonio riuscito”. Il regista ci presenta un marito e una moglie che gestiscono una specie centro aiuto per coppie in crisi “Telefono Amico” a cui vari tipi di coppie si rivolgono per risolvere in maniera definitiva i loro problemi. Il libro di Amurri  pubblicato in un’Italia in cui i bambini “andavano a letto dopo “Carosello” (l’ultima puntata fu trasmessa 31 dicembre 1976), dove la televisione era ancora in bianco e nero, viene reso sul palcoscenico in una scenografia in stile anni sessanta come i mini sceneggiati del Carosello televisivo, dove tra uno sketch e l’altro dello spettacolo risuona la musica di Carosello e dove al posto del claim finale tipo “non ho mai usato la brillantina Linetti”, qui vediamo intervenire la coppia di Telefono Amico che dispensa consigli su come uccidere il proprio coniuge senza lasciare tracce, in una legge del contrappasso dantesco come nel primo sketch che ci viene presentato, quello del “Marito che ha sposato una donna superiore” ovvero come scrive Amurri di “un uomo spudorato che si serve dell’adulazione per fregare la moglie”. Il consiglio di Telefono Amico “la moglie, deve far credere di avere un amante, che non esiste”. Il marito al parossismo della gelosia ucciderà un uomo qualsiasi che la moglie, donna ingegnosa e crudele, gli avrà indicato. Il marito arrestato (“Caro ma cosa hai fatto, io quell’uomo non lo conoscevo neppure!”) e poi processo, galera, forse ergastolo e lei finalmente libera. Peccato aver sacrificato un uomo innocente…..innocente poi, chissà, è un uomo e comunque in qualche tresca sarà coinvolto sicuramente!

Questo è uno dei tanti tipi di mariti e altrettante mogli che vengono portate in scena come la moglie gassofoba, o il marito egocentrico.

Oggi in un teatro troppo spesso “televisivo”, in cui comicità e linguaggio si sono  dovuti adeguare a quel tipo di pubblico, la comicità elegante, priva di battute scurrili o di situazioni “hard”, che ci viene restituita da questa commedia, ricavata da un testo di un’epoca ormai scomparsa, un’epoca forse un po’ bigotta, ma che sapeva restituirci autori e lavori sicuramente che parlavano di situazioni reali, nelle quali lo spettatore poteva ritrovarsi, e magari, vedendo quelle coppie rappresentate sul palcoscenico, riconoscere le proprie manie, vizi e difetti, incomprensioni ed egoismi, nevrosi e riconoscendole come proprie e magari superarle.

Lo spettacolo, che gli attori riuniti nell’Associazione Culturale Seven Cults hanno portato in scena al teatro Caesar e che ha ottenuto un notevole successo di pubblico, è il primo di dodici spettacoli che vedrà il palcoscenico del rinnovato Teatro Caesar di San Vito Romano impegnare diverse compagnie fino al 24 maggio.

Il prossimo spettacolo in programma il 1 dicembre sarà “Credici ancora prof” per la regia di Luigi Pisani: il ritorno nella sua terra d’origine, Napoli, di un insegnante che crede nel potere dei sogni, e che privarne un bambino è la cosa più crudele che gli si possa fare.

Il direttore artistico Patrignani con la programmazione 2019-2020 vuole offrire al pubblico, proveniente non solo dai comuni limitrofi, ma anche da Roma, un cartellone che possa soddisfare l’interesse di spettatori curiosi di vedere testi di vario genere: si è iniziato con una commedia dall’ironia gentile e garbata ma sono previsti testi anche drammatici, di impegno, sentimentali, compreso anche un musical dedicato a Francesco (il 23 gennaio 2020).

Oltre al biglietto per singolo spettacolo (ordinario 13.00 euro, ridotto 10.00) euro), si può sottoscrivere un abbonamento speciale a 5 spettacoli, al prezzo di 50.00 euro, o a 6 spettacoli, al prezzo di 60.00 euro.

Oltre agli spettacoli teatrali, prosegue anche l’iniziativa di “Un libro a Teatro” che, dopo il successo della presentazione del libro di Stefania Zecchi “Pasolini. Massacro di un poeta”, prosegue  il 14 novembre con la presentazione del libro di Francesca Nunzi, Quei due nel mio orecchio: “Un racconto che nasce come per magia, come un segno, un passaggio. Era il 26 aprile del 1996, mi trovavo a Milano per lavoro. Sapevo già da un po’ che mio padre stava molto male, ma certo non immaginavo che sarebbe morto la mattina seguente: il 27 aprile. Così in piena notte del 26, fui svegliata da un istinto improvviso di scrivere di getto un breve racconto e nacque “Quei due nel mio orecchio”. Qui c’è la mia infanzia, ci sono le mie paure, i miei amici veri ed immaginari, c’è la mia fantasia, la mia famiglia, ma soprattutto c’è lui… il mio papà, che con la sua magia prima di andarsene mi ha consegnato una storia come ha sempre fatto quando era in vita. A lui voglio dedicare il mio racconto e spero che tutti i bambini abbiano almeno un genitore così!”.

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