Antonello Loreto, Regina Blues

Regina Blues, il libro di Antonello Loreto presentato a Palestrina

Venerdì 23 luglio, il Circolo Culturale Prenestino Roberto Simeoni di Palestrina, ha presentato, prima della pausa estiva, il libro di Antonello Loreto, Regina Blues, edito nel 2018 per la Edizioni Progetto Cultura. La presentazione si è svolta presso il Chiostro della Cisterna a Castel San Pietro Romano, uno dei Borghi più belli d’Italia, a 30 km da Roma. Questa è l’introduzione alla presentazione del libro.

“Il libro che presentiamo questa sera parla di una città, di una partita di pallone, e di un evento che cambierà la vita di 22 ragazzi. Regina è una città, immaginaria, ma poi mica tanto. La partita riguarda la partita più importante del campionato la finale fra i Santi ovvero gli studenti del liceo classico e gli Eroi, gli studenti del liceo scientifico. L’evento…beh lo scoprirete durante la serata.

La mattina della partita i 22 ragazzi vivono ciascuno un tratto della loro vita e in quel tratto ci sono le ragioni che li hanno spinti a mettere piede su un campo di calcio per la partita più importante del campionato, la finale, ma che la vita con i suoi imprevisti si incaricherà di fermare su di un calcio di rigore.

In quella partita ogni giocatore porterà i desideri, le paure, le frustrazioni che accompagnano la loro vita: la voglia di successo, la vendetta verso un rivale in amore, sentirsi realizzati o semplicemente attirare l’attenzione di una ragazza. Quel pomeriggio, ma loro non lo sanno, giocheranno due importanti partite. Quella di calcio dove sono loro gli attori e su di loro sentono tutti gli occhi puntati. E la partita della vita dove saranno spettatori di un evento che porrà fine alla loro spensieratezza e che li trasformerà in adulti, consapevoli che basta una frazione di secondo a cambiarti la vita e a farti provare la sofferenza.

Però sia la partita di calcio che quella della vita si interrompono su di un calcio di rigore… un momento della partita in cui i calciatori si dovranno assumere la responsabilità del trionfo o della sconfitta ma sapendo anche che un calcio di rigore è solo un momento di una partita, ma che c’è un partita ben più importante da giocare, quella della vita, come quel rigore cantato da De Gregori nella “Leva calcistica del ‘68”:

Ma Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall’altruismo e dalla fantasia

E come dicono i due allenatori:

E allora il Panza e il Pelato, i due allenatori negli spogliatoi incoraggiano i propri ragazzi, ma ricordano loro che quella è una partita di pallone “questa è soltanto un’occasione. Un’occasione importante certo. Ma siete giovani. La vita vi metterà davanti alle sfide vere” quasi anticipando quello che sarebbe accaduto da lì a poco”.

Antonello Loreto nella prima parte del libro “La Mattina” ci fa conoscere questi ragazzi, ragazzi come possono essere i nostri figli e nipoti: con il cuore che batte per una compagna o un compagno di scuola, con i sogni di diventare un musicista o un ballerino di tango, con le loro debolezze per gli spinelli, con i loro contrasti famigliari, con l’idea che attraverso il rischio, come metter su una bisca, si possa svoltare

Poi, nella seconda parte, c’è il racconto della partita, giocata e interrotta quando “Il cielo si oscura, la terra lancia un urlo agghiacciante”.

E infine la terza parte, quella che ci mostra il dolore che ci può portare all’improvviso la natura una madre, che ci da la vita, ma che ce la può anche togliere improvvisamente, che ci può dare amore ma anche sofferenza. Ma quelli che restano con la loro sofferenza devono poi trovare una ragione per riscattarsi.

Regina Blues non è solo un libro da leggere, ma anche da ascoltare per i tanti rimandi musicali che troviamo sparsi nelle varie pagine del libro. E allora mentre il fruscio del vinile ci fa da sfondo ascoltiamo i Duran Duran i Deep Purple i CCCP, i The Smiths e con tutti i rimandi musicali presenti, potremmo farci una nostra originale paly list.

Lascerò ad Antonello di decidere se svelare il segreto di quando “Il cielo si oscura e la terra lancia un “urlo agghiacciante” che trasforma tutto. Ed è proprio in quel momento che la prosa del libro vira su una riflessione, quasi una preghiera per la città ferita, per un amore spezzato, al tempo di blues.  

Il blues, un tempo che indica uno stato di sofferenza, tristezza malinconia. È questo il blues che rimanda al titolo, un blues che non è solo genere musicale, ma che a Syd il narratore gli ricorda una poesia di Wystan Auden “Funeral Blues”. Dice Syd “E allora voglio provare a recitarla a mio modo, come degno commiato” di un amore che se ne è andato troppo presto. Antonello nel libro non riporta la poesia, perché sarà Syd a parafrasarla in onore delle persone e dei luoghi che si sono persi per sempre. L’unica testimonianza che resta su questa terra sono le parole dei poeti e allora proviamo a leggere Funeral blues pensando ciascuno di noi a ciò che ha perso e di cui sente la mancanza:

FUNERAL BLUES
Fermate gli orologi, tagliate i fili del telefono,
regalate un osso al cane affinché non abbai
facciano silenzio i pianoforti e tacciano i risonanti tamburi
che avanzi la bara, che vengano gli amici dolenti.

Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo

E scrivano l’odioso messaggio: Lui E’ Morto,
guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni
e fate che i vigili urbani indossino lunghi guanti neri.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est e l’Ovest,
la mia giornata di lavoro e la mia giornata di festa,
il mio mezzogiorno, la notte, il mio dire, il cantare;
credevo che l’amore fosse eterno: era un’illusione.

Offuscate tutte le stelle, perché non le vuole più nessuno

Buttate via la luna, tirate giù il sole

svuotate gli oceani e abbattete gli alberi

perché da questo momento niente servirà più a niente.

La terza parte del libro intitolata Il referto racconta di una Regina “vent’anni dopo”. E qui la partita di calcio interrotta, riprende con una partita ben più importante: quella della vita. E come in una partita di calcio, dove fino all’ultimo, niente è perduto, così nella vita si deve continuare a lottare perché dopo una caduta abbiamo il dovere di risollevarci. Così nella parte finale del libro le storie dei ventidue ragazzi ci mostreranno chi quella sfida l’ha vinta, vincendo la morte e potranno ricostruire la loro vita con la speranza di un futuro. Per qualcuno la morte si è portata via la vita di una persona amata “perché lui non aveva niente da dire. Non aveva più niente da dire. Non aveva più voglia di dire alcunché”, e chi resta si chiederà “se si poteva fare qualcosa per salvarlo?” o accontentarsi di un biglietto in cui si rivolgeva a lui con un tenero e struggente saluto. E allora a Syd, il narratore e arbitro, Syd che fu il compagno di Nico, lui che continuerà a vivere, non rimarrà che il ricordo di quei momenti felici quando aveva letto a Nico una frase tratta da Late night, una canzone di Syd Barret. Come Syd il narratore, un nome che spesso ricorre nei romanzi di Antonello:

Quando oggi mi sono svegliato
E tu non c’eri a giocare
Ho desiderato essere con te
Quando mi hai mostrato i tuoi occhi
Amore bisbigliato ai cieli
Ho voluto stare con te
Dentro mi sento solo e irreale
E il tuo modo di baciare sarà sempre
Molto speciale per me
Chi rimane cerca di riappropriarsi della sua vita, anche se il ricordo del passato non può scomparire. Ma la vita continua, consapevoli che ogni minuto vada vissuto come se fosse l’ultimo e allora ascoltiamo le ultime parole di Syd, che chiudono il libro:

“E nonostante, come accade nella vita, si rincorrano cose belle e brutte, destini felici e non, storie normali e cervelli inquieti, sopporto con fastidio un senso di amaro in bocca. So perfettamente che dovrò farci i conti per il resto dei miei giorni. Non vorrei rassegnarmi a questo punto interrogativo che, in modo indecente e spudorato, mi ronza sempre nel cervello: “Perché?”

“E’ la domanda che, ad ogni tragedia, ci facciamo dentro. Ed è la più terribile, perché è sempre una domanda senza risposta”.

Ma anche se Regina ha vissuto un dramma che ha lasciato i segni non solo su una città ferita ma soprattutto su quei 22 ragazzi, il romanzo vuole essere un segnale di speranza e di futuro “ricordiamo a tutti quale era il fascino della nostra città e quale tornerà ad essere”

E se la musica ha fatto da colonna sonora per tutta la durata del racconto, la musica non poteva mancare a chiudere le storie di questi ragazzi di Regina, perché come ci dice Nada:

e tutta la vita

gira infinita

senza un perché”

Ma un libro come questo di Regina Blues attraversato da un indicibile dolore che comunque cambierà la vita di tutti i protagonisti, lascia comunque un messaggio di speranza attraverso Zia Benedetta, una delle due donne, l’altra è la donna misteriosa, forse la morte, che ci dice che “il tempo non vissuto non si può vivere”

“non sprecate il vostro tempo. Potrebbe arrivare il giorno in cui, voltandovi indietro, potreste pentirvi di quello che avete perso e che nessuno vi restituirà mai. Allora impegnatelo nella maniera più proficua possibile, spremetelo”

Benedetta, zia Benedetta.

 

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Roberto Papa

“Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”. (Bertold Brecht)

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