Amore sesso e altri emoticon, il nuovo libro di Mariano Lamberti

Mariano Lamberti

racconta di chat, di Lingua e sì, anche di letteratura

Lo scrittore Mariano Lamberti ha presentato il suo ultimo libro “Amore sesso e altri emoticon” che racconta di chat, di Lingua e sì, anche di letteratura. Una visione della nostra società, ricca, ormai di social e piccoli messaggi, che ci riempiono la vita e di cui non potremmo farne a meno. Per capire di cosa parli il libro, abbiamo voluto rivolgere a Lamberti alcune domande.

– La chat è diventata ormai, una sorta di scuola del linguaggio, difficile per chi non ne conosce le regole …

Come dice nell’epigrafe del libro Ferdinando De Saussure, “il linguaggio è l’aspetto personale, creativo, in qualche il proprio contributo artistico, alla formazione della Lingua, quella rituale che tutti noi usiamo per comunicare in contesti pubblici e ufficiali“. Il linguaggio delle chat è divenuto a tutti gli effetti, un codice di comunicazione vero e proprio, un inconscio collettivo, una lingua sacra per adepti. Io ho provato a farlo diventare letteratura seppur in maniera scanzonata.

Da dove nasce l’esigenza di scrivere un libro che ne riproponga le caratteristiche?

Anzitutto mi divertiva molto l’idea di assumere così tante identità diverse: sono ventiquattro personaggi per dodici racconti che si danno la staffetta come in un moderno girotondo scnizzleriano: si va dal teenager in cerca di uomini maturi, alla milf che deve confrontarsi con un fanatico del Bondage passando dal prete sessuomane fino allo scrittore solitario che scrive di chat nel suo romanzo, mentre ne è un accanito fruitore.

Ha attinto molto dalla sua vita personale e privata, oppure evita costantemente la chat di qualsiasi
social?

No, non le evito per niente, anzi usandole le studio: a volte ne sono vittima a volte le domino, dipende dal mio stato vitale; in generale credo che sia un efficace strumento di osservazione su come si stia evolvendo la Lingua.

– Parlavamo di linguaggio e di cambiamento. Sicuramente non può essere un’evoluzione, ma sembra che le parole, ridotte ai minimi termini, riprendano la nostra vita quotidiana, sempre più in corsa e meno attenta alle sfumature. Si ritrova in questo?

Trovo stimolante tutta la ritualità degli emoticon che riassumono un concetto, un’emozione, uno stato d’animo; le parole un po’ storpiate poi mi fanno ridere e affascinano. Il linguaggio è appunto una materia viva, una tavolozza pronta ad esplodere, non è un corpo eterizzato e dissezionato come spesso è la lingua degli scrittori.

– Accolto dalla critica in modo positivo, ma cosa le viene recriminato in questo libro?

È ancora un po’ presto per parlare di critica perché il libro non è ancora di fatto uscito ma certo le reazioni della gente sono molto positive. C’è chi si diverte molto, chi riflette, chi si fa prendere dalle storie e chi se ne discosta nauseato da questa sbornia di amore sesso e altre emoticon appunto.

– Per chi lo ha scritto?

Per me anzi tutto: mi divertiva molto l’idea di scrivere dialoghi, velocemente senza riflettere, ne da impreziosire quasi come un flusso di incoscienza. Certo mi piacerebbe che l’utilizzatore finale fosse un vasto pubblico al di là di ogni genere ed età.

Ci sono momenti in cui vorrebbe eliminare la possibilità di chattare o la vede una cosa
irrinunciabile?

Chattare va bene, è ormai qualcosa che somiglia sempre di più alla chiacchiera di un tempo. Certo i messaggi vocali stanno diventando un po’ troppo invadenti, stanno sostituendo la comunicazione telefonica, che al confronto è già qualcosa di molto piu umano. Credo, forse anche un po’ retoricamente, che riprendere a vedersi e a chiacchierare senza cellulari sia qualcosa di molto bello e auspicabile.

– Chi chatta di più, i ragazzini o i quarantenni?

Indubbiamente i ragazzini vivono in completa simbiosi con il cellulare, è il loro abcedario emotivo, quasi un amico immaginario con cui da bambini parlavamo, per cui credo siano loro i maggiori fruitori delle chat.

Cosa rende particolare questo tipo di linguaggio e cosa riesce ad ispirare?

Mi piace molto l’idea che si possa riassumere concetti profondi e stati d’animo con dei segni o delle semplici lettere: ricordo uno per tutti il celebre tvb, il modo di dire ti voglio bene dei timidi, o pensa semplicemente all’uso dei semplici punti esclamativi o interrogativi per manifestare una contrarietà o soddisfazione… mi affascina molto! È un po’ come un trailer rispetto a un film di tre ore o un aforisma rispetto un libro intero o il titolo di un’opera misteriosa che spiega e induce a riflessioni sull’opera stessa.

– Si potrebbe scrivere un trattato sull’argomento, lei ha scritto un libro di circa 150 pagine…

Certo che si potrebbe scrivere un trattato anzi più di uno… io ho scritto un libro che non giudica né si distanzia dall’argomento, ma lo vive e ci partecipa in pieno. Chi finora l’ha letto si è lasciato molto coinvolgere dalle situazioni assurde e grottesche che si creano nei racconti, ma mi hanno anche comunicato una sorta di disagio per tutta questa realtà alienata, un fondo di divertimento amaro quasi, come se tutto quel brodo primordiale di linguaggio, afasia, incapacità di scrivere e comunicare bene, non gli appartenesse. Invece credo appartenga a tutti oramai, che fatalmente si stia radicando nell’inconscio di ogni persona.

Ringraziamo Mariano Lamberti per averci dedicato il suo tempo e vi suggeriamo di dare uno sguardo a questo libro, Amore sesso e altri emoticon, per guardare con occhi diversi le chat.

Sissi Corrado

Responsabile del Blog Interessi tanti: lettura, scrittura, teatro, cinema, musica, arte, collezionismo, sociale, ecc.

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