Angelo Pinci: Iconografia di Sant’Agapito, Martire Prenestino

Presentato a Palestrina il nuovo libri di Angelo Pinci 

La storia dell’uomo, e del cristiano in particolare, è fatta di parole ma anche di immagini. La religione cristiana è arrivata fino a noi non solo attraverso la Bibbia (la parola di Dio) ma anche, e per molti secoli direi, soprattutto per le immagini che di essa ne davano una rappresentazione. I cicli pittorici, che spesso troviamo nelle nostre chiese vengono definiti “Biblia Pauperum” (la Bibbia dei poveri), erano ritenuti una modalità di educazione per i fedeli analfabeti (molti ce ne erano nel passato) e poiché oggi l’analfabetismo è stato debellato, il ciclo pittorico (pensiamo agli affreschi di Assisi, o per rimanere a noi più vicini a quelli della Cattedrale di Sant’Agapito di Palestrina) è giudicato superato, inutile. Ma in realtà il valore, allora come ora, della Biblia Pauperum sta non solo nel riportare la narrazione biblica, o per estensione, la vita dei santi e dei martiri, a quella semplicità e immediatezza di fruizione visiva, ma soprattutto attraverso il fascino dell’espressione artistica significare tutto il carico di attualità, quando a quelle immagini noi ci accostiamo, sia perché le riteniamo messaggi di fede o semplicemente una espressione della genialità dell’uomo.

E allora il libro di Angelo Pinci “Iconografia di Sant’Agapito Martire Prenestino”, pubblicato a cura della Parrocchia di Sant’Agapito di e dal Comitato Pro Sant’Agapito, in occasione della ricorrenza delle festività per Sant’Agapito (18 agosto 2021), rappresenta un utile strumento per conoscere come il nome del Santo, attraverso la sua rappresentazione, si sia diffuso nel mondo.

Con certosina pazienza Angelo Pinci ha raccolto “testimonianze” nelle sue varie forme (iscrizioni, busti, immagini, medaglie, quadri, icone, ecc.) del santo Agapito in ogni parte del mondo. Spesso nelle nostre visite “turistiche” nelle chiese ci soffermiamo sulla bellezza dell’opera d’arte, nel libro di Pinci ne troviamo molte, ma raramente andiamo oltre l’immagine, cercando in quelle storie, in quei volti, le storie di vita che quelle opere rappresentano.

Agapito, il giovane fanciullo martirizzato per la propria fede, vissuto nel terzo secolo dopo Cristo, come vediamo ad esempio nel quadro “Decapitazione di Sant’Agapito” di Anonimo del 1708, una delle tante immagini del libro, ci porta immediatamente al nostro presente ai tanti missionari uccisi, e qualche volta decapitati, in tante parti del mondo dall’Africa, all’Asia all’America Latina, ma anche per rimanere in Italia, ai tanti don Diana, Don Puglisi, uccisi perché testimoniavano la presenza del Cristo in territori dove lo Stato era assente e dominavano le organizzazioni criminali. La loro testimonianza, come quella di Agapito, voleva contrastare la diffusione della cultura mafiosa, come quella di Agapito voleva opporsi alla soppressione del culto cristiano da parte di Aureliano, che voleva erigere il culto del Dio Sole Invitto a culto ufficiale dello Stato, così come la mafia e le altre organizzazioni criminali vogliono imporre la loro “cultura”.

Il libro di Pinci è un utile strumento per restituirci, attraverso le tante immagini tutta la forza ideale che un giovinetto mise in campo contro un’autorità statuale oppressiva. Un atto di ribellione che pagò con la vita.

Un messaggio che dovrebbe, sebbene i fatti narrati siano avvenuti secoli fa, parlare ancora ai nostri giovani, e non solo alle “pie donne”. È un messaggio, che ancora oggi ci parla, della sua relazione con Dio, e Agapito ci indica il senso di quella  relazione e del praticare ideali “forti” in un mondo dove tutto sembra “liquido”. Per il giovane Agapito, come dovrebbe essere per tutti i giovani, il Vangelo era energia di vita, così come per i nostri giovani, vedendo il suo martirio, ovvero la sua testimonianza di fede, vivere e condividere i valori dell’oggi, che papa Francesco, non si stanca mai di indicarci: dalla solidarietà, all’accoglienza, all’uguaglianza, ma soprattutto nell’avere valori positivi. Oggi in un mondo attraversato da violenza e guerre, dove spesso le religioni diventano alibi per imporre la propria visione politica ed economica del mondo, abbiamo bisogno di tanti “giovani Agapito” che con la loro testimonianza offrano la loro vita, in senso figurato, anche se in molte parti del mondo vediamo giovani uccisi per i loro ideali, per un mondo migliore.

Angelo Pinci ci restituisce attraverso le immagini del suo libro la figura di questo martire cristiano, testimone di una fede che ha attraversato i secoli e che è giunta a noi, con tutto il suo carico di storia. L’importanza del libro sta proprio nel raccontarci come il martirio di un giovane di tre secoli fa può ancora avere una lettura attuale. Soprattutto oggi che assistiamo a letture del Vangelo, come del Corano, che seguono una ideologia personale e sfociano poi nel fondamentalismo, di cui non è esente neppure il cristianesimo.

Dobbiamo invece richiamarci a figure come Agapito che della fede è stato testimone fino al sacrificio: “Fino a quando, Signore, invocherò il tuo aiuto senza che mi ascolti e urlerò la violenza imperante senza che Tu venga a salvarmi?”. Il profeta Abacuc esige una risposta da Dio e fino a che non l’avrà si mette di “sentinella sulla fortezza, sta all’erta per vedere cosa gli dirà il Signore, che cosa risponderà ai suoi lamenti” (Ab 2,1).

Così Agapito si è fatto sentinella di valori e ideali che i nostri giovani dovrebbero recuperare per sconfiggere quel “male oscuro” che allora si chiamava Aureliano e che oggi si chiama indifferenza.

Agapito, e le immagini del libro di Pinci ne danno testimonianza, ci mostra come sia stato “chiamato” a realizzare la propria vita, come quella di Gesù, fino all’estremo sacrificio, non per una spinta individuale, ma per assumere su di se il fardello dei fratelli e sorelle.

È questo il messaggio di Agapito. È questo il messaggio di Papa Francesco.

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Roberto Papa

“Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”. (Bertold Brecht)

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